kiara93 di kiara93
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Italia dopo Federico II

Dopo la Pace di Costanza, nel 1183, le istituzioni consolari risultarono primitive di fronte alla crescita demografica e politica dei centri cittadini; i consoli esercitavano e imponevano il proprio potere all'interno e all'esterno delle mura della città, al posto delle famiglie nobili inurbate; l'instabilità del consolato derivava dalla divisioni in fazioni della nobiltà stessa.
Grazie a questa debolezza del governo collegiale dei consoli nacque una magistratura individuale: il Podestà, che doveva mantenere l'ordine e governare sopra le fazioni. Questi erano eletti dalle assemblee e duravano un anno, ma presto furono scelti da cittadini di altre città per garantire una neutralità.
Il Capitano del Popolo era il capo della seconda forma di governo dei Comuni, eletto dal popolo, e parallelo al Podestà.

Quando Federico II entrò in guerra con i Comuni, le rivalità di questi si intrecciarono con le fazioni dei Guelfi e dei Ghibellini: Pisa e Genova erano rivali per il controllo commerciale del Mediterraneo occidentale; Firenze e Siena si contendavano la Valdensa; Pisa e Siena erano Ghibelline e Genova e Firenze Guelfe.
Nel 1250 muore Federico II e nel 1254 anche il suo erede legittimo, così prende il potere del regno di Sicilia e dei possedimenti italiani dell'impero Manfredi, figlio illegittimo, che si pone a capo dei Ghibellini, dando inizio ad una lunga storia di contrasti e accordi con il papato. Il 4 settembre 1260, a Montaperti, ci fu lo scontro tra i Guelfi e i Ghibellini, che vinsero quest'ultimi e si impadronirono di Firenze e cacciarono i Guelfi; nel 1261 il papa Urbano IV, desiderando che il regno di Sicilia fosse nelle mani di un sovrano più bendisposto verso il papato, chiamò in Italia Carlo d'Angiò, fratello del re di Francia, che tolse a Manfredi la Sicilia : nel 1266, a Benevento, Manfredi venne sconfitto e poi ucciso. I senesi tornarono banchieri del Papa e i fiorentini si ripresero il dominio commerciale nel regno di Carlo d'Angiò.
Nel conflitto siciliano si inserì anche il re d'Aragona trasformando così in una guerra tra gli Aragona e gli Angiò, ciò si concluse nel 1302 con il compromesso suggerito da Papa Bonifacio VIII: Federico, figlio di Pietro II d'Aragona, riceveva come feudo personale, e non ereditario, la Sicilia che, alla sua morte, doveva tornare agli Angioini, ma Federico creò un ramo Aragonese e tenne il potere fino al 1380 quando la Sicilia venne annessa al regno di Aragona. In tutto ciò l'economia cadde sotto il controllo dei mercanti stranieri e la Sicilia divenne terra di proprietà feudale cerealicola.
Firenze era un popolo comandato dalla ricca borghesia mercantile.
Nel 1282 i mercanti fiorentini assunsero il governo della città per mezzo di un consiglio di rappresentanti delle arti: 147 famiglie Guelfe e Ghibelline perderono il diritto di rivestire cariche pubbliche. Il nuovo comune borghese e il potere era in mano ai Priori delle arti maggiori. Diversamente successe a Venezia che, a partire dal 1172, il potere venne diviso fra il Doge e il Maggior Consiglio, ma nel 1297, con una riforma chiuse il maggior consiglio, il seggio divenne vitalizio e solo chi ne aveva già fatto parte poteva essere ammesso. Vi potè accedere solo un elite di circa 200 famiglie.
Nell'area settentrionale si impose la Signoria: derivò da una trasformazione del Podestà o dal colpo di forza di esponenti di una famiglia nobile, come Ezzenunzio che, nel 1236, divenne signore di Verona, si appoggiò a Federico II e divenne capo dei Ghibellini.

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