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1300 - Regno di Napoli sotto gli Aragonesi

Roberto d’Angiò, definito da Dante “re da sermone”, più adatto alle parole che all’azione, è l’ultimo re capace di conservare il prestigio del regno di Napoli. Egli è molto dotto e gode di grande considerazione, anche se incerto nella sua politica estera. Napoli è con lui un città allegra e pittoresca, come ci descrive anche Boccaccio nel suo Decamerone. La situazione precipita dopo la morte del re, avvenuta nel 1343, a causa del declino economico e dell’inadeguatezza dei suoi successori. Il calo dei prezzi agricoli sia crea spopolamento sia favorisce l’introduzione della pastorizia.
Mentre la nobiltà pensa, tramite l’usurpazione delle prerogative regie e i saccheggi, di riacquistare il prestigio perso, i regni di Giovanna I e Giovanna II, così dissoluti, contribuiscono al disfacimento dello stato.

A Napoli regna così un’anarchia simile a quella della Francia nella guerra dei cent’anni.
Ne approfitta Alfonso d’Aragona, re di Sicilia. Nel 1442, dopo una lotta lunga e confusa, riunisce le due corone.
Nonostante il Regno di Napoli riacquisti prestigio, egli non sa però risolvere i grandi problemi del Mezzogiorno, tra cui lo strapotere delle nobiltà feudali.
Re Alfonso, detto il Magnanimo, elargisce anzi loro una somma di denaro per rifarsi delle perdite subite durante gli anni dell’anarchia feudale.

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