Enrico I (“Il padre della Germania”) voleva riunire l’impero attraverso la ricostruzione territoriale e il ripristino dell’autorità imperiale sul papa.

Grazie al Capitolare di Quierzy i signori, contrari alla riunificazione del Sacro Romano Impero, avevano acquisito potere.

Dopo Enrico I, Ottone I limita i poteri dei singoli nobili e impone delle sanzioni contro i ribelli, di conseguenza nasce un conflitto tra i singoli re e l’imperatore. Concede inoltre a abati e vescovi i benefici che erano riservati ai feudatari al fine di controllare l’alto clero (vescovi-conti). Ad ogni modo, l’imperatore sa che i feudi a loro affidati potevano esserli riconsegnati alla loro morte.

Ottone I cerca di difendere la Germania attuando una politica difensiva sui confini e cerca di conquistare i territori del centro-nord Italia. Per fare questo si appoggia alla chiesa, aumentando il suo potere.

I vescovi-conti avevano il potere giurisdizionale sul territorio che amministravano.

Ottone I diventa imperatore nel Febbraio 962.

Pubblica il privilegium Othonis in cui si stabilisce che:


  • il papa doveva giurare fedeltà all’imperatore

  • dopo il giuramento, l’imperatore poteva acconsentire alla consacrazione papale


  • l’imperatore era sovrano anche militare, sui territori della chiesa

  • il papa aveva la signoria su Roma

  • il papa poteva consacrare l’imperatore solo se apparteneva alla stirpe germanica

Ottone II continua la politica per l’espansione più rivolta all’Italia meridionale per la Renovatio Imperii e trasferisce la capitale a Roma.

Enrico II (ultimo dei Sassonia) rafforza il legame con la chiesa.

Corrado II detto il Salico (Franconia) pubblica la Constitutio de feudis (1037) con la quale concede l’ereditarietà anche dei feudi minori, cui concede il privilegio di essere giudicati da un tribunale composto da feudatari minori

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