demebi di demebi
Habilis 686 punti

Le lotte tra i diversi centri di potere


Nell’800 Carlo Magno fu incoronato imperatore del Sacro Romano Impero, che comprendeva la Francia, l’Italia tranne il sud, la Germania e la Spagna settentrionale. Alla morte di Carlo Magno nessuno dei suoi eredi fu in grado di sostituirlo e nell’887 ebbe fine la dinastia Carolingia.
Dopo la fine della dinastia Carolingia, la corona imperiale è detenuta prima dalla casa di Sassonia, poi dalla casa di Franconia e infine dalla casa di Svevia. I rappresentanti della casa di Sassonia detennero la corona dal 962, con l’incoronazione di Ottone I, al 1024 anno di morte di Enrico II. Sotto la dinastia Francone ci fu uno scontro tra impero e papato, denominato lotta per le investiture. Lo scontro assunse toni drammatici quando vennero a confronto il Papa Gregorio VII e l'imperatore Enrico IV. Il Papa, infatti, con il Dictatus papae (1075), dichiarò il Papa superiore a qualsiasi altra autorità. L’imperatore Enrico IV respinse questa proclamazione, infatti, rispose alle pretese del Pontefice destituendolo, dando inizio alla cosiddetta lotta per le investiture. Il Pontefice, a sua volta, scomunicò l’imperatore, che fu abbandonato da molti feudatari tedeschi, i quali volevano approfittare della situazione per sottrarsi alla sua autorità. Allora Enrico IV si recò come penitente a Canossa, ottenendo il perdono del Pontefice. Questo non diede fine alla guerra che si concluse nel 1122 con il Concordato di Worms, stipulato da Enrico V e da Papa Callisto II. Alla morte di Enrico V si scatenò una durissima lotta per la successione al trono imperiale in cui emersero due schieramenti:

• i guelfi (da Welfen, nome del fondatore della casa dei duchi di Baviera), sostenitori della casa di Baviera;
• i ghibellini (da Waibligen, nome dell’antico castello della famiglia degli Svevi), sostenitori della casa di Svevia.
La pace giunse solo con l’avvento al potere di Federico I di Svevia, detto il Barbarossa, nell’anno 1152. La debolezza dell’Impero in Italia aveva favorito lo sviluppo di nuovi centri potere, i Comuni, che riconoscevano solo formalmente il potere imperiale. Per
riacquistare il potere sui territori italiani nel 1154 il Barbarossa scese in Italia. Per prima cosa si fece incoronare re a Pavia, successivamente convocò un’assemblea dei rappresentanti dei comuni a Roncaglia. Cercò di rafforzare il suo potere, ma si scontrò con i Comuni di maggiore importanza e non avendo a disposizione un buon esercito fu sconfitto. Riuscì, invece, a ristabilire l’autorità papale, infatti, il Papa si era scontrato con un Comune guidato da Arnaldo da Brescia, il quale sosteneva che la chiesa dovesse abbandonare del tutto il potere temporale.
Nel 1158 Federico I convocò una seconda assemblea a Roncaglia, durante la quale si riappropriò delle regalie, ossia i diritti spettanti all’imperatore, come la nomina dei magistrati. Alcune città si ribellarono a queste decisioni, in particolare Crema e Milano, che per punizione furono rase al suolo.
Molte città dell’Italia Settentrionale con l’aiuto di Papa Alessandro III diedero vita ad un’alleanza, la Lega Lombarda, che giurò di combattere l’Imperatore. I sostenitori della Lega Lombarda vennero definiti guelfi, invece, i sostenitori dell’imperatore ghibellini. Lo scontro definitivo tra le opposte fazioni si ebbe a Legnano nel 1176 e risultarono vincitori i Comuni. Dopo anni di trattativa si firmò la pace di Costanza (1183), in base alla quale l’imperatore concedeva ai Comuni il diritto di governarsi autonomamente. L’unico successo di Federico Barbarossa fu il matrimonio di suo figlio Enrico VI con Costanza d’Altavilla, erede del Regno di Sicilia. Dopo la morte improvvisa di Enrico VI, si aprì una nuova lotta per la successione fra i guelfi e i ghibellini: questi ultimi nominarono imperatore Ottone di Brunswick, inizialmente sostenuto da Papa Innocenzo III. Quando l’imperatore cercò di invadere la Sicilia, il pontefice lo depose e nominò Federico II di Svevia. Federico II riunì la Sicilia all’Impero e cercò di imporre la sua autonomia sui Comuni, che si allearono con il figlio del sovrano. Federico II sconfisse facilmente sia il figlio, sia la Lega Lombarda, ma questo non bastò a dare fine al conflitto, che terminò solo con la morte di Federico II. Successe a Federico II Carlo Angiò e la reggenza in Italia fu affidata a Manfredi d’Altavilla. Carlo Angiò, in Sicilia, appoggiò i baroni assegnandogli numerosi feudi, determinando un diffuso malcontento nei ceti popolari. Il 31 marzo del 1282 a Palermo scoppiò una rivolta nota come i Vespri siciliani, i rivoltosi furono appoggiati da Pietro d’Aragona, che rivendicava il trono. La lotta terminò con la pace di Caltabellotta, che assegnò la Sicilia agli Aragonesi e il Regno di Napoli agli Angioini.

Registrati via email