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Imper e comuni - Gli scontri

Se i comuni potevano consolidarsi nell’Italia settentrionale, ciò dipese anche dalla debolezza dell’Impero, in preda alla lotta per le investiture contro il papato e ai contrasti che dividevano i grandi feudatari tedeschi ai quali spettava l’elezione dell’imperatore. L’Impero era conteso fra i duchi di Svevia, detti Ghibellini e i duchi di Baviera detti Guelfi. I primi sostenevano l’imperatore e i secondi il Papa. Nel 1152 diventa re di Germania Federico I° della casata Ghibellina, detto il Barbarossa. L’Impero con lui trovò nuovamente alla sua guida una personalità fortissima. Egli si trovò subito a dover ristabilire la propria autorità sull’Italia dove, nella parte settentrionale, si erano sviluppati i comuni. Qui molti diritti del sovrano erano passati nelle mani del comune (ad esempio, imporre tasse, coniare monete, promulgare leggi) ed era perciò inevitabile un conflitto tra impero e comuni. Il Barbarossa non tardò a scendere in Italia, dove si presentò come sovrano legittimo venuto a restaurare pace e giustizia. Inizialmente sostenitore del Papa, Federico I°, venne a patti con i normanni dell’Italia meridionale, poiché essi erano nemici troppo impegnativi per lui, mentre decise di reprimere l’autonomia dei comuni dell’Italia settentrionale.

Dopo aver sottomesso con le armi alcuni comuni, e in particolare Milano, Federico convocò una Dieta (ossia una riunione) di principi, di vescovi, di Germania e d’Italia e di ambasciatori dei quattordici comuni, nella quale rivendicò per sé e per l’impero il pieno esercizio dei diritti che gli spettavano in quanto sovrano. Ai comuni fu negata qualsiasi forma di riconoscimento legale.
Le pretese di Federico trovarono opposizione da parte di Papa Alessandro III che non poteva accettare la restaurazione di un potere imperiale tanto invadente.
Fu quindi inevitabile che papato e comuni stringessero un’alleanza.
Tra Papa e imperatore iniziò una lotta senza esclusioni di colpi. Alla fine l’imperatore uscì vincente, ma la vittoria fu di breve durata: pochi anni dopo, alcune città diedero vita alla Lega Lombarda, cioè un’alleanza tra le città lombarde. Nell’abbazia di Pontida, presso Bergamo, esse giurarono di essere fedeli la une alle altre e di difendersi dagli attacchi dell’imperatore (1167). La Lega Lombarda era sostenuta dal Papa, nemico dell’imperatore. Il Barbarossa mosse contro di lui e prese Roma: il Papa fu costretto a scappare ed anche l’imperatore fu così costretto a tornare in Germania perché i suoi soldati morivano colpiti da una grave epidemia. Tornati nuovamente in Italia lo scontro definitivo avvenne nella Battaglia di Legnano in cui l’esercito della Lega, stretto intorno al corroccio (il carro sul quale si trovava il gonfalone dell’esercito), sbagliò l’esercito imperiale.
L’imperatore avviò una trattativa con il Papa e stipulò con i comuni una tregua che si concluse con il trattato di pace firmato a Costanza nel 1183. Con la pace di Costanza, i comuni si impegnavano a giurare fedeltà all’imperatore il quale da parte sua concedeva loro di continuare a esercitare la regalia, cioè alcuni diritti spettanti al sovrano. In realtà l’imperatore concedeva quanto richiesto dai comuni non perché era generoso, ma perché era stato sconfitto.

L’imperatore estende il suo dominio nell’Italia meridionale
Conclusa la lotta con i comuni il Barbarossa riuscì a far entrare l’Italia meridionale tra i domini della corona, concordando il matrimonio tra suo figlio Enrico e Costanza D’Altavilla, erede del re normanno di Sicilia. Fu un'esperienza efficace per non ricorrere alle armi.
Il matrimonio, infatti, era uno dei modi più frequenti per stipulare alleanze, acquisire matrimoni o addirittura stati.
Successivamente il Barbarossa partì per la Terra Santa alla guida di un esercito di crociati.

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