Libri e copisti negli scriptoria monastici

La vita religiosa necessita di un'istruzione perché il monaco fosse in grado di meditare sulle sacre scritture. Da qui emerse la necessità di creare scuole monastiche a uso interno alle quali accedevano i novizi, e un patrimonio librario dell'abazia. Le continue guerre e incursioni, insieme con il disinteresse per la coltura di nuovi ceti dirigenti germanici, avevano rapidamente portato alla riduzione della produzione e della circolazione libraria. I monasteri divennero dunque gli unici centri in grado di raccogliere, riprodurre e custodire i codici ancora superstiti. Questo causò un fitto e fruttuoso scambio di libri tra le varie abazia. In particolare abbazie come Montecassino, Nonnantola, Farfa, Bobbio in Italia, Corbie, Laon, Luxeull in Francia, Fulda in Germania, San Gallo in Svizzera ebbero a loro disposizione i mezzi per costituire importanti scriptoria, dove la trascrizione giunse a tali livelli di perfezione formale da originare addirittura la tipizzazione di scritture liberarie peculiari delle diverse comunità monastiche ( come per la scrittura minuscola beneventana di Montecassino).

Lo scriptorum era uno dei pochi locali dell'abbazia che la Regola permetteva di riscaldare d'inverno. Si trattava di una sala spaziosa, ben illuminata da numerose finestre; nella posizione più idonea a ricevere la luce si trovavano i banchi su cui lavoravano i monaci copisti i quali, per non interrompere il proprio lavoro nelle ore di luce generalmente erano sollevati dall'obbligo della preghiera comune alla terza.

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