Gonny di Gonny
Ominide 184 punti

Lotta per le investiture

Antecedenti
La lotta per le investiture vede scontrarsi i due cardini del mondo medievale: Chiesa e Impero. Dopo la crisi dell'impero romano e la sua dissoluzione, l'impero era risorto nel momento in cui un papa aveva incoronato un imperatore. Infatti Carlo Magno, fondatore del Sacro Romano Impero d'Occidente, era stato incoronato da papa Leone III nel Natale dell'800. In questo modo la Chiesa dimostrava la propria superiorità rispetto a Costantinopoli, che era ormai troppo lontana per reagire, e anche rispetto all'impero: il potere viene da Dio e, essendo il papa il suo rappresentante in Terra, il potere viene attribuito dal Papa. In passato anche l'elezione del papa doveva avere un'autorizzazione imperiale, ma ormai quei tempi erano lontani.
Inoltre cresceva il numero degli ecclesiastici che possedeva un feudo e i vescovi si trovava perciò a dover essere fedeli sia al papa sia all'imperatore.

La lotta per le investiture

Presto nacque quindi un conflitto tra Chiesa e Impero, soprattutto in merito alle investiture: queste erano gli atti con cui, nel sistema feudale, i signori affidavano feudi e benefici ai loro vassalli. Chiesa e Impero presero a contendersi il diritto di conferire o annullare cariche ecclesiastiche, poichè essere vescovi in certi luoghi significava anche avere un potere politico non indifferente.
Paradossalmente, un provvedimento che innescò questo processo fu proprio il tentativo di arginare il potere del papa.
Infatti Enrico III, proponendo una riforma della Chiesa (XI secolo), scatenò la reazione della Chiesa che, approfittando di un vuoto di potere, cercò di liberarsi il più possibile dal controllo imperiale. Infatti, alla morte di Enrico III, Niccolò II emanò un decreto che annullava il Privilegium Othonis e che, quindi, escludeva ogni intrusione laica nell'elezione papale. Nello stesso tempo, vietà al clero di ricevere qualsiasi carica ecclesiastica dai laici senza il consenso del vescovo della propria diocesi. Il nuovo pontefice Gregorio VII portò avanti con tenacia questo progetto di autonomia e nel 1075 emanò il Dictatus Papae. Con questo documento si affermavano alcuni punti:

L'autorità papale era superiore a qualsiasi altra autorità perchè veniva da Dio.

I vescovi potevano essere eletti o deposti solo dal Papa.

Il papa può deporre gli imperatori

Il papa può sciogliere i sudditi dalla fedeltà verso i malvagi (scomunica)
L'imperatore, però, era il legittimo proprietario dei feudi e riteneva di essere sminuito quando la Chiesa voleva nominare un ecclesiastico a governo di un feudo. L'imperatore in carica Enrico IV convocò quindi a Worms un'assemblea dove, sostenuto da vescovi a lui devoti, fece deporre il papa. Gregorio VII rispose con la scomunica.
La scomunica era una sanzione gravissima: lo scomunicato non poteva accedere ai sacramenti ed era una specie di condanna a morte spirituale. Si veniva esclusi dalla società e i propri sudditi erano sciolti dall'obbligo di fedeltà verso lo scomunicato. Inutile dire che presto Enrico IV si trovò solo perchè l'aristocrazia tedesca si era ribellata.
L'imperatore si decide quindi a sottoporsi a un'umiliazione pur di venire perdonato; infatti sa che il Papa, in quanto rappresentante di Dio, non può negare il perdono a un uomo che si pone in condizioni di penitenza. Si reca quindi a Canossa, dove era il papa, in abito da penitente e aspetta 3 giorni e 3 notti nella neve, finchè è ammesso alla presenza del ponteficie ed è perdonato.
Enrico IV, recuperato il potere, muove guerra agli aristocratici tedeschi e li sottomette; inoltre continua lo scontro con il papato. Più tardi Enrico IV è di nuovo scomunicato e perciò convoca un concilio di vescovi per nominare un antipapa. Gregorio VII, costretto a fuggire a Castel Sant'Angelo, verrà salvato dalle truppe di Roberto il Guiscardo.
Dopo la morte di Gregorio VII la lotta per le investiture non finì, ma almeno si capì che doveva essere affrontata in modo diverso, giungendo a un compromesso.

I concordati

Accordo di Sutri: Enrico V e papa Pasquale II giungono ad un accordo. L'imperatore non avrebbe interferito nella nomina dei vescovi e quelli avrebbero restituito tutti i poteri ed i beni concessi in passato alla Chiesa. Ma i vescovi erano ormai troppo inseriti nella vita amministrativa e politica, perciò l'accordo fu rivisto pochi anni dopo. Nel 1122 il concordato di Worms sancisce che vescovi e abati sarebbero stati eletti dal clero locale, ma poi avrebbero ricevuto l'investitura temporale dall'imperatore. In Germania l'investitura temporale precedeva l'elezione, mentre in Italia era il contrario.

Registrati via email