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La nascita dell'Islam

L'Arabia preislamica

Gli storici greci e Romani parlano nelle loro opere di fiorenti civiltà sviluppate in Arabia, o meglio in quella che essi definiscono ( Arabia felix "felice"), la spiegazione di questo appellativo si può far risalire alla presenza di pietre preziose, di oro e soprattutto di aromi quali la mirra e in particolare l'incenso che poteva essere estratto solo da piante di quella regione.
I beduini, tribù nomadi del deserto
Nelle zone desertiche che si estendono nella parte centrale della penisola vivevano tribù nomadi di beduini (abitanti della steppa) dedite alla pastorizia e alle razzie. Nelle oasi e sulle coste del mar Rosso, cioè dove le condizioni ambientali erano migliori, si erano stanziati agricoltori, artigiani e commercianti che popolavano centri di modeste dimensioni.
La presenza del deserto sembra aver segnati alcuni tratti del carattere e del comportamento della popolazione araba, e in particolare di quella nomade: un forte senso di appartenenza al proprio clan, un grande coraggio, un forte attaccamento alla libertà, l'abitudine alla razzia e il vivissimo senso di ospitalità. La donna aveva una posizione non molto dissimile da quella dell'uomo.
Alla base dell'organizzazione delle popolazioni nomadi vi era la tribù, a capo della quale veniva eletto uno sceicco (sayyid,in arabo) che in realtà aveva poteri limitati difatti non poteva emanare leggi. In tempo di guerra lo sceicco veniva sostituito da un comandante militare (rais).
La tribù era collettivamente responsabile degli atti di tutti coloro che ne facevano parte, per questo spesso scoppiavano guerre fra tribù.
Il mosaico di religioni e La Mecca
Per quanto riguarda la religione, quasi ogni tribù aveva proprie dei o demoni sovente venerati sottoforma di pietre, di alberi o anche di corpi celesti.
I simulacri delle varie divinità erano custoditi in recinti sacri posti all'interno di piccoli centri che sorgevano nel deserto o lungo le piste carovaniere. Il più importanti di questi santuari sorgeva al centro della città sacra de La Mecca.
Annualmente gli arabi si recavano in pellegrinaggio nella loro città sacra, sospendendo per l'occasione ogni conflitto, nel medesimo recinto sacro che accoglieva tutti i loro dei si trovava anche la "kaàba", ossia un edificio di forma cubica destinato a custodire la cosiddetta "pietra nera" (probabilmente un meteorite), che si diceva fosse caduta sulla terra per volontà divina e che originariamente era bianca e fosse diventata nera a causa dei peccati degli uomini.
Ogni primavera a La Mecca si organizzavano fiere e mercati. In questa situazione Maometto iniziò a predicare una nuova religione che costituì il cemento per l'unificazione del popolo arabo.
Maometto e la nascita dell'Islam
Secondo la religione Maometto ("il lodato") nacque a La Mecca attorno al 570, suo padre era un commerciante di modeste condizioni economiche che morì prima della nascita del figlio. La madre non sopravvisse di molto al marito, e Maometto si ritrovò orfano a soli 6 anni. A venticinque anni sposò Cadigia, una ricca vedova de La Mecca.
A La Mecca nel corso dei suoi viaggi Maometto ebbe l'opportunità di entrare in contatto con i membri delle comunità ebraiche e cristiane.
La religione di Maometto e l'Ègira
La carriera profetica di Maometto iniziò attorno al 610 quando all'età quarant'anni, ritiratosi sul monte Hirà ebbe delle visioni e sentì delle voci. Fu qui che maturò la sua religione monoteista, incentrata sul culto di un unico dio (Allah) di cui egli si proclamò profeta.
Le sue visioni furono successivamente raccolte in un libro che divenne il libro sacro degli arabi,il "corano". Ebbe così inizio la predicazione di Maometto che dapprincipio incontrò molte ostilità, infatti la nuova religione urtava gli interessi delle classi più abbienti. La nuova religione trovò seguaci tra i più poveri e si diffuse tra gli scontenti che vedevano nella promessa di una vita ultraterrena (predicata da Maometto) la possibilità di una ricompensa delle privazioni e delle ingiustizie di cui erano vittime. In realtà la religione di Maometto e il monoteismo costituivano una sfida alla società araba.
Il monoteismo infatti condannava il culto degli idoli custoditi nei santuari, ma erano negate anche le tradizioni tribali.
L'ostilità che colpì Maometto fu tale da indurlo nel settembre del 622 a trasferirsi a Medina, questo evento detto Ègira (migrazione) segnò l'inizio di una nuova epoca per il mondo arabo e corrisponde all'anno inaugurale del calendario musulmano.
La predicazione a Medina
Fu a Medina che la predicazione di Maometto ebbe risultati più promettenti al punto che i Medinesi lo riconobbero come capo religioso e militare, con il sostegno dei clan Maometto iniziò una guerra di imboscate e di razzie contro i suoi nemici de La Mecca conquistando un numero elevato di prosèliti, quando nel 630 (l'anno ottavo dell'Ègira) fece il suo trionfale ritorno alla Mecca, ormai convertita all'Islam, gli idoli furono abbattuti e i seguaci di Maometto furono ormai padroni della città santa. Nei successivi due anni Maometto riuscì ad estendere l'orizzonte dell'Islam oltre i confini della piccola patria, i seguaci giunsero fino ai confini dell'impero bizantino.
Maometto morì l'8 giugno del 632 tra le braccia della sua prediletta moglie Aisha.
L'Islam dopo Maometto
Al momento della morte di Maometto la penisola arabica era unificata, per la prima volta nella sua storia, in una sola confederazione di tribù, ma dopo la morte di Maometto era necessario rafforzare l'unità dei popoli arabi impedendo che la rivalità fra tribù avesse di nuovo il sopravvento.
Il problema principale fu la successione di Maometto. Infatti da un lato vi era l'aristocrazia de La Mecca che tendeva a far prevalere il principio della trasmissione del potere per via ereditaria, e aveva designato come successore del profeta suo genero Alì, che aveva sposato la figlia di Maometto Fatima. Dall'altro lato invece c'erano i compagni di Maometto che gli erano stati a fianco sin dai tempi della fuga da La Mecca, e che propendevano per l'elezione del suo successore.
Prevalse proprio quest'ultima soluzione e per un trentennio si succedettero alla guida dell'islam 4 califfi elettivi (califfo=vicario), e furono: Abu Bakr, che erano stati tra i primi seguaci del profeta, Othman e Ali il genero di Maometto.
Il Gihad e l'avanzata dell'Islam
Maometto prima di morire aveva esortato il popolo arabo a restare unito e a imporre l'islamismo nel mondo; i califfi attuarono una politica espansionistica con cui gli arabi conquistarono vastissimi territori, abbatterono l'impero sasanide e sottrassero gran parte dei possedimenti ai Bizantini.
Alla base dell'ideologia politica islamica c'era il concetto di guerra santa, Gihàd: in nome di questo precetto la comunità doveva impegnarsi a trasformare in territorio dell'Islam tutte le zone occupate dagli infedeli.
Inoltre la religione islamica assicurava a tutti i combattenti caduti per la fede il paradiso descritto nel Corano come un luogo pieno di delizie terrene, ricco di frutti, giardini, fontane e abbellito da splendide fanciulle.
La società Islamica
In seguito alle sue conquiste l'Islam risultava sempre più caratterizzato dalla presenza di popoli, attività, rapporti sociali estremamente diversificati.
Furono numerose le conversioni e non tutte dettate da semplice opportunismo: infatti molte delle popolazioni sottomesse accettarono di buon grado i principi espressi dall'Islamismo, che era una religione potenzialmente rivolta a tutta l'umanità e aperta ad accettare l'ingresso di nuovi fedeli.
Vennero fondate molte nuove città che erano anche centri amministrativi e giudiziari in cui la legge islamica costituiva la norma fondamentale per la coesistenza: gli ulema dovevano controllare che le norme del Corano venissero rispettate, i cadi esercitavano la giustizia sempre secondo il Corano e si occupavano dei rapporti sociali, della famiglia, delle regole del commercio e della successione. Vi erano poi gli emiri che governavano la città in rappresentanza dei califfi.

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