Riforme della Chiesa e le lotte per l'investitura

La Chiesa, a partire dal IX–X secolo era particolarmente corrotta: molti vescovi diventavano funzionari pubblici o potenti feudatari e vendevano i sacramenti (Cresima, Battesimo). Nei loro confronti vi erano accuse di simonia, comportamenti immorali e concubinato (molti costruivano una famiglia in modo tale da permettere ai figli di detenere il potere).
L’autorevolezza della figura del papa era posta in discussione, spesso non erano visti come figure autorevoli sia dal punto di vista politico che spirituale.

Nacquero dei nuovi ordini monastici tra il X e il XI secolo che richiedevano un profondo rinnovamento della Chiesa, come i cluniacensi o i certosini. Loro predicavano principalmente il ritorno alla purezza delle origini e alla povertà. Attiravno così donazioni da parte dei fedeli, con le quali fu costruita una rete di nuovi monasteri in tutta Europa collegati tra loro. Coloro che lottavano contro la Chiesa vennero considerati eretici (come i patarini).

Furono creati altri movimenti promossi inizialmente da individui esterni all’ordine eclesiastico, i qualis si appellavano all’ideale evangelico di povertà. Uno degli ordini di prima formazione fu quello dei patarini (“straccioni”) nato a Milano e che contestava duramente la ricchezza e l’avidità dell’alto clero cittadino. un altro ordine furono i valdesi, da Valdo, un ricco mercante di Lione che subì una condanna papale e poi una scomunica formale con l’accusa di aver discusso di questioni teologiche.

Il papa veniva scelto in base alla famiglia di appartenenza e grazie alle pressioni delle fazioni nelle quali si dividevano le più importanti famiglie aristocratiche romane. A metà dell’anno 1000 tre diverse fazioni promossero tre papi diversi; la situazione venne risolta dall’imperatore Enrico III che impose come nuovo papa Clemente II (a lui fedele).
Clemente si impegna in una seria azioni di riforma della chiesa: contrasta le pratiche simoniache e il concubinato.
Nel frattempo tra la Chiesa di Roma e quella di Costantinopoli si creò una situazione di maggiore tensione soprattutto per il desiderio di indipendenza che Costantinopoli e le sue strutture ecclesiastiche volevano mantenere nei confronti del papa. A metà dell’ XI secolo (1054 d.C.) si creò uno scisma religioso, noto come Scisma d’Oriente, che portò le due fazioni della Chiesa separarsi definitivamente e dividersi in due nuove entità religiose: la Chiesa ortodossa e quella cattolica di Roma. Le due fazioni diventarono totalmente indipendenti insieme anche alle loro pratiche rituali e convinzioni teologiche. Alla Chiesa ortodossa si unirono le Chiese cristiane a più stretto contatto con Costantinopoli .

Alla morte di Enrico III la situazione divenne nuovamente caotica fino all’elezione del papa Nicolò II, determinato a procedere sulla via delle riforme, anche se un po’ diversa rispetto a quella promossa da Enrico.
Il nuovo papa promulga il "Decretum in electione papae", nel quale sovvertiva radicalmente il Privilegium Othonis: il papa aveva il diritto di scegliere i cardinali (i vescovi delle basiliche di Roma e dintorni), la scelta effettuata doveva essere poi confermata per acclamazione dal popolo romano. Quindi l’imperatore non aveva più alcun ruolo in questo campo.

Pochi anni dopo scoppiarono le lotte per le investiture tra Imperatore e papa: precisamente tre l’imperatore Enrico IV e il papa Gregorio VII. Quest’ ultimo infatti nella metà dell'XI secolo dichiarò nulle tutte le investiture vescovili fatte dall’imperatore negli anni precedenti e pubblicò il "Dictatus papae" dichiarante che solo il papa poteva nominare o deporre i vescovi, poichè possedeva una carica superiore a quella degli, potendo anche sciogliere i sudditi dal giuramento di fedeltà fatto ai superiori che si comportavano ingiustamente.
Enrico convocò un Concilio di vescovi tedeschi a Worms con cui decise di deporre il papa che, a sua volta lo scomunicò (con la scomunica, i vassalli della persona scomunicata, erano assolti dal loro giuramento di fedeltà). I feudatari di Enrico si ribellarono e l’imperatore si ritrovò a dover chiedere perdono al papa, sottomettendosi ad un rituale di umiliazione in cui doveva passare tre giorni e tre notti nudo con solo un saio addosso, senza mangiare né bere in mezzo alla neve. Dopo il pentimento il papa gli rimuosse la scomunica.

Enrico IV iniziò nuovamente ad eleggere vescovi come se nulla fosse e depose nuovamente il papa grazie all’aiuto di vescovi filo-imperiali; Gregorio lo scomunicò nuovamente, ma Enrico assicurato il suo potere in Germania, scese in Italia con un esercito ed entrò a Roma. Il papa fu costretto a rinchiudersi a Castel Sant’Angelo dove invocò l’aiuto dei Normanni. Essi, scesi a Roma in aiuto del papa si abbandonarono a saccheggi molto violenti che spinsero la popolazione a ribellarsi. La popolazione cacciò così anche Gregorio dalla città che muore a Salerno qualche tempo dopo.

In seguito Enrico V riuscì a raggiungere un accordo con il papa in carica: si trattò del Concordato di Worms (23 settembre 1122) che stabilì come l’investitura religiosa dei vescovi dovesse essere riservata al pontefice, tuttavia in Germania l’elezione poteva avvenire in presenza del sovrano che conferì subito al vescovo anche gli eventuali benefici laici; fuori dalla Germania l’investitura dei vescovi ebbe solo un carattere spirituale e la concessione dei benefici avvenne entro sei mesi dall’investitura.

Si iniziò ad affermare così un maggiore potere del papa, eliminando l’acclamazione del popolo per la scelta del papa e si creò una struttura sempre più monarchica della Chiesa.

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