Riforma religiosa in Polonia

Nei paesi che si affacciano sulle coste meridionali del mar Baltico le comunità tedesche accolsero facilmente le nuove idee luterane. Tuttavia, a causa della compresenza di svariati gruppi etnici e del disordine politico tipico di quell’area, non mancarono ampi spazi di diffusione non solo per il calvinismo, ma persino per le correnti più radicali della riforma, come l’anabattismo e l’antitrinitarismo. D’altra parte la volontà dei ceti feudali di manifestare apertamente la propria autonomia dal potere dei sovrani (unitamente alla disponibilità ad accogliere forza lavoro immigrata) consentivano a tutti i dissidenti dell’Europa occidentale di trovare qui un rifugio contro le politiche repressive delle diverse chiese. Questa sostanziale tolleranza di tutte le fedi (ricordiamoci che fra i contadini slavi era diffusa anche la tradizionale religione ortodossa orientale) fu garantita in Polonia dalla cosiddetta Pax Dissidentium del 1573, anche se non si può certo parlare di libertà religiosa secondo il significato attuale della parola: la tolleranza riguardava ogni volta solo la fede praticata da un nobile e da lui imposta (o accettata) nelle sue terre.

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