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Aztechi: le quattro ere dell'umanità

La concezione del mondo atzeca era caratterizzata dalla precarietà cosmica. Secondo la loro visione, la storia del mondo era passata attraverso quatto ere nel corso delle quali l'umanità aveva subito catastrofi diverse: (1) divorata dai giaguari, (2) trasformata per magia in scimmie, (3( sommersa da una pioggia di fuoco, infine (4( cancellata da un diluvio.
Per rimandare la quinta catastrofe era necessario nutrire il Sole di sangue umano.
Non a caso, secondo gli Aztechi, gli obiettivi fondamentali della guerra erano lo sfruttamento delle popolazioni assoggettate e la possibilità di catturare prigionieri da sacrificare agli dei.
La guerra era quindi un dovere religioso, l'immagine della lotta cosmica tra Bene e Male. Se non vi erano guerre in corso, si combattevano guerre sacre fra gruppi di Aztechi, senza spargimento di sangue, ma sempre con la cattura di prigionieri destinati al sacrificio. Le vittime venivano condotte in cima alle piramidi sacre (teocalli) dove i sacerdoti strappavano loro il cuore, che veniva sfregato il segno di omaggio sulle statue degli dei. Anche l'esistenza individuale non sfuggiva alla percezione di un destino negativo. Gli Aztechi pensavano che la vita di ogni uomo fosse rigidamente determinata, come si poteva apprendere nel Libro dei destini: un complesso calendario di 260 giorni che solo indovini specializzati erano in grado di leggere. L'uomo che non si adeguava alle leggi che regolavano il destino, sarebbe stato inviato in una sortia di inferno (il Miotlàn), il più profondo dei nove mondi che si trovavano sotto la Terra.

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