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Il mercante e il banchiere

Il mercante era un viaggiatore fino al periodo studiato:
si muoveva lentamente via terra, più velocemente via fluviale e marittima; doveva avere molta pazienza e molto denaro.
Con lo sviluppo del comune il mercante diventa sedentario.
Nella sede centrale dei suoi affari dirigeva una rete di soci e impiegati; per concludere i contratti di compravendita si faceva aiutare dal notaio e usava sistemi raffinati di tecniche commerciali:
si attribuisce ai mercanti italiani il merito dell’invenzione:
1. del registro a partita doppia
2. delle cambiali o lettere di cambio
3. delle assicurazioni
1 .Si annotava su una colonna i crediti, sull’altra i debiti, cosicché addizionando o sottraendo si poteva ottenere lo stato della contabilità.
Romano sostiene però che i conti per lungo tempo vennero effettuati con i numeri romani e non con quelli arabo-indiani (ciò significa che pur nell’innovazione del registro a partita doppia persiste un elemento di tradizione e quindi di ostacolo)

2. invece di far viaggiare grosse quantità di denaro, operazione pericolosa e faticosa,
il mercante depositava presso un banco il suo denaro e si faceva dare in cambio alcune ricevute che valevano come il denaro depositato.

3. Soprattutto i mercanti che usavano il mare come mezzo per le proprie operazioni commerciali avevano bisogno di coprirsi dal punto di vista del rischio. Così nacquero le prime assicurazioni che in qualche modo li tutelavano.

Col tempo si formarono compagnie di banchieri così ricche da fare prestito al Papa o al Re (andavano però spesso incontro al fallimento perché i Re non saldavano i debiti > vedi Baldi e Peruzzi)
I banchieri guadagnavano in molti modi: prestavano ad interesse denaro ai propri clienti anche se l’usura restava vietata dalla chiesa (per questo veniva praticata dai cittadini non-cristiani, spesso da ebrei); ma ormai un tasso di interessi che non superasse il 20% era ammesso nella pratica quotidiana.
Oltre ai banchieri esercitavano il mestiere di cambiavalute: circolavano infatti molti tipi di monete, diverse di peso e quindi di valore.
Per pagare grosse cifre per merci di lusso era scomodo usare monete con scarsa percentuale di argento.
Firenze, Genova, Venezia a metà del 1200 iniziarono a coniare monete d’oro: il Fiorino, il Genovino e il Ducato.
Le monete d’oro erano segnale sicuro di benessere e ricchezza.
I banchieri sul banco avevano una bilancia in cui pesavano le monete per calcolare il cambio e anche questa poteva essere un occasione di grossi guadagni.

Il mercante doveva conoscere le lingue volgari: in principio la lingua internazionale del commercio fu il francese, per l’importanza delle fiere della Champagne.
Uno dei più antichi testi conosciuti in lingue italiana è un frammento di canti di banchieri fiorentini risalente ai primi decenni del XII secolo.
Nei centri di scambio c’erano gli interpreti ma furono i mercanti i primi a redigere per il proprio uso dizionari bilingui, ad esempio in arabo e latino.

L’impero e i comuni
In Germania, due grandi casate feudali, di Baviera e di Svevia, erano da tempo in lotta per eleggere imperatore uno dei loro.

Sostenitori della casata di Baviera = GUELFI
Sostenitori della casata di Svevia = GHIBELLINI (dal nome di Waibling, un castello dei duchi di Svevia)La lotta si concluse nel 1152 con l’elezione di un re che era imparentato con entrambe le casate:
FEDERICO BARBAROSSA. Federico, nel 1154 decise di scendere in Italia per essere incoronato a Roma.
Al suo passaggio alcuni comuni Ghibellini come Pavia e Cremona, gelosi della potenza dei comuni vicini, accolsero con entusiasmo Federico che a Pavia fu incoronato Re d’Italia.
Dagli altri comuni il Barbarossa fu invece ricevuto con ostilità e lui rase al suolo Tortona (Piemonte), che gli si era opposta.
A Roma intanto si trovava il riformatore religioso Arnaldo da Brescia, che predicava contro la corruzione del clero romao; il popolino romano intanto aderì alla ribellione anti-papale.
Barbarossa, giunto a Roma, sottomise la città, fece prigioniero e poi impiccò Arnaldo da Brescia e liberò il papa Adriano IV che lo incoronò imperatore in San Pietro.

Così Barbarossa torna in Germania.

Nel1158 discese di nuovo in Italia e convocò una dieta cioè la solenne assemblea di tutti i rappresentanti dell’impero, quindi anche dei comuni italiani, ai quali espose il suo programma di riordinamento dell’impero (DIETA DI RONCAGLIA ).
Le città sarebbero state completamente soggette all’imperatore che intendeva nominare un suo podestà per governare con i consoli.
Al comune consolare succede quello podestarile.

Federico voleva che fossero rispettati i i diritti imperiali o regalie della Dieta di Roncaglia:
1. solo l’imperatore aveva diritto di battere moneta
2. imporre pedaggi e tasse
3. amministrare la giustizia
4. radunare l’esercito
5. proclamare la guerra
Le regalie furono elaborate dai grandi giuristi dell’università di Bologna: con esse Federico legittimava il suo potere non solo per giustificazione divina ma soprattutto facendolo poggiare sulla tradizione del diritto romano.

Quindi mentre in tutta l’Europa si rafforzavano le monarchie nazionali, il Barbarossa riaffermava la gestione pubblica del potere attraverso una volontà centralizzatrice contro il disordine dei poteri locali.
Questo progetto fu violentemente osteggiato non dai principi e dai nobili ma dai comuni dell’Italia settentrionale che reclamavano la loro autonomia in quanto avrebbero perso le libertà acquisite e molte font di ricchezza.
Milano, dopo due anni di assedio, fu presa e distrutta.
Federico fece distruggere case, torri, porte, mura dai cittadini dei comuni vicini ostili a Milano; i superstiti dovettero andare in esilio e furono deportati nei sobborghi vicino alla città.

Tuttavia anche i comuni ostili a Milano si accorsero presto della pesantezza della sottomissione all’imperatore.
Allora i comuni si strinsero in varie leghe di cui la più famosa fu la Lega Lombarda con l’adesione delle città del Veneto, della Lombardia e della Romagna.
Milano vene ricostruita con l’aiuto del papa Alessandro III, nemico di Federico che aveva nominato un anti-papa.
In onore di papa Alessandro III sorse Alessandria, città in ottima posizione strategica, perchè sbarrava il passo all’imperatore che scendeva attraverso la Val di Susa.
Federico, nel 1167, scende di nuovo, ma non riesce ad andare oltre Alessandria che fu vanamente assediata per sei mesi.
Nel 1176 vi fu lo scontro decisivo nella Battaglia di Legnano, vicino Milano.
I fanti stavano stretti intorno al carroccio, un carro usato in battaglia a 4 ruote trainato da buoi che portavano l’insegna, su cui stava una campana, la Martinella, i trombettieri e un altare per la messa.
Il carro serviva da momentaneo ricovero per i feriti edera difeso da squadre scelte.
In pace era conservato nella cattedrale della cità.
I tedeschi del Barbarossa furono sgominati e travolti.
1187 > Pace di Costanza > pace tra Barbarossa e i comuni della lega lombarda che riconoscevano formalmente l’autorità dell’imperatore e degli riconosceva quelle libertà che avevano difeso con le armi:
• il diritto di fare guerra
• il diritto di amministrare la giustizia
• il diritto di fissare e riscuotere le tasse
• il diritto di avere magistrature autonome

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