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All'inizio del nuovo millennio, la Chiesa stava attraversando una progressiva decadenza morale: la maggior parte del clero era costituita da figli cadetti, desiderosi di diventare vescovi solo per arricchirsi e privi di una vocazione religiosa. Le cariche ecclesiastiche erano talmente ambite che i nobili erano addirittura disposti a pagare somme di denaro ingenti pur di ottenerle, macchiandosi del reato di simonia. inoltre, violavano l'obbligo del celibato, vivendo in concubinato.
Questa situazione causò la ribellione del clero regolare, cioè degli ecclesiastici che avevano intrapreso determinate scelte di vita per una vera vocazione. Essi condannavano la corruzione della Chiesa, chiedendo una riforma spirituale della Chiesa. Si svilupparono così nuovi ordini religiosi, come quello dei clunicensi (monasteri che dipendevano direttamente dal pontefice), dei camaldonesi e vallambrosiani.
Questa riforma era necessaria anche dai laici, soprattutto dalle città rette dai vescoviconti, così la ribellione si scatenò e moltissimi vescovi vennero cacciati dalle città. La riforma accadeva proprio quando il potere imperiale era in crisi poichè il successore di Enrico III, Enrico IV, era ancora minorenne. così, nel 1058, i riformatori eleggono come pontefice uno dei loro rappresentanti, Niccolò II, che rivendicò l'autonomia del papato e la libertà di eleggere il pontefice. Precedentemente veniva eletto su acclamazione del popolo e del clero, ma in seguito, questo ruolo venne sostituito dagli imperatori.

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