La Sicilia normanna, una società multietnica

Anche per la sua collocazione al centro del Mediterraneo e per le numerose popolazioni che si erano avvicendate sull’isola, la Sicilia rappresentava un vero e proprio punto di incontro tra Oriente e Occidente, un luogo in cui convivevano diverse culture: quella latino - occidentale da cui provenivano i Normanni, quella greco - bizantina, che aveva posto lì le sue radici fin dall’VIII secolo a.C., e quella arabo - islamica, che aveva profondamente mutato le condizioni culturali ed economiche dell’isola.
I Normanni seppero far tesoro degli apporti di tutte queste tradizioni culturali, cui si andava ad aggiungere una quarta, quella ebraica, che rimase un po’ ai margini rispetto alle altre, ma non fu mai discriminata né oppressa come avvenne in epoca medievale in altri luoghi d’Europa, specialmente in occasione delle crociate. Gli storici dell’arte, riferendosi all’architettura normanna di Sicilia, parlano di una grammatica e di una sintassi occidentali e di un vocabolario arabo e bizantino.

Il centro della Sicilia normanna era la sua capitale, Palermo, una vera e propria metropoli islamica. Gli Arabi l’avevano scelta per la sua posizione geograficamente e culturalmente più vicina al mondo maghrebino rispetto alle città della costa orientale, come Messina o Siracusa, che avevano avuto invece un ruolo di primo piano sotto il dominio bizantino. All’inizio dell’epoca normanna Palermo, che contava parecchie moschee (oltre trecento secondo il viaggiatore arabo Ibn Hauqal) e una popolazione prospera e numerosa (tra i ventimila e i centomila abitanti, comunque ben al di sopra delle altre metropoli europee, inferiore solo a Costantinopoli, Cordoba e Baghdad), occupava il centro della rete commerciale marittima dell’area mediterranea.
I Normanni non mutarono molto la fisionomia della città: si limitarono a riportare l’antica cattedrale, che era stata trasformata in moschea, al culto originario. Il gruppo minoritario della componente latino-cristana della città fu incrementato dai due Ruggeri, favorendo l’immigrazione di gruppi provenienti dalla penisola, e in particolare dall’Italia del Nord; Arabi, Ebrei e Greci erano tollerati, ma non dovevano rimanere l’elemento dominante. Soprattutto per i quadri dirigenti, sia nell’amministrazione pubblica che in quella ecclesiastica, furono chiamati influenti e colti personaggi d’Oltralpe: inglesi e francesi, soprattutto, ottennero incarichi di rilievo alla corte normanna di Palermo e nelle sedi vescovili del Sud.
Iscrizioni plurilingui, anche funerarie, dimostrano che la Palermo normanna era una capitale veramente multietnica. Gli Arabi vennero integrati nel sistema militare: i fenomenali arcieri musulmani risultarono determinanti in più di una battaglia. Le loro conoscenze in ambito scientifico, e in particolare geografico, furono particolarmente apprezzate da Ruggiero II, che incaricò l’arabo al-Idrisi di redigere una descrizione del mondo, corredata di una carta della Terra: ne nacque, dopo 15 anni di ricerche, il libro di Ruggiero, importantissima testimonianza delle conoscenze geografiche dell’epoca

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