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Dal 476 d.C. al 1122 d.C.

* 476 d.C. Caduta dell’Impero Romano d’Occidente con Romolo Augustolo
Crisi economica dovuta a cause esogene (debolezza politico-militare, pressione sull’impero dalle popolazioni barbare confinanti) e cause endogene (difficoltà a governare lo Stato e ad amalgamarsi con le province, disordine economico, stato troppo esteso e costoso, difficoltà nell’agricoltura, diminuzione degli schiavi, poca resa dei terreni e svalutazione della moneta).

Romani e barbari
I barbari erano quelle popolazioni di origine indoeuropea stanziate intorno al VIII secolo a est del Reno. Erano chiamati anche germani.
Fra Romani e Barbari vi fu un conflitto, ma anche integrazione.
Normalmente si dedicavano all’agricoltura, alla pastorizia e alla metallurgia, ma quando era necessario svolgevano anche il ruolo di soldati per difendere i territori nel confine chiamato limes (lungo Reno e Danubio).

Il motivo per il quale tra romani e barbari si era instaurato un rapporto di integrazione fu la loro conversione al cristianesimo.
Gli unni, un popolo nomade dell’Asia, iniziarono a marciare verso occidente, lungo il Danubio e si scontrarono con le popolazioni che abitavano quelle parti dell’impero. I barbari in questa occasione furono molto utili per difendere i territori nel limes.

Longobardi in Italia
I longobardi arrivarono in Italia guidati da Albonio. Essi penetrarono nell’entroterra conquistando rapidamente le città principali e sconfiggendo le truppe bizantine, le quali avevano ancora sotto controllo le coste e le isole del territorio romano, compresa la parte a sud. Occuparono il Veneto, la pianura padana e posero Pavia come la loro capitale.
Verso il ‘600 fu stipulata la pace con Bisanzio grazie al papa: i longobardi vennero riconosciuti come coloro che avevano il dominio della penisola.
Inizialmente l’integrazione era difficile a causa delle religioni diverse: i longobardi appartenevano alla religione pagana, mentre i bizantini erano cristiani.
Con il passare del tempo riuscirono ad avvicinarsi e nell'VIII secolo la monarchia longobarda (con a capo Liutprando) si convertì al cristianesimo romano.
Nel regno longobardo il potere del re era debole e il dominio non era unitario, ma il potere era frammentato con l’autonomia dei duchi.
Di questo se ne occupò il re Rotari che iniziò un’opera di rafforzamento della monarchia. Egli fece l’editto di Rotari che metteva per iscritto le leggi che regolavano i rapporti fra gli uomini liberi del regno.

L’economia dell’Impero Romano dal V al XI secolo d.C.

Circa il 95 % della popolazione era dedito all’agricoltura, la quale era gestita da servi, coloni e alloderi.
I servi erano quelli che una volta erano chiamati schiavi ,erano soggetti alla volontà del signore: non potevano lasciare la terra, non avevano alcun diritto, non potevano sposarsi senza il consenso. Non erano liberi.
I coloni erano piccoli contadini liberi che effettuavano le corvèes (prestazioni di servizio non retribuite che i coloni erogavano al padrone). Essi ricevevano dal proprietario la possibilità di coltivare un pezzo di terra (manso) che avrebbe potuto sfamare l’intera famiglia e in cambio dovevano pagare un affitto e prestare servizi al signore.
Gli alloderi possiedono pezzi di terra, non pagano tasse, erano esclusi dalle corvèes, ma pagavano per la protezione del signore. Erano liberi

La curtis medievale
Il territorio era diviso in massaricium e dominicum.
Massaricium erano appezzamenti di terreno del signore, affidati ai coloni e alle loro famiglie in cambio di beni in natura e prestazioni di lavoro;
Dominicum era la parte della proprietà che il signore amministra in prima persona, grazie al lavoro fornito dai servi e dai coloni.
L’economia era considerata di sussistenza infatti, a causa dell’arretratezza tecnica e l’impoverimento dei terreni che rendevano molto poco, i contadini provvedevano solamente alla propria sopravvivenza.
Gli scambi commerciali erano quasi del tutto inesistenti (autarchia): gli unici che si mantennero furono quelli per il sale e le spezie del signore.

I franchi e il vassallaggio

I franchi avevano un modello politico di dipendenza personale chiamato vassallaggio.
Al tempo della dinastia dei Merovingi il regno era diviso in quattro parti dotate di autonomia nei confronti del re che era costretto a combattere per il potere con gli altri signori locali.
Il re aveva un ampio patrimonio privato, potere militare e sostegno religioso che lo differenziava dagli altri signori laici fin dalla conversione di Clodoveo al cattolicesimo.
Durante la dinastia merovingia permaneva la lotta tra sovrano e nobiltà. In questo periodo vi era stata l’ascesa dei Pipinidi che puntarono al rafforzamento del ruolo dei vescovi nel territorio per avere il sostegno del papa. Papa Zaccaria infatti approvò l’ascesa di Pipino il Breve che venne incoronato e consacrato re dei franchi.
I Pipinidi attuarono una politica espansionistica che li avrebbe portati a conquistare vasti territori.
Proprio i Pipinidi misero in atto il vassallaggio, ovvero il rapporto di dipendenza personale che si instaurava tra uomo libero, il vassallo ed il suo signore.
Con una cerimonia veniva fatto il patto vassallatico che prevedeva: l’omaggio (giuramento di fedeltà da parte del vassallo al signore dichiarandosi suo uomo) e l’investitura ( parte di terra –beneficio- veniva simbolicamente trasferita al vassallo).
Il vassallo si impegnava a essere fedele al signore, a partecipare alle assemblee e ad aiutarlo sul piano militare; in cambio riceveva la protezione del signore e il feudo che gli veniva sottratto se mancava di questi impegni (fellonia).

I franchi in Italia
Dopo la conquista longobarda della penisola italica ci fu un periodo in cui bizantini e longobardi unirono le proprie tradizioni e raggiunsero l’unità religiosa che ha permesso la possibilità di fare carriera ecclesiastica.

Per rafforzare il rapporto positivo con la chiesa Liutprando fece a papa Gregorio II la donazione di Sutri, che venne considerata come l’atto di nascita dello stato della chiesa.
Con la donazione di Sutri il pontefice si qualificò come piccolo sovrano in grado di concentrare su di se potere spirituale e temporale.
I rapporti tra papa e Bisanzio si guastarono attorno al VIII secolo perché l’imperatore non sopportava l’autonomia del vescovo di Roma. Il papa perciò si alleò con i longobardi per contrastare i bizantini.
I longobardi, attorno la metà del VIII secolo conquistarono Ravenna e il ducato di Spoleto e perciò il papa, che all’ora era Stefano II, chiese aiuto ai franchi per salvaguardare il suolo bizantino.
Pipino, re dei franchi, scese in Italia e sconfisse Astolfo che, dopo non aver restituito tutti i territori conquistati promessi a Pipino, fu costretto a donare alla chiesa alcune città tra cui Ravenna, Forlì e Senigallia.
Dopo Astolfo scese al potere il figlio Desiderio, che ebbe insuccesso. Nel frattempo Pipino venne sostituito da re Carlo che sconfisse i longobardi e poi dilagò in Italia.
Desiderio, assediato a Pavia, si arrese dopo molti mesi.
Grazie a Carlo il papa ottenne anche potere politico.

L’impero carolingio
Carlo Magno salì al potere alla morte del fratello Carlomanno. Egli rafforzò i legami con la vicina area germanica e pose già le premesse di una politica aggressiva ed espansiva verso sud.
Si diresse:
• Italia centro-settentrionale
• La Sassonia
• La Spagna

• Il nord danese
Inizialmente l’unico conflitto da cui non ne uscì proprio vittorioso fu quello contro la Spagna perché ostacolati dagli arabi a Roncisvalle (778). I franchi riuscirono però a ricacciare gli arabi oltre i Pirenei e creò così un impero di grandi dimensioni.
Nel suo impero Carlo riuscì ad restaurare l’idea di potere centrale, forte e rappresentativo, fondata su tre principi:
1. estensione della rete dei rapporti vassallarici
2. assegnazione del controllo del territorio a funzionari imperiali (conti nelle zone di confine, marchesi con compiti amministrativi)
3. controllo della periferia dai missi dominaci (inviati dal signore)
4.
In questo modo il quadro tendeva a riacquistare un suo ordine piramidale.
Carlo era alla ricerca della legittimazione del suo potere da parte del papa con cui aveva un’alleanza segnata dalla sua incoronazione a Roma da papa Leone III (800). Con questa cerimonia il papa dava la legittimità, ovvero la sanzione che il loro potere fosse considerato giusto e accettato da entrambi.
Inoltre Carlo stabilì un accordo con Bisanzio in base al quale l’imperatore d’oriente gli conferiva il titolo di sovrano imperiale perchè, avendo una cronica debolezza militare e difficoltà interne aveva paura di essere attaccato.
Aquisgrana era la capitale dove risiedeva l’imperatore Carlo.

La crisi dell’impero carolingio
Carlo, all’interno del suo impero, favorì una rete di rapporti di fedeltà personale favorendo la riproduzione del meccanismo del vassallaggio.
Questo però permise ai funzionari e vassalli di avvicinarsi sempre di più al potere superiore, e gli effetti sarebbero apparsi già nei decenni successivi alla scomparsa dell’imperatore.
Il fenomeno della sovrapposizione dei ruoli si aggravò dopo la morte di Carlo Magno che aveva consegnato l’impero ai suoi 3 figli maschi: Carlo, Pipino e Ludovico; ma siccome Carlo e Pipino morirono prima del padre tutto venne ereditato da Ludovico, chiamato “il Pio” per la sua fede profonda.
Ludovico successivamente suddivise l’impero ai suoi tre figli maschi, assegnando però al maggiore, Lotario il titolo di imperatore (e la striscia di terra dalla Germania all’Italia) e agli altri due il titolo di re (e la parte occidentale e orientale dell’impero); dal secondo matrimonio ebbe un quarto figlio: Carlo.
Iniziò così la lotta per la successione e alla morte di Padre Ludovico, Lotario prese il titolo di imperatore e gli altri tre (Carlo, Germanico e Carlo il Calvo – Pipino era morto) stipularono un’alleanza segnata dal giuramento di Strasburgo, riuscirono ad imporre a Lotario il trattato di Verdun, cioè il potere limitato all’Italia e all’area franco-tedesca, mentre il resto era nelle mani di Carlo il Calvo e ad Ludovico il Germanico.
Il sacro romano impero finisce nel 888 con la morte dell’ultimo discendente (Carlo il grosso).

Gli ottoni e l’impero
L’impero dei franchi era attaccato da est e da nord dai danesi, dai vendi (serbi) e dagli ungari.
Il re dei franchi esercitava un potere debole e aveva ottenuto la carica con criterio elettivo.
Enrico I, re di Germania, cercò di impadronirsi della Lorena (regione tra l’impero dei franchi orientali e quello degli occidentali).
Lo successe il figlio, Ottone I che:
• consolidò il potere
• impose la sua autorità in Italia costringendo a giurargli fedeltà come vassallo
• sconfisse gli ungari ad Augusta.
Ottone aveva un obbiettivo: ricostruire l’autorità imperiale unificando Germania e Italia sotto la dinastia sassone.
Per questo serviva la legittimazione del papa: nel 961 Ottone combatté contro Berengario per ricevere dal papa Giovanni XII il titolo imperiale e in cambio gli avrebbe concesso il privilegium Othonis.
In quel periodo l’imperatore lasciava i territori al papa, ma in cambio voleva avere la possibilità di intromettersi nelle loro decisioni (doveva approvarle anche lui).
Ottone dovette affrontare la Germania e i Danesi.
Ritornò poi in Italia per far valere i suoi diritti sui bizantini ma non ci riuscì.
Con Ottone III si ebbe la restaurazione dell’impero.

La riforma cluniacense
In molte città il vescovo aveva assunto ruoli paragonabili a quelli di potente laico ed aveva l’esercizio del potere temporale, cioè tutti tentavano di uniformarsi con lo stile di vita del signore ed amalgamarsi nella società.
Era alta la corruzione ed i monaci cercavano di difendersi e recuperare la spiritualità ed il messaggio evangelico; i monasteri però erano influenzati dalle correnti esterne ed erano sottoposti al controllo del vescovo.
Il monastero di Cluny fu fondato in Borgogna dal duca Guglielmo d'Acquitania nel 910: questo monastero sarebbe stato autonomo e avrebbe potuto eleggere autonomamente il proprio abate; all’interno i monaci pregavano, lavoravano, studiavano e combattevano.
I cluniacensi hanno dato vita ad un ordine di monaci che seguivano la regola di San Benedetto ma allo stesso raffiguravano la società tripartita feudale.
La chiesa si occupava di: esercitare il potere e praticare la fede religiosa. Non tutti però erano d’accordo sulla sovrapposizione delle cariche perché una poteva contrastare l’altra.
Bernardo di Clairvaux (Chiaravalle) prese parte di un movimento monastico: i cistercensi che si ispirava alla semplicità bizantina (ora et labora) e alla spiritualità eremita. Questo ordine era approvato da papa Callisto II e si espanse in Europa a partire dal XII secolo.
Chi li contrastava erano i certosini, propensi ad una scelta di isolamento che si avvicinava al modello eremitico (importanza dell’isolamento e penitenza per recuperare la dimensione spirituale).

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