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A differenza della Chiesa, che uscì rafforzata dallo scontro tra Comuni e Federico Barbarossa, l'impero ne fu danneggiato, infatti, dopo la morte di Enrico VI, vi fu una lotta per la successione tra Filippo di Svevia e Ottone. La Chiesa approfittò del vuoto imperiale per imporre la teocrazia (già avviata da Gregorio) anche grazie all'elezione del nuovo pontefice: Innocenzo III. Egli si presentò sia come capo politico che religioso, assumendo autorità su qualsiasi altra carica terrena. La Chiesa fu protagonista nella successione imperiale, il pontefice appoggiava Ottone, che aveva promesso l'obbedienza alla Chiesa, così quando Filippo di Svevia morì, Innocenzo proclamò imperatore Ottone. Egli però voltò le e spalle alla Chiesa, cercando di ottenere sia i regni di eredità ecclesiastica sia il regno di Sicilia, perciò venne scomunicato e il pontefice proclamò re di Germania Federico II in cambio della promessa di sottostare alla Chiesa e non unificare Germania e Sicilia. Tuttavia, ciò causò una guerra alla quale presero parte il re di Francia Filippo Augusto che si schierò con Federico II e il re d'Inghilterra Giovanni, che appoggiava Ottone.

I motivi erano ovviamente interessi personali: Filippo Augusto sperava di riconquistare territori che appartenevano all'Inghilterra e Giovanni, che appoggiava Ottone sperava di rafforzare il proprio prestigio. La guerra si concluse con la vittoria della Francia, così venne incoronato Federico II e sia i francesi che il papato aumentarono il proprio prestigio.

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