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Sviluppo dell'Occidente

A partire dal X secolo in avanti, frenata l'onda d'urto delle invasioni barbariche, gli europei continentali iniziarono a riappropriarsi degli spazi agrari, si raccoglievano in nuovi villaggi. Borghi e città, soprattutto nelle Fiandre ed in Italia cominciarono a mostrare i primi segni di ripresa; si svilupparono nuovi quartieri anche al di fuori della cerchia del castello, compaiono mercati, e nascono le prime corporazioni di mercanti e leghe artigiane. Si tratta di un processo che percorse i secoli XI e XII e si concluse alla fine del XIII secolo, con il raddoppio della popolazione europea e con un profondo mutamento dei modi di vivere e di pensare. La messa a colture di nuove terre mutò il quadro generale delle campagne europee. Lunghe distese di boschi furono abbattute, le terre incolte furono dissodate, e attraverso argini e canali di drenaggi molte terre paludose, soprattutto del nord-europa, furono bonificate e rese coltivabili.

Cambiò anche il modo di coltivare: mentre nei secoli precedenti gli agricoltori coltivavano solo temporaneamente alcune terre per poi abbandonarle e spostarsi verso altre terre più fertili, successsivamente impararono ad imporre alla terra una coltivazione continua. Iniziò la pratica della rotazione biennale e soprattutto triennale. La maggior produzione agricola fu sostenuta dalle innovazioni tecnologiche; nella maggior parte dei casi si trattava di procedure che erano già note in passato, ma che erano state abbandonate: vanghe e zappe in ferro, insieme alla ferratura degli zoccoli vennero nuovamente impiegate ed insieme al collare rigido del cavallo e al giogo al bue consentivano un migliore sfruttamento degli animali. La forte richiesta di prodotti alimentari, fece si che l'agricoltura non producesse solo per la sussistenza, ma anche una quantità di prodotti da poter rivendere sul mercato.

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