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La rinascita dopo l'anno mille

Introduzione
Intorno all’anno 1000 si registrò in Europa una svolta decisiva nella vita e nei costumi dei popoli. Con lo stanziamento delle varie popolazioni barbariche nelle diverse regioni d’Europa, si ebbe la cessazione delle terribili invasioni, che affliggevano da tempo il nostro continente. La vita, quindi, si andò normalizzando e di conseguenza si verificò un vigoroso incremento demografico, tanto che la popolazione in tre secoli quasi si triplicò,con un enorme vantaggio per l’economia, perché si ebbero più braccia disponibili per il lavoro agricolo ed artigianale. Le spopolate città, perciò si rianimarono; sorsero nuovi centri urbani e rurali; si strapparono ai boschi e ai pascoli terreni per la coltivazione e intere regioni vennero bonificate. Le migliorate condizioni di vita influirono direttamente sulla salute degli abitanti, che videro così allontanarsi lo spettro delle epidemie, molto frequenti nei secoli precedenti unitamente alle guerre, alle invasioni, al brigantaggio e alle carestie. Alcune invenzioni influirono sul progresso dell’agricoltura, fra queste vi sono la razionale regolamentazione delle acque, che poterono così essere utilizzate per le irrigazioni e ancora meglio, per azionare mulini, che macinavano cereali e olive. L’aratro diviene più pesante per poter scavare con più profondità nel terreno, mentre con l’applicazione del versoio le zolle venivano meglio rivoltate e il terreno potè meglio rinnovarsi. La rotazione triennale delle colture permise il più razionale sfruttamento dei terreni, la più avveduta utilizzazione degli strumenti da traino, come il pettorale che ora veniva applicato al petto e non alla gola dell’animale. Collaborarono a questa fervida attività rurale anche gli ordini religiosi, fra i quali si distinsero i cistercensi, i quali si misero a coltivare vaste estensioni di terreno.

La rinascita delle città
Anche le antiche città si destarono dalla lunga inerzia, dalle campagne numerosi abitanti si riversarono nei centri urbani. Queste situazioni si verificavano in maggioranza fra le fila della piccola nobiltà, che si trovava in disagio per il suo diminuito potere economico. Trovarono conveniente risiedere in città, anche i proprietari terrieri che provenivano dal nuovo ceto, nato dalla liberalizzazione dell’economia, connessa al ritorno del denaro negli scambi al posto del baratto e all’incremento dei commerci. Affluirono nella città anche affittuari, coloni e braccianti, poiché qui riuscivano a trovare maggiori possibilità di lavoro e migliori condizioni di vita. La grande nobiltà feudale preferì rimanere nelle campagne per interessarsi direttamente dalla coltivazione delle terre e per poter sorvegliare meglio i loro averi. I commerci diedero una spinta decisiva alla ripresa delle città, il cui piccolo mondo economico e sociale si aprì all’afflusso di nuove energie. I vescovi erano riusciti ad organizzare nelle singole città una dignitosa forma di vita per il non eccessivo numero di cittadini. Il clero, in tali città, insegnava nella scuola diocesana, s’interessava degli ospedali, organizzava pellegrinaggi, attendeva ad opere di istruzione e di beneficenza. Quindi le città apparivano come un luogo molto sicuro e confortevole in cui vivere; questo spinse altre categorie di persone a trasferirsi dalle campagne in città. Per soddisfare le esigenze di così tanta gente, bisognosa di tutto, fiorirono commerci e il chiuso mondo feudale si aprì man mano alle necessità dei nuovi tempi. In questo periodo nacquero fiere e mercati a cui affluivano abitanti anche dalle città limitrofe. Altri incentivi a rompere l’isolamento feudale furono i pellegrinaggi religiosi, che facevano affluire masse di fedeli. Le città a partire dall’11º secolo ripresero quella che era la loro vecchia funzione, divennero luoghi fiorenti di produzione artigiana e di scambi mercantili con grande vantaggio dei propri abitanti. Man mano che le città si rinfocolavano e si ingrandivano, esse assumevano una nuova struttura sociale, perché gli antichi dipendenti del vescovo o dei feudatari, ribellandosi ai tradizionali padroni, contrastavano la loro autorità e pretendevano responsabilità di governo.

La definitiva rottura del feudalesimo

Vari fattori concorsero ad incrinare la struttura del mondo feudale, ma in modo particolare la ripresa dei traffici, l’uso della moneta, l’aumento della popolazione e la circolazione degli abitanti segnalano il definitivo tramonto del giusto sistema economico e sociale di tale periodo. Gradualmente il chiuso mondo feudale si sfaldava perché la nuova società si apriva ad esigenze sempre nuove. Tra i feudatari laici ed ecclesiastici si veniva a creare un nuovo ceto quello mercantile che con la sua ricchezza minacciava seriamente il secolare strapotere della nobiltà e del clero. I coloni, oppressi dalle costrizioni feudali, preferivano la fuga in città oppure la creazione di altri rapporti con i proprietari fondiari, pertanto le relazioni tra proprietario e contadini incominciavano ad essere poste su altre basi: questi ultimi ricevevano in concessione terre dietro affitto in denaro (censo, livello, enfiteusi). In questo modo la proprietà feudale si andava frantumando e la ricchezza fondiaria perdeva quel valore che per tanti secoli le era stato attribuito.

La rinascita culturale.
Unitamente al fervore di attività c’è da registrare anche una vigorosa rinascita degli studi e della cultura ad opera specialmente della Chiesa. A partire dall’11º secolo la situazione sociale, politica ed economica favorì quella ripresa della cultura che, a sua volta, interagire con le altre attività a consolidar sempre più il progresso e rendere la vita sempre migliore. Le scuole ripresero ad istruire schiere sempre più numerose di giovani secondo il tradizionale indirizzo delle sette arti liberali (grammatica, dialettica, retorica, geometria, musica, aritmetica e astronomia), cosiddette perché erano proprie dell’uomo libero. In quegli anni si fondarono e si affermarono, per iniziativa dei laici, le università, fra di esse raggiunsero grande prestigio quelli di Bologna e di Parigi. L’Università di Bologna si dedicò allo studio del diritto, rimettendo in luce la legislazione romana codificata da Giustiniano; anche Salerno si affermò in quegli anni per la sua università di medicina, che divenne famosa in tutta Europa e che fece conoscere all’Occidente i metodi curativi e chirurgici degli Arabi. Anche l’arte subì l’influsso dei nuovi tempi nacque un nuovo stile architettonico, il romanico, creato e diffuso dai maestri comacini (costruttori e scalpellini, originari di Como che operarono in varie città italiane ed europee nel corso del basso medioevo). Sorsero per la prima volta dopo il crollo dell’impero romano anche edifici civili come palazzi comunali, porte di città, torri e ponti. Infine le lingue neo latine cominciarono ad affermarsi dando l’impulso a quella che sarà la grande fioritura delle letterature romanze.

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