La difficile situazione del papa

Ad incoronare Pipino come re dei Franchi il papa fu indotto specialmente dalla necessità in cui si trovava d’assicurare alla santa sede l’appoggio di un uomo di fiducia e di un popolo guerriero contro le minacce dell’impero bizantino e dei Longobardi.
L’imperatore d’Oriente, ora che s’era salvato dall’invasione araba sul Bosforo, aveva rialzato la testa e, secondo il suo solito, si era messo a dettar legge nelle questioni religiose. Tra l’altro, poiché una grossolana idolatria derivava spesso ai cristiani dal culto delle immagini religiose (vietato dalla Bibbia agli ebrei e dal Corano agli Arabi), l’imperatore vietò nel 726 questo culto ed iniziò una grande campagna per la distruzione delle immagini (iconoclastia). E ciò al romano buon senso del papa parve indiscreto, perché erano cose di chiesa che non riguardavano l’imperatore, ed anche fuor di luogo, perché ben altra cosa è la devozione cattolica davanti alle immagini di Dio, della Madonna e dei santi, dal culto pagano degli idoli. Distruggere le immagini per stroncare le superstizioni che esse possono suggerire alla gente ignorante era un po’ come tagliar le teste per guarire l’emicrania. Le immagini, giustamente considerate come simboli e motivi di devozione, erano un legittimo sussidio umano per accendere la pietà religiosa; e distruggerle — aggiungiamo noi — era come tagliare ogni rapporto del cristianesimo con la civiltà classica, che è piena di figurazioni umane del divino, ed ostacolare lo sviluppo delle arti, che son nate e cresciute nelle chiese. Ecco perché il papa, benché Roma fosse dominio bizantino, si ribellò all’imperatore d’Oriente e si impegnò in lotta accanita contro gli iconoclasti.
In questa lotta si intromisero molto accortamente i Longobardi, che ai primi del secolo erano tornati al cattolicesimo restaurando l’autorità della monarchia. L’occasione era magnifica: schierandosi dalla parte del papa. essi potevano muovere con tutte le benedizioni alla conquista delle terre italiane rimaste ai bizantini. Ma al papa questa ripresa delle conquiste longobarde in Italia non piaceva punto. Lo zelo cattolico di quei barbari avidi di preda non dava molto affidamento; e c’era il pericolo per Roma di sfuggire a un padrone lontano, l’imperatore, per trovarsi poi strettamente incastonata tra i ducati longobardi.
Finché la riscossa longobarda si compì con la guida di un re sinceramente pio, Liutprando (712-744), il papa si adattò: elogiò lo zelo e lo frenò, approvò qualche conquista, ma tenne discoste le milizie longobarde dal ducato romano, si fece cedere nel 728 il castello di Sutri che Liutpraudo aveva tolto ai Bizantini; e fu questa la prima origine del potere temporale dei papi. Il re Liutprando, sempre devoto, morse il freno e obbedì.
Ma, quando poi il regno venne nelle mani di Astolfo, un fiero soldato di pochi riguardi,
il papa s’allarmò e, a buon conto, aiutò il figlio di Carlo Martello a fondare una nuova dinastia (Carolingia) in Francia, col proposito di servirsene come spauracchio o castigo sui Longobardi d’Italia. Proprio per questo papa Stefano II fece nel 754 quel gran viaggio fino a Parigi, per incoronare Pipino.

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