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Nel clima delle città governate dai vescovi, le potenze di spicco (mercanti, commercianti, artigiani) si organizzarono nella formazione prima di un autonomia cittadina e poi nella formazione di comuni. Però fu soltanto nell’Italia centro-settentrionale che i comuni acquisirono la piena sovranità. Per spiegare il fatto che solo nell’Italia centro settentrionale si svilupparono i comuni concorrono diversi motivi: in primo luogo le città italiane erano molto ricche. In secondo luogo il regno italico era protagonista di una disgregazione del potere pubblico; infatti l’imperatore non governava più e il potere dei vescovi si andava sempre limitando. In Italia meridionale i Normanni imposero un sistema più rigido e impedirono ogni genere di potere autonomo. I modi, le condizioni e i tempi di comparsa dei comuni in Itali settentrionale sono differenti, ma la cosa che li accomuna è il fatto che queste istituzioni indipendenti riescono a gestirsi nominando dei rappresentanti chiamati consoli. Un esempio significativo è quello della città di Milano la quale nasce dall’unione dei vassalli dei vescovi e dai cittadini più ricchi. Un altro esempio è quello delle città di Genova la quale nasce dall’unione di federazioni militari rionali. Altri casi sono quelli di Asti e Perugia, il comune nacque dall’unione tra i membri di importanti famiglie mercanti. Inoltre il passaggio delle città governate dai vescovi ai comuni si può dire fatto solo con la testimonianza della presenza dei consoli. I quali erano a capo del governo e avevano svariati poteri.

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