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L’Islam

L’Arabia prima di Maometto


L’Arabia preislamica era divisa in due parti: una era l’“Arabia Felix” dei Romani, terra fertile e ricca d’acqua; l’altra comprendeva lo sterminato deserto arabico, punteggiato di oasi e abitato dai nomadi beduini. Questi vivevano di allevamento, del commercio carovaniero e di razzie. Fieri e bellicosi, erano organizzati in comunità cementate dai vincoli familiari e della tribù. Eleggevano un capo, assistito da un consiglio. La proprietà privata aveva margini assai ridotti (animali e pascoli erano considerati beni collettivi). Importante era la figura del poeta, simbolo vivente delle antiche tradizioni.

Tradizioni religiose

Tra gli Arabi, eccetto in alcune zone in cui era più diffuso l’ebraismo o il cristianesimo, erano molto diffusi i culti politeistici: alcune divinità erano Venere, la dea del Sole, e Allah, il dio supremo. Si svolgevano spesso dei pellegrinaggi nei luoghi sacri, uno dei più importanti dei quali era la Mecca, città situata al crocevia delle più importanti rotte carovaniere arabe.

La legge e i riti

La professione di fede in Allah obbliga i seguaci dell'Islam all'osservanza di una serie di norme etiche e legali che, regolamentando ogni aspetto della vita della comunità, costituiscono un complesso e minuzioso codice giuridico concepito come modello ideale per una società teocratica. Identificando infatti la società civile con la comunità dei fedeli, la teologia islamica innalza il diritto, fiqh, "saggezza", al rango di scienza religiosa, che deve essere coltivata dai dotti con la massima dedizione per garantire nel futuro la conformità della condotta dei fedeli ai principi della legge, la shariah.
I doveri noti della religione sono i Cinque pilastri dell'Islam: alla professione di fede, nell'unico Dio, il musulmano deve infatti affiancare la preghiera quotidiana, nelle forme rituali previste, osservando poi il digiuno, durante il mese di Ramadan, oltre a recarsi in pellegrinaggio, almeno una volta nella vita alla città santa, La Mecca, e a versare una certa somma di denaro come decima, a beneficio dei poveri e della comunità. Obblighi altrettanto sentiti dai fedeli sono, oltre alla circoncisione maschile, l'astinenza dal consumo di bevande alcoliche e di carne di maiale, e il rispetto delle norme della macellazione rituale degli animali delle cui carni è lecito cibarsi.
La preghiera, certamente la pratica più suggestiva dell'Islam, riunisce per cinque volte al giorno (soltanto tre fra gli sciiti) l'intera comunità dei fedeli che, ovunque si trovino, interrompono all'ora stabilita qualsiasi attività per compiere i gesti di un preciso cerimoniale, rivolgendosi verso La Mecca su un tappeto, limite dello spazio sacro, a piedi scalzi e in stato di purità rituale dopo una serie di abluzioni
Il luogo più sacro per i seguaci dell'Islam è certamente la città natale del profeta, La Mecca, dove, al centro del cortile della Grande moschea, la "moschea sacra" per eccellenza, si erge la Kaaba, una costruzione cubica, larga circa 10 metri e alta 15, verosimilmente utilizzata in epoca preislamica come santuario pagano dagli adoratori della celebre Pietra Nera, un meteorite di 30 centimetri di diametro che, incastonato in un angolo dell'edificio, è divenuto oggetto di venerazione anche per i musulmani. Considerando infatti la Pietra Nera come dono inviato dal cielo per confortare Adamo dopo la sua cacciata dal paradiso, la tradizione islamica vuole che la Kaaba, edificata da Abramo come luogo dove chiamare a raccolta tutti i popoli invitati a rendere culto all'unico Dio, fosse caduta nelle mani dei seguaci del politeismo e dell'idolatria, prima che Maometto la restituisse alla sua funzione originaria di luogo consacrato alla pratica del monoteismo.
Il mese è il Ramadan, il periodo più sacro dell'anno durante il quale i fedeli osservano scrupolosamente l'obbligo di digiunare, astenendosi anche dalle bevande e dai rapporti sessuali, dall'alba al tramonto, per poi celebrare come momento di gioia, alla comparsa della luna nuova, la festa più importante dell'anno, il primo giorno del mese successivo a quello del digiuno.

L’Islamismo

L’Islamismo è la terza religione che scaturisce dal ceppo di Abramo, dopo l’ebraismo e il cristianesimo. Di origine cristiana è, ad esempio, la figura della Vergine e il concepimento di Gesù (considerato come l’ultimo profeta prima di Maometto) da parte dello Spirito Santo. Prima della rottura con la comunità ebraica, la preghiera doveva essere rivolta verso Gerusalemme e dovevano essere rispettati tutti i divieti alimentari ebraici.
Maometto, l’ultimo profeta, è il depositario della fede più pura, colui che aveva rinnovato la religione abramitica che era stata corrotta prima dall’ebraismo e poi dal cristianesimo. I fedeli dovevano compiere un atto di sottomissione (islam) ad Allah, il Dio di Abramo, dei profeti e di Gesù. I loro doveri fondamentali (scritti nel Corano, il libro che raccoglie i concetti religiosi fondamentali tramite il dialogo tra Maometto e l’arcangelo Gabriele, redatto sotto il califfato di Othman), noti comi “pilastri” erano la fede monoteista, il digiuno nel mese del Ramadan, la preghiera cinque volte al giorno, l’elemosina ed il pellegrinaggio alla Mecca. Fuori da questi, ma che rivestì un ruolo ancora più importante nella storia fu la jihad, la guerra santa: c’era l’obbligo di combattere contro coloro che non rispettavano l’Islam e i suoi diritti.

Maometto uomo politico

Accantonando le teorie religiose di ogni genere, proviamo ad analizzare l’operato di Maometto. Accattivandosi le masse popolari in nome di un mondo più giusto (l’elemosina obbligatoria è l’equivalente del nostrano “ama il prossimo tuo come te stesso), e incitandole a combattere in nome di una guerra santa contro chi si opponeva a questo sogno, Maometto riuscì a creare dal caos delle tribù beduine, continuamente lacerate da contrasti interni e da lotte fratricide, una schiera di fedeli motivati e ciecamente obbedienti, un potentissimo esercito. E guidando questo dalla città di Yathrib contro La Mecca, spazzò via i capi della città che avevano perseguitato la comunità musulmana delle origini. Distrusse la quasi totalità dei santuari della Mecca, dando un duro colpo ai culti politeistici. Sola a salvarsi, la Kaaba, la Pietra Nera, poiché, secondo la leggenda, era stata consegnata ad Abramo dall’arcangelo Gabriele. La Mecca divenne il centro dell’Islam. Il fervore religioso non si concluse alla morte del profeta: con Abu Bakr, sedate le rivolte delle tribù solo superficialmente islamizzate, si incanalò la fierezza tipica dei beduini verso la jihad, la guerra santa: i musulmani, animati dal nuovo spirito etnico e dall’identità religiosa, cominciano la loro espansione. Nel 732, a Poitiers, gli si impedì di colonizzare l’Occidente. Grazie a (o per colpa di) quella battaglia, noi Europei siamo rimasti Europei, e non siamo stati islamizzati.

L’integralismo di oggi

Ogni buon precetto può degenerare. Come la Chiesa ha giustificato la quasi totalità delle sue azioni interpretando a modo suo le parole della Bibbia, così oggi in molti stati del mondo c’è il problema dell’integralismo: il Corano (in cui non vi sono indicazioni non solo in campo religioso, ma anche sociale, economico e politico) è assunto integralmente come testo di legge, come costituzione. E così, ogni tanto si sentono al telegiornale notizie sull’ennesimo attentato degli integralisti. Non hanno tollerato qualcuno dalla fede diversa dalla loro, hanno applicato alla lettera la regola della jihad: “Uccidete dunque coloro che vi combattono dovunque li troviate e scacciateli di dove hanno scacciato voi, ché lo scandalo è peggio dell’uccidere”. E in fondo, chi può dire se hanno torto o ragione? Stiamo parlando di religione, e in questo campo il vero o falso non esiste. Esiste solo l’essere o meno convinto di.
Io, personalmente, da borioso ignorante dell’Islam, mi posso solamente appellare ad una sura del Corano che ho trovato su un libro: “Combattete sulla via di Dio coloro che vi combattono ma non oltrepassate i limiti, ché Dio non ama gli eccessi”. E a mio avviso, imporre la propria fede è un eccesso. Chiunque sia a farlo.

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