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1400 - 1500

Il Medioevo è il periodo storico, caratterizzato dal feudalesimo, che va dal 476, data della caduta dell’impero romano d’occidente, al 1492, anno della scoperta dell’America.
Esso si divide in basso e alto medioevo e la divisione si ha più o meno intorno all’anno mille.
Il 1492, segna convenzionalmente la fine dell’età medievale e l’inizio dell’età moderna.
I principi italiani amavano l’arte: abbellirono le città in cui vivevano con piazze e palazzi splendidi e accolsero nelle loro corti poeti, scrittori, scienziati, architetti e scultori.
Il periodo caratterizzato da questa rinascita dell’arte e della cultura viene chiamato Rinascimento.
La corte rinascimentale era il centro della vita culturale e delle vita politica.
Tra gli architetti si distinsero Brunelleschi, Bramante, Leon Battista Alberti e tra gli scultori e pittori Donatello, Michelangelo, Botticelli, Raffaello.
La ricchezza e gli splendori del Rinascimento non cancellarono le differenze che esistevano all’interno della società.
I ricchi vivevano in modo grandioso e raffinato, mentre il popolo viveva in modo misero. I ricchi si circondavano di artisti,, letterati, i poveri erano analfabeti; a corte si organizzavano sontuosi banchetti, nelle case della gente comune spesso si soffriva la fame.
Oltre che all’arte gli uomini del Rinascimento si dedicarono agli studi in campo tecnico e scientifico.
Alcuni studiosi cominciarono a studiare il corpo umano e questo fu di grande importanza per i successivi sviluppi della medicina.
Leonardo da Vinci compì studi di anatomia che gli permisero di conoscere e di eseguire disegni precisi delle varie parti del corpo umano.
Inoltre, nel Rinascimento cominciò a farsi strada una teoria differente rispetto alle precedenti che ritenevano che la Terra fosse al centro dell’universo e che il Sole, la Luna e gli altri astri ruotassero intorno ad essa e fu quella di Niccolò Copernico, il quale affermò che il Sole è al centro dell’universo e che la Terra ruota attorno ad esso.
Un’altra scoperta importantissima fu l’invenzione della stampa.
Nell’antichità e nel Medioevo i libri venivano scritti a mano sulla pergamena o sul papiro e, per questo, erano rari e molto costosi.
Verso la metà del XV secolo, Gutenberg, un artigiano tedesco, trovò il modo per stampare su carta un testo scritto. La nuova invenzione si diffuse subito in tutta Europa. Con l’invenzione della stampa i libri divennero molto meno costosi, e si diffusero anche tra le classi sociali meno ricche
Nel XIV secolo in Europa vennero costruite armi che lanciavano proiettili utilizzando l’energia sprigionata dall’esplosione di questa polvere, che si chiamò polvere da sparo.
Nel Rinascimento anche la navigazione ebbe un forte sviluppo grazie all’uso di nuovi strumenti: insieme alla bussola vennero usati l’astrolabio, che serviva per misurare l’altezza degli astri sull’orizzonte, il quadrante, con il quale si poteva calcolare abbastanza facilmente la latitudine, il timone fisso che permetteva il controllo della nave durante le tempeste. Inoltre erano state ideate e costruite navi molto solide e agili nello stesso tempo, adatte alla navigazione in mare aperto: le caravelle.
All’origine dei grandi viaggi che vennero intrapresi sul finire del XV secolo c’era sicuramente un motivo economico:trovare una via per le Indie per procurarsi direttamente i prodotti più richiesti sui mercati europei: spezie, sete, avorio. I navigatori portoghesi riuscirono a raggiungere l’India girando intorno all’Africa. Dapprima, nel 1488, Bartolomeo Diaz doppiò l’estremità meridionale dell’Africa; poi, nel 1498, Vasco de Gama riuscì a raggiungere l’India.
Cominciò così un regolare traffico commerciale tra Asia ed Europa.
Mentre i portoghesi navigavano verso Oriente, il genovese Cristoforo Colombo, nel 1492, cercò di raggiungere le Indie per una strada nuova: attraversando l’Atlantico.
Colombo salpò Palos, in Spagna con le tre caravelle e dopo due mesi giunse su un’isola che egli chiamò San Salvador. Oggi sappiamo che quell’isola appartiene alle Antille, nel centro America, ma Colombo non si accorse di avere scoperto un nuovo continente e pensò di essere arrivato in Oriente. Solo alcuni anni dopo un altro navigatore, Amerigo Vespucci, si accorse che si trattava di un altro continente, l’America, a cui fu dato suo nome.
L’America scoperta da Colombo era abitata da popolazioni che avevano dato vita a numerevoli civiltà: i Maya, gli Aztechi e gli Incas.
I Maya erano agricoltori: coltivavano soprattutto mais. Erano organizzati in classi sociali nettamente separate: il re e i nobili, i sacerdoti, i contadini liberi e gli schiavi. Non ebbero mai un esercito stabile. Erano politeisti e adoravano divinità che personificavano le forze della natura o prodotti agricoli.
Gli Aztechi erano anch’essi agricoltori e cacciavano e politeisti. Durante le cerimonie per onorare gli dei sacrificavano vittime umane, di solito prigionieri di guerra.
L’impero degli Incas si estendeva nell’America meridionale, lungo la catena delle Ande che dava sull’oceano pacifico. Gli Incas erano agricoltori e la loro società era molto organizzata.L’imperatore era governato come un Dio e aveva poteri assoluti. Gli Incas avevano scavato nelle montagne miniere da cui ricavavano argento, rame e oro.
Nelle regioni dell’America centro-meridionale giunsero i conquistadores spagnoli e portoghesi, avventurieri che miravano ad arricchirsi. Erano spesso seguiti da monaci che volevano concepire alla fede cristiana gli abitanti di quelle terre, chiamati Indios.
Nelle terre conquistate gli Spagnoli organizzarono le colonie. Vaste zone vennero date ai coloni giunti dalla Spagna, che divennero padroni delle terre e degli uomini che vi abitavano.
Gli Indios furono costretti a lavorare nelle miniere e nelle piantagioni e le loro condizioni di lavoro erano così dure che presto quasi tutti morirono, stremati dalla fatiche, dalle malattie e dalla denutrizione.
Quando la manodopera indigena cominciò a scarseggiare, i conquistatori ricorsero alla deportazione in America di Schiavi neri.
Dopo le varie esplorazioni, Francesi e Inglesi fondarono colonie anche nelle zone dell’America settentrionale.
Dall’America giunsero in Europa piante e animali prima sconosciuti: mais, pomodori, patate, peperoni, cacao, tabacco zucchero.
Dal XVI secolo, i grandi commerci si spostarono sulle rotte oceaniche,cioè sull’Oceano Atlantico, tra Europa e America, e il Mar Mediterraneo perse sempre più importanza.
Erano ora le città spagnole, portoghesi, francesi e inglesi affacciate sull’Atlantico ad avere la supremazia in campo commerciale e le città marinare rimasero escluse dai grandi traffici.
Genova e Venezia subirono grosse perdite economiche anche perché i Turchi tenevano sotto controllo la parte orientale del Mediterraneo.
In Europa giunsero dall’America, oltre a nuovi prodotti alimentari, notevoli quantità di metalli preziosi, in particolare argento e oro.
Le navi spagnole portarono in patria un vero e proprio tesoro, ma la popolazione della Spagna non ne trasse nessun vantaggio perché queste ricchezze vennero usate per spese militari.
I regnati spagnoli avevano infatti iniziato in Europa guerre d’espansione contro altri Stati con l’appoggio di banchieri tedeschi e olandesi; gran parte dell’oro e dell’argento provenienti dall’America servirono per ripagare i banchieri che avevano iniziato le guerre.
Tanto oro e argento in circolazione provocarono, in Europa, una forte diminuzione del valore di questi metalli preziosi e si verificò una grave inflazione: più la moneta si svalutava, cioè perdeva valore, più i prezzi aumentavano. Anche i nobili dell’antica società feudale vennero a trovarsi un difficoltà economiche perché le terre che possedevano ormai on erano più fonte di ricchezza.
Coloro che si arricchirono furono invece i borghesi, commercianti e banchieri che con il denaro proveniente dalle colonie iniziarono nuove attività-
Nella prima metà del Cinquecento le grandi monarchie nazionali europee cercarono di allargare i loro domini. In particolare Francia e Spagna si batterono per il possesso dell’Italia. La nostra penisola infatti era ricca di fiorenti città e inoltre appariva facile da conquistare perché era divisa in tanti piccoli Stati e , perciò, politicamente debole.
Il re francese Francesco I occupò, nel 1515, il ducato di Milano.
Nello stesso periodo Carlo d’Asburgo ereditò il regno di Spagna, tutte le colonie della corona spagnola, l’Italia meridionale, la Sicilia e la Sardegna.
Ereditò poi anche l’Austria e riuscì a farsi eleggere imperatore con il nome di Carlo V.
Carlo V divenne il sovrano di un vastissimo impero e Francesco I sentì minacciato il potere della Francia.
Iniziarono allora una serie di guerre tra Francia e Spagna, combattute soprattutto in Italia. Gli spagnoli sottrassero ai francesi il ducato di Milano e ottennero così il dominio quasi totale della penisola.
La dominazione spagnola in Italia durò per più di un secolo e mezzo, fino ai primi decenni del Settecento.
I rappresentanti del re di Spagna che governavano il ducato di Milano e i regni di Napoli, di Sicilia e di Sardegna, cercarono di sfruttare in ogni modo la popolazione imponendo tasse pesantissime.
C’erano tasse sul grano, sulla cottura del pane, sulla vendita della frutta e altre ancora. Tutti i cibi aumentarono disprezzo e la gente viveva in condizioni sempre più misere. Alla miseria si aggiunsero gravi epidemie di peste, e la popolazione italiana in quegli anni diminuì moltissimo.
Durante il Cinquecento in Europa vi furono profonde divisioni in campo religioso.
Spesso i pontefici, i vescovi e gli abati vivevano nel lusso come principi e spendevano enormi somme di denaro per abbellire le città di Roma, le Chiese e i palazzi in cui abitavano.
Molti cristiani non erano d’accordo con questo comportamento e chiedevano un ritorno alla povertà della chiesa.
Tra coloro che chiedevano alla chiesa cattolica di cambiare ricordiamo uno studioso olandese, Erasmo da Rotterdam; egli criticava aspramente i costumi corrotti del clero e chiedeva una predicazione più pura del Vangelo e una Chiesa più tollerante.
Il Papa Leone X aveva bisogno di denaro per completare la Basilica di San Pietro a Roma. Per raccogliere fondi concesse, nel 1517, una speciale indulgenza a chi avesse contribuito con offerte.
In Germania la vendita delle indulgenze suscitò una clamorosa protesta, iniziata e sostenuta da un monaco agostiniano di nome Martin Lutero.
Matin Lutero propose una riforma della Chiesa attraverso uno scritto noto come le Novantacinque tesi. Egli affermava che solo Dio poteva perdonare e che il suo perdono non dipendeva dalle azioni ma dalla fede. In questo modo Lutero negava ogni valore alle indulgenze e non riconosceva l’autorità del Papa. Tutti coloro che aderirono alla nuova dottrina vennero chiamati protestanti. Lutero venne scomunicato dal Papa e condannato dall’imperatore Carlo V. Riuscì a salvarsi grazie alla protezione del principe Federico di Sassonia che lo nascose per più di un anno nel suo castello.
Qui Lutero di dedicò alla traduzione della Bibbia in lingua tedesca e ciò permise anche a coloro che nono conoscevano il latino di leggere il testo sacro.
In pochi anni il protestantesimo si diffuse dalla Germania in quasi tutta l’Europa del Nord.
Per fronteggiare l’avanzata di questo movimento nel 1545 il papa Paolo III convocò a Trento un Concilio, cioè un’assemblea di tutti i vescovi della chiesa cattolica.
Durante il concilio vennero condannate le idee protestanti.
Per combattere le eresie venne aumentato il potere del Tribunale dell’inquisizione e venne creato un Indice dei libri proibiti, cioè un elenco dei libri di cui era vietata la lettura.
Per più di cento anni vi furono in Europa guerre di religione tra cattolici e protestanti. Migliaia di persone vennero uccise sia nei paesi cattolici sia in quelli protestanti. I tribunali dell’inquisizione processarono chiunque avesse idee considerate eretiche e condannarono al rogo protestanti, mulsulmani e ebrei.

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