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La rinascita dell'anno 1000

Rivoluzione Agraria: tra i secoli X e XI la società Europea entrò in una straordinaria espansione economica e culturale e ci fu un forte incremento demografico causato dai disboscamenti (che estendono l’area di superfici coltivabili), nuovi insediamenti e maggior surplus alimentare. L’incremento della produzione agricola fu caratterizzato dall’esaurirsi delle invasioni barbariche, dai mutamenti climatici (clima più caldo e secco) che portarono a un disboscamento e dalla conquista di nuovi spazi agricoli. Vi fu inoltre un aumento della produttività grazie a diverse innovazioni tecnologiche: l’aratro pesante, l’introduzione del cavallo da tiro al posto del bue così da rendere pi veloce l’aratro, il collare da spalla per il cavallo e il giogo per i buoi. Molto importante fu anche la diffusione della rotazione triennale: il campo veniva diviso in tre parti due delle quali erano coltivate mentre solo la terza lasciata a riposo (lasciata per le erbe spontanee). Prima c’era la rotazione biennale. Venne inoltre introdotto la pratica della semina differenziata: ogni anno in una delle due parti coltivate si seminavano i cereali autunnali come il frumento e nell’altra i cereali primaverili cole l’orzo, così da ridurre i rischi dei cattivi raccolti, da equilibrare l’alimentazione e da reintegrare la fertilità dei campi.


La rinascita delle città: a partire dal XI secolo si assiste a un rifiorire dei centri urbani: la popolazione cresce, e la vita economica e mercantile entrano in una fase di grande sviluppo. Le città hanno struttura circolare, con al centro la cattedrale e l’edificio del governo cittadino. Le mura delle città dividevano la città dalla campagna che erano ambienti diversi culturalmente e socialmente. Si svilupparono l’economia e il commercio, e si riprese anche l’economia monetaria.

La signoria di Banno: intorno al 1000 si colloca la diffusione della signoria di banno (tedesco, significa “comando”) favorita dall’evoluzione del feudalesimo e dall’incastellamento. Tra il IX e il XI sec il beneficio feudale diventò bene ereditario e nel X e XI sec. l’autorità del sovrano venne meno con l’ingrandirsi dei poteri locali. Il signore iniziò a esercitare su chi abitava nel territorio a lui soggetto sia i diritti della signoria terriera sia quelli con funzione di difensore militare (dominatus loci). I compiti principali del signore erano di amministrare la giustizia e di difendere i territori circostanti: questi non erano gratuiti ma accompagnati dall’imposizione di tasse.

Il rinnovamento della chiesa: nei sec. X e XI le istituzioni ecclesiastiche erano inserite nelle strutture politiche tanto che i signori consideravano monasteri e vescovati come parti dei loro beni e essi nominavano vescovi e abati o addirittura assumevano loro stessi il titolo di abate. Fu così avvertita la necessità di un radicale rinnovamento che allontanasse la Chiesa dalle cose terrene per riavvicinarla ai suoi compiti spirituali. Nel 910 il duca Guglielmo d’Aquitania fondò a Cluny in Borgogna un monastero dove c’era una particolare attenzione alla liturgia e alla preghiera. Molti monaci si unirono ai cluniacensi facendo crescere sempre di più il numero dei monasteri. Venne proposta come unica fonte vera di monachesimo la via ermetica (solitudine) su cui si basano i certosini. Nel 1098 venne fondata in Borgogna l’abbazia di Citeaux che diete il nome all’ordine cistercense che si caratterizzava per la povertà assoluta, la semplicità delle chiese e il ritorno al lavoro manuale abbandonato dai cluniacensi. La Chiesa era “malata” e percossa dalla simonia (accedere alle cariche ecclesiastiche mediante pagamento) e dal concubinato (ai figli dei preti venivano date cariche ecclesiastiche). Enrico III elesse 4 papi tedeschi tutti favorevoli a una riforma della Chiesa contro la simonia. Il più notevole dei 4 fu Leone IX che conquistò il papato il quale divenne in centro della riforma e il punto di riferimento. Ci fu lo scisma (1054) con cui la Chiesa Cristiana si divise in cattolica e ortodossa. Nel 1059 papa Niccolò III emanò un decreto che escludeva ogni ingerenza laica nell’elezione papale. Dall’XI secolo ebbe inizio lo scontro “per le tre investiture” tra papato e imperatore. Nel 1075 il papa Gregorio VII vietò che i vescovi fossero investiti nelle loro cariche da un re o un imperatore. L’imperatore Enrico IV depose il papa il quale rispose scomunicando (la scomunica poneva fine alla vita spirituale dell’imperatore e scioglieva i sudditi dall’obbligo di fedeltà al sovrano scomunicato; così i tedeschi insorsero e si misero al fianco del papa) l’imperatore nel 1076. Gregorio fu costretto a incontrare da penitente il papa che tolse la scomunica nel 1077. Senza sottostare al papa l’imperatore si scontrò con i ribelli in Germania e in seguito con il Papa costringendolo a ritirarsi in Castel S’Angelo. Egli fu salvato dai normanni che lo portarono a Salerno dove morì nel 1085. La sua morte non pose fine al conflitto. Nel 1111 a Sutri il Papa Pasquale II e l’imperatore Enrico V strinsero un accordo secondo il quale l’imperatore non avrebbe più interferito con la nomina dei vescovi e questi avrebbero restituito tutti i poteri e i redditi di origine regia. Pochi anni dopo con il concordato di Worms (1122) tra Enrico V e papa Callisto II si decise che i vescovi sarebbero stati eletti dagli ecclesiastici ma avrebbero ricevuto un’investitura temporale da parte dell’imperatore che, in Italia, avveniva dopo la consacrazione, e in Germania prima. Si concluse così in conflitto tra impero e papato.

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