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Nel settore tessile furono molto gli imprenditori che crearono nei loro poderi di campagna delle manifatture dove far svolgere parte della attività prima concentrate in città a coloro che non erano impegnati quotidianamente, in particolare le donne. Queste manifatture furono in grafo di produrre quantità notevoli di tessuti in cotone e lino e di costruire una seria concorrenza per le botteghe cittadine. Questo sistema permise un generale miglioramento del reddito familiare e delle condizioni di vita.
I commerci negli ultimi decenni del Trecento si ripresero rapidamente, toccando anche nuove rotte commerciali. Verso l’Italia viaggiavano seta grezza e fibre di cotone destinate rispettivamente alle manifatture di seta a Lucca e a Como. Le spezie provenivano da Oriente; cera, pellicce miele, affluivano dai porti del Baltico. Dall’Italia si esportavano tessuti raffinati, ma era soprattutto la capacità dei mercanti italiani di essere presenti su tutte le piazze di scambio a costituire la vera ragione della loro ricchezza. Flussi intensi di legname, cereali, metalli convergevano dalle regioni dell’Europa verso le città del Baltico dove la Lega anseatica sviluppò un enorme peso economico.

La circolazione della moneta aumentò notevolmente, rendendo possibile lo sviluppo delle attività bancarie. Le prime banche erano nate nel Duecento. A quel tempo la moneta era considerata una merce al pari di qualsiasi altra. La caratteristica di queste prima banche era un struttura su più filiali collegate tra di loro. In momenti di crisi, l’organizzazione ne risentiva a catena, risultato fragile. Fu questo il caso delle banche fiorentine dei Bardi e dei Peruzzi. Nella seconda metà del Trecento, le singole filiali delle grandi banche furono dotate di autonomia finanziaria. Ciò permise ad alcuni “banchieri” di assumere con un minor rischio il servizio di tesoreria per signori territoriali laici ed ecclesiastici.

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