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Ottone III e la restaurazione dell’Impero

Il giovane Ottone III ricevette dalla madre Teofane e dal suo precettore privato, il monaco Gerberto d’Aurillac (uno degli uomini più colti del tempo), un’educazione caratterizzata dal culto per l’antica Roma e dall’idea dell’Impero come depositario di una funziona universale. Gerberto vantava per l’epoca una profonda conoscenza degli autori dell’antichità, ma era anche interessato alla scienza e alle dottrine dei musulmani; gli si attribuiva l’invenzione di un complicato abaco (una specie di pallottoliere) in grado di realizzare in tempi brevi divisioni e molteplicazioni complesse. Egli, inoltre, aveva conosciuto Ottone I sia Ottone II e aveva difeso i diritti di Ottone III quando questi era bambino.
uando Ottone III intraprese la sua azione politica, come ha scritto lo storico Jan Dhondt, “un romantico e impetuoso giovinetto si trovò allora a reggere le sorti dell’Occidente. Aveva ricevuto un’educazione più accurata di quella che solevano allora ricevere i principi: parlava greco e latino. Non si curava di nascondere il suo disprezzo per i rozzi e incolti costumi sassoni, cui preferiva di gran lunga le raffinatezze della vita bizantina. Come imperatore, si sentiva chiamato a reggere il mondo secondo la volontà di Dio: ma nella Chiesa non vedeva che la sua ancella e nel papa tutt’al più uno dei suoi vescovi”.

Ottone III riportò la sede imperiale a Roma e, soprattutto in Italia, si propose come nuovo Costantino (il primo imperatore cristiano). Non a caso Ottone III, dopo aver fatto e disfatto pontefici, innalzò al soglio di Pietro il suo ex maestro Gerberto d’Aurillac e gli fece assumere il nome di Silvestro II: Silvestro I, infatti, era stato il pontefice cui si attribuiva il battesimo di Costantino e al quale lo stesso imperatore avrebbe fatto la famosa – quanto falsa-donazione (cioè la cessione alla Chiesa dell’autorità su Roma, l’Italia e le province occidentali dell’Impero).
Anche ora, papa Silvestro II e l’imperatore tedesco, quasi settecento anni dopo, intendevano collaborare per un rinnovamento dell’Impero e della cristianità.
Il grande disegno universalistico di Ottone III suscitò, però, le reazioni tanto dell’aristocrazia tedesca, che non gli perdonava il maggiore prestigio attribuito all’Italia, quanto dell’aristocrazia italiana e in particolare romana, abituata a controllare l’elezione papale e a godere di una autonomia che l’imperatore non poteva tollerare. In questo contesto si costrinsero Ottone III a fuggire da Roma. Ottone III, così, morì nel 1002, all’età di ventidue anni, mentre Silvestro II morì l’anno successivo.

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