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L'Occidente tra V e XI: Una nuova civiltà

Il Medioevo è considerato il periodo intermedio tra l’età antica e l’età moderna. I medievali ritenevano che la loro epoca fosse la continuazione del mondo classico. Gli umanisti, invece, si resero conto delle differenze (spirituali, economiche e sociali) che vi erano rispetto all’età precedente.
Il Medioevo ha una durata di circa dieci secoli: va 476 a.C. (caduta dell’impero romano d’Occidente) al 1492 (scoperta dell’America). Solitamente viene diviso in Alto Medioevo (476 a.C. – XI secolo) e Basso Medioevo (XI secolo – 1492).
Dopo la separazione dell’Impero romano d’Oriente da quello d’Occidente e dopo le ondate di migrazione dei popoli germanici, il mondo Mediterraneo rimase diviso in due parti: quella orientale organizzata intorno all’impero bizantino, e quella occidentale composta da numerosi Stati romano-germanici. La nascita dell’impero islamico modificò la situazione della civiltà mediterranea, infatti si vennero a formare tre diverse aree di popolamento e di espansione:

- L’area bizantina, che si estendeva nel Mediterraneo ed era quella più organizzata e più solida, in quanto costituiva un organismo politico, culturale, economico e militare molto potente, i cui fattori di questa stabilità erano la flotta e la burocrazia;
- L’area islamica, che comprendeva il territorio che andava dalla Spagna all’India ed era quella più dinamica e una civiltà, come quella bizantina, soprattutto marittima, basata quindi su un’economia mercantile.
- L’area dei regni romano-barbarici, che comprendeva la Gallia, la Germania, l’Italia centro-settentrionale e parte delle isole britanniche, era la più arretrata e povera ed era una civiltà di tipo rurale.
Quest’ultima, divenne una vasta area di incontro di popolazioni diverse: vi erano regioni in cui prevalse più l’elemento romano, altre in cui prevalse più l’elemento germanico. Dal punto di vista politico questi regni erano deboli, per questo alcuni crollarono o perché non riuscirono a costituire un efficace sistema di governo o per spinte esterne.
Negli anni di caos politico che seguirono il crollo dell’Impero romano, la Chiesa occidentale estese progressivamente la sua autonomia. Il papato per accrescere la sua autonomia dall’Impero d’Oriente e per proteggersi dai longobardi cercò un appoggio politico nel Regno dei Franchi. L’accordo fra la Chiesa e i Carolingi sancì la rinascita dell’Impero con l’incoronazione di Carlo Magno come imperatore del Sacro Romano Impero: Sacro perché era stato incoronato dal Papa e Romano perché fondato sulla tradizione romana.
Con Carlo Magno si ebbe la rinascita dell’Impero, la cosiddetta “rinascita carolingia”: egli dette impulso al commercio, all’industria e alle arti e si impegnò anche a diffondere l’educazione istituendo scuole e biblioteche. Inoltre divise il territorio in manche e contee, affidate a marchesi e conti, che erano controllati dai missi dominici. Il sistema era basato sulla fedeltà: conti e marchesi promettevano obbedienza al sovrano diventando suoi vassalli.
Dopo la morte di Carlo Magno e le lotte per la successione, si giunse al trattato di Verdun, con il quale l’impero venne diviso ai tre figli di Ludovico il Pio: Lotario, Ludovico e Carlo il Calvo. Nacquero così tre regni separati che furono unificati per breve tempo da Carlo il Grosso. Successivamente si ebbe il definitivo smembramento dell’Impero e si formarono i primi regni feudali.
Dopo il frazionamento dell’Impero furono gli imperatori germanici, da Ottone I a Federico II a far rivivere l’idea di dominio universale. Ottone I fu incoronato dal Papa imperatore del Sacro Romano Impero Germanico. Il suo progetto consisteva nell’imporre l’autorità imperiale su quella pontifica, combattere la feudalità laica mediante l’istituzione dei vescovi-conti ed estendere il proprio dominio su tutta la penisola italiana.
In questo periodo si diffuse un nuovo tipo di società: il feudalesimo. L’imperatore, in cambio di fedeltà, affidava appezzamenti di terra (feudi) ai contadini, che divenivano vassalli. Essi, in seguito, con il capitolare di Quierzy, riuscirono ad ottenere l’ereditarietà dei feudi maggiori e successivamente con la constitutio de feudis ottennero anche l’eredità di feudi minori. Con la diffusione del feudalesimo si indebolì il potere centrale. La società era divisa in nobiltà, piccoli proprietari, artigiani, commercianti e lavoratori della terra in condizioni di semischiavitù o di liberi coloni. L’economia tipica di questo periodo viene detta curtense: si produceva solo ciò che serviva per la sopravvivenza. La Curtis era divisa in due parti: la pars Dominica, gestita direttamente dal proprietario, e la pars massaricia, costituita dai territori concessi ai coltivatori, i quali avevano l’obbligo di prestare una quota di lavoro alla terra del signore (corvèes). La popolazione viveva in condizioni di estrema miseria: le terre erano poco produttive a causa dell’arretratezza delle tecniche agricole. A questo si aggiungevano carestie ed epidemie che decimavano la popolazione.

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