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La crisi del ‘600

Il 600 è considerato un secolo di crisi in tutti i vari aspetti della società: struttura agraria, attività economiche, contrazione demografica, crisi manifatturiera, industriale e commerciale, ripresa del ciclo continuo carestia-epidemia-carestia ed infine tutte le sommosse e le rivolte che hanno interessato gran parte dell’Europa del tempo. Però la crisi del ‘600 non si è manifestata negli stessi modi e ritmi in tutta l’Europa. Dalla crisi alcuni paesi uscirono più deboli, altri più forti.
La demografia: nel corso del XVI secolo la popolazione europea passò da 80.000.000 a 100.000.000 abitanti (tra il 1500 e il 1600 si ha un incremento della popolazione del 50%); dal 1600 al 1650 la popolazione è aumentata del 30%. La crescita demografica non è un segno positivo per l’economia del paese: bisogna valutare l’effetto domanda/offerta dei beni e servizi per la popolazione; un paese con una popolazione abbondante deve garantire occupazione, produzione e reddito. I paesi dell’Europa del ‘600 non erano in grado di soddisfare questi bisogni dei cittadini. Nel XVII secolo in Europa si ha una debole crescita demografica a causa delle guerre (Guerra dei 30 anni), epidemie, carestie, alimentazione insufficiente, condizioni igieniche deteriori.
L’agricoltura: i prezzi dei cereali ristagnano o si abbassano, le superfici coltivate diminuiscono, diminuiscono anche le rese (rapporto semente-prodotto), scompare la figura del massaro. Alla fine del ‘500 si ha una piccola glaciazione con la quale tutti i raccolti si perdono. La nobiltà feudale tese ad allargare la sua giurisdizione e sugli uomini il potere divenne rigido.
Manifatture, industria, commercio e finanza: l’energia di base era quella umana, poi si utilizzava anche l’energia animale e idraulica. Nella siderurgia si diffusero il taglio meccanico, la cesoiatrice e il laminatoio. Nella manifattura tessile si utilizzò il mulino meccanico. Il numerario (la massa monetaria circolante) era scarso: si ha una contrazione dell’oro e dell’argento a causa della crisi della manodopera indigena nel nuovo mondo, decimata dalle dure condizioni di lavoro. Quindi il valore dell’oro crebbe così tanto che si assisté a un aumento fortissimo dei prezzi.

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