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Dopo la scopeta dell'america

Il periodo preso in esame (secoli XVI-XVIII), benché in generale caratterizzato da profonde trasformazioni della struttura economico - sociale del mondo occidentale, non può essere considerato come un blocco omogeneo, in quanto fu segnato da movimenti demografici, economici e sociali di segno diverso e talvolta opposto. Tuttavia, è trattato con uno sguardo d’insieme, in quanto l’economia europea di questi secoli può ormai essere considerata una «economia mondo», costituendo un sistema mondiale dotato di una propria autonomia e coerenza, basato su di una propria divisione del lavoro a livello internazionale
Le scoperte geografiche hanno avuto senza dubbio un effetto decisivo sull’evoluzione economica europea e sullo sviluppo del capitalismo, sia che le si consideri come causa decisiva sia che se ne metta in luce la funzione di «acceleratrici» rispetto a una evoluzione già in corso.
Il primo effetto fu il declino, sul medio - lungo termine, della centralità economica e commerciale del Mediterraneo, con l’emergere graduale di nuovi poli commerciali atlantici, come le città di Siviglia, Lisbona e soprattutto Anversa. Vi furono poi le importazioni dall’America di grandi quantità (di argento e d’oro, che permisero all’Europa di superare la
cronica carenza di metalli preziosi, usati tradizionalmente per acquistare merci in Oriente, mentre i pagamenti interni all’Europa si usavano generalmente le lettere di cambio, ossia titoli di eredito a termine. Il problema del trasporto dei metalli preziosi,
soggetti agli attacchi dei pirati lungo le coste atlantiche, fu risolto dagli spagnoli usando gli approdi mediterranei, come Barcellona e Genova, e poi trasportando l’oro via terra verso il Nord Europa o l’Oriente, Un altro effetto delle scoperte geografiche fu la diffusione massiccia in Europa di prodotti conte il cotone e lo zucchero.

Nel corso del XVI secolo la popolazione europea crebbe costantemente, arrivando a contare ca. 100 - 105 milioni di abitanti all’inizio del Seicento, dopo di che la popolazione resto costante, tranne in alcune regioni colpite dalla guerra dei Trent’anni. Infine, a partire del Settecento, la popolazione riprese a crescere. Tra le cause della stagnazione demografica del Seicento possiamo indicare l’aumento della mortalità provocato dalle guerre e dal le epidemie innescate da peggioramenti climatici e con seguenti carestie, nonché una sorta di controllo sociale sul livello delle nascite, prodotto ad esempio dai «matrimoni tardivi», un fenomeno diffusosi proprio nei secoli XVI e XVII.

Un’analisi del rapporto tra andamento demografico e disponibilità delle risorse fu sviluppata alla fine del Settecento da Malthus. Egli affermò che la popolazione, in assenza di controlli, tende a crescere più rapidamente delle risorse: di qui inevitabili carestie e violente crisi demografiche che riportano il sistema in equilibrio. I meccanismi di controllo della popolazione sviluppatisi nel XVII secolo avrebbero evitato una nuova crisi, rallentando la crescita demografica.
In alcuni settori è possibile scorgere già nel Cinquecento fermenti di tipo «capitalistico», in Particolare nel settore del commercio, mentre molto più lenta fu al penetrazione del capitale nel settore produttivo. Il settore minerario conobbe un precoce sviluppo capitalistico, anche per la necessità di forti investimenti nello scavo dei pozzi, nella costruzione di macchine, etc-

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