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Milano Dai Visconti agli Sforza

All’inizio del Trecento la signoria dei Visconti, insidiatisi a Milano alla fine del Duecento, si preoccupa dell’espansione della casata rivale veneta: gli Scala, arrivati fino a Verona, Brescia, Parma e Lucca.
Nel 1336 Firenze e Verona si alleano con i Visconti, spaventati dall’espansione degli scaligeri, riuscendo a ridimensionarne le ambizioni.
I Visconti ottengono così il predominio della pianura padana, e successivamente avviano l’espansione milanese, seppure con alti e bassi. I milanesi attraversano oltretutto, in quel periodo, un momento di floridezza economica: l’agricoltura è ben avviata, e l’industria della seta fiorente. Inoltre, riuscendo a limitare l’autonomia delle nazioni vinte, riescono a porre le basi per unificazione amministrativa dei propri territori.
Una prima considerevole espansione dei Visconti avviene con il vescovo Giovanni, che acquisisce Bologna e viene chiamato come signore di Genova dalle fazioni cittadine, affinché possa essere arbitro delle numerose contese.

Il culmine della potenza dei Visconti viene raggiunto con Gian Galeazzo. Egli, liberatosi dello zio con cui deteneva il potere, estende il suo stato fino all’Italia centrale e, mediante alleanze, conquista Verona, Padova, Pisa, Siena e Perugia, minacciando così Firenze e lo stesso stato pontificio.
Dopo la sua morte, nel 1402, avviene un rapido declino dello stato milanese, ed i figli se ne spartiscono i territori.
Il figlio Filippo Maria Visconti ne ripristina l’unità e riprende l’espansione, fino alla sconfitta di Maclodio contro Venezia nel 1427. Alla sua morte si scatena una guerra di successione e a Milano torna per breve tempo il comune. Ad approfittarne è il capitano di ventura Francesco Sforza, che si instaura a Milano e conclude con Venezia la pace di Lodi.

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