Genius 13051 punti

Gli Slavi e la guerra con la Persia

Dopo la morte di Giustiniano, che avvenne nel 565, l’Impero d’Oriente andò incontro a una grave crisi. Le imprese militari avevano assorbito somme enormi ed esaurito le risorse dello Stato; inoltre, le forze militari che l’Impero poteva mobilitare erano del tutto insufficienti a difendere i nuovi confini che si estendevano dalle coste della Spagna alle rive del Danubio, alle pianure della Mesopotamia. Ben presto le conquiste di Giustiniano andarono per la massima parte perdute: l’aspirazione a ricostruire l’Impero romano universale, che aveva animato la politica giustiniana, dovette essere abbandonata per sempre.
Come ha scritto lo storico George Ostrogorsky, il periodo di Giustiniano non fu l’inizio di una nuova era di rinascita dello Stato romano, ma la fine di una grande epoca.

La situazione si aggravò agli inizi del VII secolo, quando il re persino Cosroe pensò il colpo definitivo al traballante edificio dello Stato bizantino. I suoi eserciti occuparono la Siria e l’Egitto e giunsero sino alle porte di Costantinopoli; tra l’altro i Persiani saccheggiarono Gerusalemme e si impadronirono della “Vera Croce”: una teca dove era conservata una saccheggia della croce su cui si riteneva fosse stato giustiziato Gesù e che era perciò venerata dai cristiani come la più sacra delle reliquie.

Per fronteggiare i Persiani, i Bizantini richiamarono in Oriente tutte le loro forze, cosicché le frontiere sguarnite del Danubio furono attaccate da popolazioni barbariche che fino a quel momento erano state trattenute al di fuori dei confini: grandi masse di Slavi poterono così dilagare per la penisola balcanica e vi si stabilirono. Tutta la regione subì una radicale trasformazione etnica: le popolazioni indigene, si rifugiarono verso la costa, mentre le regioni dell’entroterra furono da quel momento popolate da Slavi.

Registrati via email