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Assolutismo francese

La fase nella storia della Francia che va dalla seconda meta’ del XVII alla fine del XVIII spesso viene erratamente classificata come una fase statica e monolitica, nonostante i cambiamenti introdotti furono tantissimi. Oltre alla notevole crescita demografica, possiamo notare anche un cambiamento a livello di societa’ che e’ andato a sconvolgere alcuni concetti che sono stati in piedi per dei secoli. Le novita’ nell’economia e la nascita d’essa come una vera e propria materia di studio avviene sempre nel periodo trattato.
Il cambiamento sociale piu’ evidente e’ l’abolimento dei ceti sociale(la nobilita’, il clero, e tutto il resto) e l’introduzione di una moderna societa’ a classi, nella quale l’appartenenza sociale non e’ piu’ determinata alla nascita, ma puo’ variare nel corso della vita a seconda dei atti compiuti.

In questo periodo l’economia smette di essere una cosa che si lasciava scorrere e regolarsi da sola, diventa una materia di studio, nascono le prime politiche economiche, e la gestione del denaro da parte degli stati passa da un modello feudale a un modello molto simile a quello moderno.

Le principali conseguenze dell assolutismo furono:
- Fine del feudalesimo
- Un notevole incremento del potere del monarca e dello stato
- Caduta dell influenza dei nobili e della chiesa
Luigi XIV per togliere potere alla nobiltà decise di costruire una sfarzosa reggia a Versailles, obbligando i nobili a lasciare tutti i possedimenti e a trasferirsi nella nuova reggia.
Lì i nobili sostenevano una vita sfarzosa, con ricevimenti, danze, passatempi nobiliari e così via. Essendo già avvezzi al parassitismo, a differenza degli attivissimi lord inglesi, accettarono di buon grado un'esistenza del genere, facendo buon gioco al progetto del sovrano. Infatti egli in questo modo tolse loro il potere politico, inviando a governare i loro possedimenti dei funzionari di fiducia, costituendo così una borghesia molto forte e
moderna. Contemporaneamente ridusse l'autonomia dei parlamenti locali e non convocò più gli Stati Generali.

Luigi XIV ritenne necessario ridurre all'ubbidienza la chiesa francese per poter continuare il suo disegno politico assolutistico. Essa era già molto indipendente, sia dalla Chiesa di Roma sia dal re. Inoltre essendo l'assolutismo regio a livello teorico diretta emanazione della volontà divina, egli doveva in qualche modo comandare anche la chiesa francese. Riuscito in questo intento, la sua politica religiosa mirò ad utilizzare la religione cattolica come elemento unificante della popolazione e pertanto si irrigidì nei confronti di posizioni di dissenso rispetto al cattolicesimo dominante.

Ciò lo condusse a lottare contro il giansenismo, una corrente inserita all'interno del cattolicesimo ma che predicava il ritorno ad una semplicità spirituale, alla povertà dell'uomo, ad un codice comportamentale più rigido aderente alla norme del vangelo, contro una religione troppo permissiva nei confronti della mondanità.
Ma la posizione giansenista venne considerata troppo vicina al protestantesimo, e il re, spinto dal fanatismo e dal ricordo delle guerre di religione, decise di eliminare questo elemento di destabilizzazione, chiudendo e poi distruggendo il monastero di Port-Royal des Champs. Ma nonostante ciò il giansenismo si diffuse e si identificò con coloro, borghesi e nobili, erano antimonarchici.
Luigi XIV si scagliò anche contro gli ugonotti, convinto dai suoi consiglieri che il numero di seguaci del calvinismo era esiguo, ritirò la libertà di culto concessa con l'editto di Nantes con l'editto di Fontainbleau. Ma i calvinisti non erano così pochi, e si lasciò quindi andare a persecuzioni che costrinsero molto ugonotti ad abbandonare il paese, con un grosso danno economico per l'industria, visto che portarono via la loro professionalità, che invece confluì nei paesi confinanti.

Luigi XIV ebbe anche il merito di dare origine grazie al suo ministro del tesoro Colbert al mercantilismo, alla base anche della politica degli stati prima assolutisti e poi moderni, fino all'avvento del capitalismo. Infatti uno stato moderno si basa sulla burocrazia, ma più è efficiente più è costosa, Inoltre lo stato di Luigi XIV doveva sostenere ingenti spese per pagare la sfarzosa vita della corte. Colbert si basò sulla convinzione che la ricchezza della nazione dipendesse dalla quantità di valuta preziosa (oro o argento) circolante. L'unico modo per incrementarla è avere una bilancia commerciale positiva, ovvero con importazioni minori di esportazioni. Pertanto Colbert favorì le importazioni di materie prime e osteggiò invece l'importazione di prodotti finiti per favorirne una produzione all'interno della nazione. I prodotti finiti venivano rivenduti o all'interno del paese o all'esterno, con grande guadagno. Inoltre, sempre per favorire la lavorazione delle materie

prime in Francia, egli impedì la loro esportazione. Per di più favorì lo sviluppo del commercio interno, unificando per quanto possibile pesi e misure e abolendo i dazi interni.

Con questi accorgimenti ben presto le casse statali si riempirono di oro e argento, ma a differenza della Spagna, invasa dall'oro delle colonie che però non venne investito nel settore produttivo ma sperperato, Colbert fece investire questo denaro per realizzare maggiori guadagni, che vennero investiti in industrie gestite dallo stato.
Questa iniziativa pero dimostro molti limiti dati dal fatto che le industrie erano gestite dallo stato che era meno disposto a rischiare fondi per cercare di generare piu guadagni e perciò guadagno molto poco rispetto a cio che era possibile guadagnare.
Si verifico cosi il fallimento delle compagnie coloniali francesi che indubbiamente guadagnavano molto meno rispetto alle loro controparti inglesi e olandesi.

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