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Calvinismo

A Ginevra si svolse l’attività di Giovanni Calvino, un francese, inizialmente luterano, che fuggì dalla patria per evitare la repressione attuata dal re Francesco I. Già nel 1536 egli aveva pubblicato un testo, "l’Istituzione della religione cristiana", con cui dava un impianto della stessa dottrina luterana, approfondendo il tema della predestinazione. Calvino traeva però dalla dottrina della doppia predestinazione diverse conseguenze. Mentre per Lutero l’individuo non collabora alla propria salvezza e quindi giustifica i propri peccati come volontà divina, fornendo una morale passiva, per Calvino il credente non doveva rassegnarsi al proprio destino, ma ricercare dentro di sé i segni della sua appartenenza alla schiera degli eletti, predestinati alla salvezza. Questa ricerca attiva doveva operarsi nella vita quotidiana e il successo personale e il lavoro ben eseguito erano segni che l’individuo dava buoni frutti poiché era nella grazia di Dio. Per il calvinismo la vocazione di ognuno si legava in positivo con la predestinazione, dando vita a una nuova etica del lavoro. È infatti una morale che vedeva l’arricchimento come occasione per fare opere buone.
Molti studiosi videro nella morale calvinista il modello di vita del buon borghese. L’arricchimento personale volto a vantaggio di uno scopo sociale avrebbe sostenuto lo sviluppo della borghesia, ma poiché quest'ultima si era sviluppata anche in zone non calviniste e viceversa, il calvinismo poteva essere considerato solo una concausa dello sviluppo della mentalità capitalistica. Calvino fece di Ginevra una città-stato soggetta all’autorità di un concistoro, assemblea di dodici laici, anziani o presbiteri e cinque pastori, che controllava la vita sociale, politica e religiosa della città. Egli abolì tutte le forme di manifestazione di lusso e divertimento. L’importanza di questo movimento derivava dal far prevalere la Chiesa sullo stato, a differenza del luteranesimo dove avveniva il contrario, dall’affermazione della libertà di coscienza rispetto agli obblighi civili e dal fatto che i membri delle assemblee cittadine e del concistoro venissero eletti e riconosciuti dal basso, dalla comunità dei fedeli. In questo senso il tipo di società era tendenzialmente democratica, ma non c’era ancora libertà di pensiero o di parola.
Ginevra era diventata il punto di riferimento per coloro che erano perseguitati dagli altri stati, ma Calvino non accettava manifestazioni in contrasto con le leggi della città o la messa in discussione dei dogmi fondamentali cristiani. Michele Serveto, uno dei più grandi uomini di cultura del tempo, mise in discussione il dogma della trinità e si recò a Ginevra proprio per discutere con Calvino di questo. Calvino lo fece processare e condannare al rogo come eretico. In questo senso egli impedì la formazione di sette e come Lutero mise un freno alla libertà di ciascuno di avere una propria posizione di coscienza in contrasto con i dogmi fondamentali. Il calvinismo ebbe successo in Scozia e in Francia, dove malgrado la pena di morte per gli eretici, si contavano diversi pastori ugonotti, termine con cui venivano indicati i calvinisti francesi dal tedesco Eidgenosse, cioè confederato. In Germania, ostacolato dal luteranesimo, che invece soppiantò in Ungheria, si diffuse in alcuni principati del Reno e nel Palatinato.

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