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Tra il IX e il X secolo, l’Europa occidentale, tornò a essere oggetto di scorrerie e di invasioni. Questi attacchi ebbero conseguenze profonde e lasciarono una forte impressione sugli uomini del tempo. Le incursioni erano opera di tre popolazioni: gli Scandinavi, gli Ungari e i Saraceni. Con il nome di “Saraceni” venivano indicati quei predoni musulmani del Nord Africa e dalla Spagna. Essi giunsero a insediarsi in Sardegna, in Corsica, nelle Baleari. Verso l’890 un piccolo gruppo di musulmani si era insediato vicino all’attuale Saint-Tropez, in un luogo che era detto “Il frassineto”. Da lì i Saraceni partivano per le loro scorribande. Il frassineto sorgeva in una zona impervia tanto che l’unico modo per stanare i Saraceni era attaccarli con una flotta dal mare. Gli stati cristiani della regione non disponevano però di una flotta e così i vari tentativi di scacciare i musulmani non sortirono alcun effetto. Soltanto nel 973, in seguito allo scalpore destato dalla cattura da parte dei Saraceni, rese possibile la presa della roccaforte musulmana.

I pirati saraceni non rappresentavano un reale pericolo per la stabilità dell’Occidente cristiano. Al contrario, nella penisola iberica e nell’Italia meridionale, gli Arabi attuarono un vero e proprio processo di espansione territoriale. Gli Arabi avevano posto sotto il loro dominio la maggior parte dei territori dell’attuale Spagna, dando vita al califfato omayyade di Cordova. Al loro controllo sfuggiva la Marca Hispanica, creata da Carlo Magno: una vera e propria zona dotata di una sua autonomia e di una capitale, Barcellona. Per quanto riguarda l’Italia meridionale, molte terre poste sotto il dominio bizantino furono progressivamente conquistate dagli Arabi che riusirono a impossessarsi dell’intera Sicilia.

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