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la Francia e il regno di Luigi XIV detto Re Sole

Assolutisimo di Luigi XIV

Re Luigi XIV

Monarchia francese

La vittoria conseguita con la Guerra dei trent'anni rafforzò il potere della Francia e quello del re, considerato sovrano «per diritto divino» e che godeva, in particolare, di tre prerogative: disponeva di un esercito permanente, esercitava la giustizia e fissava le imposte in tutto il regno. Tuttavia egli doveva osservare qualche limite: al momento dell'incoronazione doveva giurare di rimanere cattolico, di non dividere il regno e di battersi per la felicità dei sudditi. Era tenuto a far accettare le sue decisioni dai parlamenti, a convocare gli Stati Generali in caso di disordini e a seguirne i suggerimenti. Inoltre, doveva rispettare gli Stati provinciali e non interferire nell'autonomia delle città.

Richelieu, il difensore del potere monarchico

Il re Luigi XIII, quando diventò maggiorenne, si trovò a fronteggiare due gravi minacce per la sua autorità: la pretesa dei nobili di partecipare al governo della Francia e l'opposizione degli ugonotti. In quelle difficili circostanze nominò Primo ministro il cardinale Richelieu, fermo sostenitore del potere assoluto della monarchia, una forma di governo detta assolutismo.
Prima di tutto, Richelieu s'impadronì della roccaforte dei protestanti francesi, La Rochelle (difesa anche dagli Inglesi alleati degli, ugonotti), quindi punì l'aristocrazia distruggendone alcuni castelli. Infine, aumentò le imposte e stroncò ogni tentativo di rivolta popolare.

Mazarino contro la nobiltà

Prima di morire (1642), Richelieu scelse il suo successore alla carica di Primo ministro nella persona di un altro ecclesiastico, il cardinale italiano Giulio Mazarino, gradito sia a Luigi XIII, sia alla moglie Anna d'Austria quando divenne reggente in nome del figlio bambino, il futuro Luigi XIV. Anche Mazarino si rivelò abilissimo nel consolidare il potere della corona, fronteggiando con successo un movimento di opposizione organizzato dai nobili contro il potere assoluto del re (Rivolta della Fronda, 1648-1653).

Assolutismo: L'espressione "assoluto", che significa "libero da legami", viene riferita a quella forma di monarchia in cui il re non è legato al rispetto di alcuna legge, in quanto la sua stessa volontà è legge: egli è libero da qualunque vincolo e concentra nella sua persona il pieno potere.

L'idea di sovranità assoluta si contrapponeva a quella di sovranità feudale in quanto, durante il Medioevo, l'autorità del re era limitata dai privilegi che il re stesso aveva concesso ai feudatari. L'unica legge a cui il sovrano assoluto si sentiva vincolato era quella divina, che gli imponeva di professare la vera fede cristiana e di proteggere la Chiesa.
La monarchia assoluta si affermò in Europa tra il XVII e il XVIII secolo ed ebbe in Francia la sua più completa
realizzazione.

La presa del potere di Luigi XIV Il Re Sole

Finché Mazarino fu in vita, Luigi 14, noto anche come Re Sole non ebbe nessuna parte nel governo della Francia, ma nel 1661, alla morte del cardinale, il sovrano ventitreenne decise di assumere direttamente il potere e di governare in prima persona senza valersi di un Primo ministro.
Come tutti i sovrani francesi, Luigi XIV si considerava "luogotenente di Dio in terra". Come tale non doveva render conto delle sue azioni a nessuno, e perciò non convocò mai gli Stati Generali (la loro ultima convocazione risaliva al 1614) e soppresse il diritto di opposizione dei parlamenti.
Di qui la scelta del Sole, immagine di splendore, quale simbolo del suo potere, e il soprannome di "Re Sole".

La politica assolutistica

Il sovrano disponeva di tutti i poteri e prendeva ogni decisione autonomamente. Al sicuro da qualsiasi opposizione, Luigi quattordicesimo riuscì a costruire e a gestire un'organizzazione centralizzata di piccole dimensioni ma molto potente, insieme ad un solido controllo delle province, capace di annientare eventuali ribellioni locali.

Per le decisioni più importanti, il re si faceva assistere da una serie di Consigli e da alcuni ministri di sua fiducia, reclutati, non in quanto appartenenti alla nobiltà (come avevano fatto i suoi predecessori), ma in base alle loro competenze. Tra questi spiccava il ministro delle Finanze, Jean Baptiste Colbert, coordinatore degli intendenti. Gli intendenti erano funzionari con il compito di applicare le decisioni del re e di sorvegliare gli affari finanziari e giudiziari.

L'intolleranza religiosa

Anche la politica religiosa di Luigi XIV rifletteva il suo assolutismo. Nei confronti della Chiesa di Roma egli proclamò la propria indipendenza religiosa nominando i vescovi per assumere nuova autorità sul clero e, attraverso di esso, sui sudditi cattolici. Al tempo stesso, temendo che la divisione religiosa del Paese potesse trasformarsi in divisione politica e quindi in fonte di ribellione, già nei primi anni del suo regno si adoperò per ostacolare i protestanti sopprimendo le loro scuole e aumentando le tasse. Per ottenere la sottomissione degli ugonotti all'autorità sovrana, il ministro della guerra, Louvois, insediò dei soldati nei loro territori, con l'ordine di maltrattarli, comprarne la conversione al cattolicesimo e costringerli a conversioni in massa.
Infine Luigi quattordicesimo giunse a revocare l'Editto di Nantes (1685) grazie al quale i templi protestanti vennero distrutti e il culto fu vietato. Molti protestanti furono costretti a fuggire nell'Europa del Nord o dell'Est o addirittura in America, mentre alcuni gruppi tentavano invano di ribellarsi.

Il marcantilismo: la ricchezza delle nazioni

Nel XVII secolo si riteneva che la ricchezza di una nazione dipendesse dalla quantità di metalli preziosi di cui era in possesso: perciò bisognava impedirne l'uscita e favorirne l'entrata. Questa politica economica, che si chiama mercantilismo, si basava soprattutto sul commercio estero, considerato il principale strumento di arricchimento in quanto permetteva di acquisire moneta a danno degli altri Stati.

Il protezionismo

Luigi XIV praticò compiutamente il mercantilismo limitando le importazioni e facilitando le esportazioni. Raggiunse il primo obiettivo con l'imposizione di dazi e imposte (protezionismo), il secondo con l'aumento della produzione industriale. A questo scopo attirò in Francia imprenditori stranieri e fondò molte manifatture statali che impiegavano centinaia di operai (di tappezzerie a Parigi, di seta a Lione, di porcellane a Sèvres, di pizzi a Chantilly, di acciaio a SaintEtienne). Le manifatture dovevano rispettare un preciso regolamento di fabbricazione affinché i prodotti fossero di alta qualità e quindi facilmente esportabili.

Profitti e spese

Intanto il ministro Colbert realizzava un piano sistematico per migliorare la struttura finanziaria e fiscale del Paese, disciplinando tutte le attività private in base a severe norme statali. Contemporaneamente, per sviluppare il commercio, fece costruire canali, rafforzare porti, creare compagnie di commercio. Diede, inoltre, impulso all'agricoltura e attuò un vasto programma di opere pubbliche. Il denaro così procurato doveva alimentare le attività produttive e agricole, ma

in realtà serviva in gran parte a sostenere i costi della corte e le spese militari, dato il permanente stato di guerra in cui la Francia si trovò durante il regno di Luigi 14. Tutto ciò, unito al fatto che la moneta circolante continuava a scarseggiare, limitò molto l'efficacia del mercantilismo.

La politica militare: la volontà di potenza

Durante i 54 anni di regno di Luigi quattordicesimo, la Francia ne trascorse 29 in guerra. Desideroso di vittorie, il re voleva consolidare la propria gloria e la propria autorità all'interno e all'estero e, al tempo stesso, estendere i suoi domini. Preso il potere, il sovrano mise a punto una serie di riforme in campo militare che abolirono la vecchia leva nobiliare e crearono un grande esercito permanente sottoposto al suo comando e composto da soldati professionisti (in parte stranieri), il cui numero negli anni crebbe vertiginosamente. La marina militare fu creata dal nulla e ricevette subito grande impulso.

Re Sole e le sue conquiste:
Con questi potenti strumenti, il Re Sole mise in atto una politica aggressiva. Luigi XIV strappò una parte dei Paesi Bassi del Sud alla Spagna (1669) e la Franca Contea all'Olanda (1678), portò i confini della Francia sul Reno impadronendosi del Lussemburgo e in varie città in Alsazia e in Lorena (tra cui Strasburgo). Ogni città conquistata venne fortificata con
dei baluardi.

Le colonie

Come le altre grandi potenze europee, anche la Francia praticò una politica coloniale. Già Richelieu aveva creato, sul modello olandese, la Compagnia della Nuova Francia per favorire gli insediamenti in Canada. Quel territorio era stato esplorato dai Francesi nel 1534 e colonizzato all'inizio del XVII secolo con la fondazione di un avamposto commerciale, il Québec, che apri la strada alla loro penetrazione economica e religiosa. Sotto il regno di Luigi XIV si volle rafforzare
quella regione, ma erano ben pochi i francesi che accettavano di trasferirsi in un clima inospitale e in condizioni di conflitto permanente con le popolazioni locali.
La penetrazione più fruttuosa fu, invece, quella nelle Antille: Luigi XIII acquistò le isole di Guadalupa e di Martinica (1635) che diventarono le maggiori fornitrici di caffè, zucchero e spezie.

Parigi, Una grande capitale

A metà del Seicento Parigi aveva circa 500 mila abitanti. Con le sue manifatture, le banche, i mercati, i tribunali, i teatri, le istituzioni culturali era, insieme a Londra e Amsterdam, una delle grandi capitali europee. Nei sobborghi, numerosi e densamente popolati, le casupole si alternavano agli orti e agli opifici dove si producevano tappeti, specchi, ceramiche, mentre le vie del centro pullulavano di botteghe di ebanisti, incisori, decoratori. In ogni alloggio c'era una donna che cuciva, rammendava, ricamava. Le attività finanziarie erano particolarmente intense intorno ai mercati. Se nel tardo Medioevo i banchieri italiani avevano dato nome alla rue des Lombards (i più abili finanzieri provenivano
appunto dalla Lombardia), sotto Re Sole i banchieri parigini erano raggruppati nei pressi delle Halles, l'immenso mercato alimentare che serviva tutta la città.

L'ampliamento

Nei lunghi anni in cui fu ministro, Colbert dedicò grandi energie all'ampliamento di Parigi. Senza demolire gli antichi rioni del centro, egli arricchì la città di quartieri completamente nuovi, disposti a corona nella campagna circostante. Inoltre fece costruire gli Champs Elysées, un immenso viale alberato nel centro della città, chiese (les Invalides), piazze (tra cui place Vendóme), ponti e fontane. In centro avevano sede i principali organismi giudiziari e amministrativi del regno, all'interno dei quali lavoravano centinaia di persone.

Il quartiere latino

Cuore della cultura parigina era il Quartiere latino, sulla riva sinistra della Senna. Qui sorgeva (e sorge ancora) l'Università con le sue quattro facoltà e con 50 collegi per studenti e professori. Qui si susseguivano le botteghe di stampatori, librai, cartai, mercanti di stampe. A Parigi avevano, già allora, delle prestigiose istituzioni culturali, tra cui l'Accademia francese, fondata nel 1635 da Luigi XIII per volere di Richelieu, che aveva avvertito la necessità di
un'istituzione per lo studio e il controllo della lingua. L'Accademia fu la prima società di letterati francesi riconosciuta e sovvenzionata dallo Stato. Ancora più antico è il Collège de France fondato nel 1530 da Francesco I con lo scopo di radunare gli studiosi più importanti, mentre seicentesca è la Regia Accademia di pittura e di scultura.

Versailles

Il Louvre e le Tuileries

Sino al 1666, il re con la famiglia e i cortigiani avevano abitato al Louvre, il palazzo sulla Senna dalle proporzioni gigantesche. In quell'anno Luigi XIV, avendo deciso di ristrutturarne una parte, si trasferì alle Tuileries, la reggia collegata al Louvre per mezzo di un lungo braccio verso il fiume. Ma poiché i lavori di ampliamento duravano oltre il previsto, il re decise di costruire una nuova residenza per sé e per la corte fuori Parigi. Luigi XIV sapeva che la nobiltà rappresentava per la corona una grave minaccia (tra l'altro, quando aveva soltanto nove anni, durante la guerra della Fronda, era stato costretto a fuggire da Parigi per non essere catturato con la famiglia). Sconfitta la Fronda grazie alla capacità di Mazarino, Luigi XIV, una volta assunto il potere, volle neutralizzare gli aristocratici invitandoli a vivere presso di lui a corte per poterli controllare. Ma in realtà il suo disegno era più sottile: creare un cerimoniale tanto complicato da imprigionare i nobili nell'osservanza di una serie di regole. Queste norme, per quanto assurde, andavano rispettate se non si voleva incorrere nel disprezzo del re e nell'umiliazione da parte degli altri cortigiani con il rischio di essere allontanati dalla corte.

Da palazzina di caccia a reggia

Per realizzare il suo progetto, Luigi XIV aveva bisogno di una reggia immensa, in cui ospitare nonsoltanto principi, duchi e marchesi, ma anche i loro domestici. Fu così che una palazzina dicaccia fatta costruire nel 1624 da Luigi XIII nel villaggio di Versailles, a Sud-ovest di Parigi, fu trasformata nella reggia più fastosa che si potesse immaginare. Dovendo riflettere la potenza di colui che si faceva chiamare Re Sole, il progetto venne affidato ai migliori architetti del tempo che vi concentrarono le soluzioni più innovative.
Nel frattempo, il re aveva curato la sistemazione di altre regge (Fontainebleau, Saint-Germain,Compiègne) fondate dai suoi predecessori, ma egli voleva lasciare un segno di sé in un palazzo del tutto nuovo.

La conclusione dei lavori

La gigantesca costruzione ebbe inizio nel 1667. Schieré di muratori, carpentieri, falegnami, scalpellini, marmisti, decoratori, giardinieri, lavorarono ininterrottamente per 15 anni sino a dare all'edificio il suo aspetto definitivo. Il re vi si trasferì con la corte di 5 mila persone nel 1682.

I cortigiani: Il legame con il re

A Versailles vivevano centinaia di nobili che il re aveva legato a sé con un patto silenzioso. L'onore di dividere con la famiglia reale l'abitazione, la tavola, i passatempi costava molto caro, e la maggior parte dell'aristocrazia non possedeva i mezzi sufficienti per pagarselo, sia perché le terre rendevano sempre meno, sia perché era giudicato spregevole il denaro guadagnato con il lavoro.
Perciò Re Sole, sollecitando la vanità degli aristocratici, prestava loro i soldi di cui avevano bisogno per mantenersi al livello imposto dalla corte. In cambio, essi dovevano mostrarsi docili e ubbidienti.

Rivalità e invidie

Siccome i nobili di più alto rango avevano comunque i mezzi per manifestare la loro opposizione, il Re Sole preferiva contare su quelli che dovevano la loro posizione a corte a lui solo, e che sarebbero piombati nel nulla se egli li avesse abbandonati. Inoltre il sovrano alimentava le rivalità e le invidie tra cortigiani allo scopo di evitare alleanze ai suoi danni. I rapporti personali tra il re e i cortigiani erano caratterizzati dalla cortesia più squisita, ma nella sostanza la vita di corte si nutriva di intrighi, spionaggi e tradimenti. Luigi XIV faceva controllare da un gruppo di suoi fedelissimi la corrispondenza personale di tutti gli ospiti di Versailles. Ogni visita ricevuta o scambiata gli veniva riferita, le conversazioni erano sorvegliate e gli amori rivelati.

Il teatro

A celebrare il potere di Luigi XIV non potevano mancare gli artisti. Non solo gli architetti, gli scultori e i pittori che nel corso degli anni prestarono la loro opera nella reggia di Versailles, ma anche i più illustri letterati e musicisti ricevevano dal re protezione e denaro. Amando soprattutto il teatro e la musica, egli finanziò il massimo commediografo del suo tempo, Molière, e il massimo drammaturgo, Racine. Le loro opere venivano scritte appositamente per
essere rappresentate a corte. Non sempre gli spettacoli erano di così alto livello: la nobiltà si divertiva anche con modeste commediole, o con i quadri viventi o i fuochi artificiali.

La musica

Una grande orchestra d'archi e di fiati con 90 cantanti si esibiva a corte quasi ogni sera eseguendo sia musiche classiche, sia pezzi commissionati dal re ai compositori più alla moda, l'italiano Giovanni Battista Lulli e il clavicembalista Couperin.

L'Europa a metà Settecento

- Russia: si ha il tentativo di Pietro il Grande di occidentalizzare la società, riformare lo Stato e
dare impulso all'economia.
- Prussia: nel giro di un secolo la Prussia si formava come Stato unitario, centralizzato e autoritario,
favorito dall'alleanza degli Hohoenzollern con aristocrazia terriera (Junker).
- Inghilterra: Cromwell aveva imposto la supremazia inglese ne commercio marittimo. Con la Gloriosa rivoluzione si stabilisce una norma fondamentale: l'autorità del re ha dei limiti dati dal Parlamento e dal rispetto dei diritti individuali. Da qui si svilupperà l'odierna monarchia parlamentare.

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