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Guerrieri, chierici, contadini: la società dei tre ordini

Nell’Alto Medioevo la sopravvivenza dei bellatores, i guerrieri, quanto degli oratores, gli uomini di Chiesa, poggiava sui laboratores, i contadini che lavoravano le terre dei castelli, dei monasteri e delle abbazie. Il feudalesimo cristallizzò la posizione di debolezza sociale dei contadini, con la definizione di quell’istituto della servitù che aveva già cominciato a delinearsi in epoca tardoantica con la capitatio e con le altre riforme fiscali che avevano legato il contadino alla terra, vietando il cambio di residenza e rendendo ereditaria la professione. La mancanza di mobilità sociale e l’impoverimento graduale dell’agricoltura e delle tecniche agricole avevano eliminato le differenze tra schiavi e contadini liberi, che finirono spesso per cedere le proprie terre.

Le conquiste dei popoli non romani non modificarono di molto la situazione, anche se, soprattutto in Italia, si assistette a un ulteriore peggioramento delle condizioni agricole per il lungo periodo di guerre e le conseguenti carestie ed epidemie. I contadini italici si trovano già in una situazione di semi-servitù che non mutò con il consolidamento dei rapporti vassallatici. Non sparì la piccola proprietà terriera, anche se si indebolì di fronte al nuovo latifondismo. Si assistette alla formazione di proprietà comuni di villaggio, che permisero ai contadini di condividere i mezzi di produzione (aratri e animali).

Gli obblighi vassallatici prevedevano per i contadini prestazioni periodiche di lavoro (corvées) nelle proprietà dei signori e un tributo annuale in natura, I boschi restavano proprietà comune, offrendo tanto ai nobili quanto ai contadini e alle comunità di villaggio forme di completamento alimentare con erbe, radici e cacciagione.
I boschi divennero anche ricettacolo di coloro che, come i ladri o predoni, si escludevano dalla società non riconoscendo alcun potere costituito o che, come i pazzi, venivano allontanati dalla comunità e costretti a vivere ai margini dei villaggi o in solitudine totale.

Come nel mondo antico, gli emarginati potevano essere riutilizzati socialmente come conoscitori di erbe e medicamenti o come capri espiatori delle paure della comunità da perseguire e sacrificare nei momenti di difficoltà. L’immaginario collettivo si popolò così di streghe e spiriti maligni, nascondendo le paure di un mondo insicuro, che raramente andava oltre i confini del villaggio.

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