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La peste nera e il crollo dell'economia europea

L’Europa nel Trecento fu colpita da gravissime calamità: si verificò uno sconvolgimento climatico, responsabile di un aumento di piogge, di conseguenza arrivarono le carestie e come se non bastasse ci fu pure l’epidemia di peste. Quest’ultima fu portata probabilmente da topi trasportati da una nave genovese proveniente dalla colonia di Caffa, in Crimea. La base di partenza però sembra che sia stata la Cina dalla quale il contagio si propagò in tutta l’Asia e l’Europa attraverso le vie commerciali. Questo morbo provocava un panico incontrollabile poiché non si trovava nessun sistema per fermare il contagio e per evitare la morte. Molti pensavano che la malattia fosse un castigo divino o che comunque avesse una causa soprannaturale.
Si ebbe un decremento demografico provocato non solo dalla peste ma anche dalla scarsa produzione di cereali che a sua volta provocò il calo dei prezzi e una minore vitalità dei commerci. L’economia quindi p destinata a bloccarsi per cui si verificò l’interruzione dei nuovi dissodamenti e di conseguenza l’abbandono delle terre. La crisi provocò ancora il decremento dei commerci e il crollo delle banche italiane.

A peggiorare la situazione si aggiunsero le continue lotte tra le nuove entità politiche sorte dopo la decadenza delle due istituzioni universalistiche, il papato e l’impero. I nuovi protagonisti dello scenario politico europeo furono gli Stati monarchici, formazioni territoriali sempre più estese governate da un sovrano che concentrava tutti i poteri sulla sua persona, mentre in Italia sorsero le Signorie.
Tra il XIV e il XV secolo la crisi economica favorì le rivolte dei contadini causate dal divieto al libero sfruttamento delle terre d’uso comune e dall’aumento del carico fiscale. Infatti la crisi economica aveva indotto i proprietari ad aumentare i tributi dei contadini. Ciò però provocò una serie di tumulti, che sfociarono in saccheggi, incendi, assalti ai castelli e chiese e assassinii.
In Italia tra i movimenti di protesta ricordiamo la rivolta di fra Dolcino, la quale ebbe carattere sociale e religioso in quanto era sorta per combattere l’arricchimento e la corruzione del clero e predicava il ritorno della Chiesa alla povertà, ma si concluse con la cattura e la condanna come eretico di fra Dolcino.
La crisi però ebbe pure effetti positivi poiché le condizioni economiche e sociali dei contadini migliorarono. Il calo della popolazione contribuì a determinare una diminuzione della manodopera, di conseguenza sii ebbe un rialzo dei salari. Nello stesso tempo nelle campagne, spopolate e prive di forza-lavoro, i signori furono indotti a stipulare contratti più favorevoli ai contadini per la ripresa della attività. Comprendendo poi che la conduzione diretta diventava sempre meno redditizia, i signori trovarono più vantaggioso concedere le terre in affitto ai contadini. In Italia furono frequenti i contratti di mezzadria.

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