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La guerra dei cent'anni

La formazione delle grandi monarchie europee
Alla fine del XIV secolo l’Europa occidentale era caratterizzata dalla presenza di alcune grandi monarchie, che avrebbero costituito un modello per la formazione dei moderni Stati nazionali: in particolare Francia e Inghilterra, che erano avviati a costituirsi in regni fortemente accentrati, decisi a rivendicare la propria autonomia nazionale.
Il regno di Francia sotto Filippo il Bello
In Francia vi era Filippo IV il Bello, il primo monarca che diede vita a una “Chiesa francese”, strettamente dipendente dal sovrano per quanto riguardava le questioni politiche ed economiche. Egli, per incrementare le finanze del suo regno, aveva imposto al clero il pagamento di pesanti tasse. Da qui era nato lo scontro con il papato (a cui veniva violato un privilegio) e in particolare con Bonifacio VIII. Filippo riunì per la prima volta (1302) gli Stati generali, un’assemblea di rappresentanti della nobiltà, del clero e della borghesia cittadina, chiamata a proclamare pubblicamente il principio dell’indipendenza del potere politico da quello spirituale e quindi l’inammissibilità di ogni intervento della chiesa nell’amministrazione dello Stato. Lo scontro con il papato si concluse con lo spostamento della sede pontificia sul suolo francese e quindi con la piena vittoria di Filippo.

La guerra dei Cent’anni e le sue cause politiche
Filippo diede inizio ad un processo di accentramento nazionale che venne portato avanti dai suoi successori (XIV-XV secolo) e trovò impulso nella guerra dei Cent’anni (1337-1453). Il motivo dello scontro fu di natura politico-dinastica. In Francia, con la morte di Carlo IV (1328) si era estinto il ramo diretto della dinastia capetingia. Ne conseguì una contesa per la successione fra il re inglese Edoardo III, nipote di Filippo il Bello, che si pretendeva erede dei Capetingi, e Filippo VI, della dinastia dei Valois, ramo collaterale dei Capetingi, che si impadronì del trono francese con l’appoggio della nobiltà locale. In realtà, però a complicare la situazione vi erano altri motivi.
Le cause economiche della guerra
Nel XIV secolo, l’Inghilterra era legata a un’economia basata sull’agricoltura e la pastorizia. Una delle sue principali fonti di ricchezza era rappresentata da una produzione di lane grezze, che poi venivano esportate in Italia e soprattutto nelle Fiandre, dove erano lavorate e trasformate nel “panno fiammingo”. Ecco perché, quando Filippo VI di Valois, tentò di impadronirsi delle Fiandre (territori francesi ma appartenenti di fatto agli Inglesi), Edoardo III di Inghilterra reagì vietando ai produttori inglesi l’esportazione delle loro lane e così mettendo in crisi le industrie fiamminghe. Da qui, il risentimento contro il re di Francia da parte della popolazione locale, danneggiata dall’iniziativa del sovrano inglese.
La prima fase del conflitto (1337-1380)
Nel 1337 Edoardo III attraversò la manica con il suo esercito scatenando la guerra. Il conflitto venne combattuto sia per mare, sia per terra, dove l’esercito di Edoardo III, meglio equipaggiato e più agile per la presenza degli arcieri e dell’artiglieria, ebbe la meglio nella battaglia di Crécy (1346) sulle truppe francesi.
Le difficoltà della Francia
Ad aggravare ulteriormente le difficoltà dei Francesi contribuirono sia alcune agitazioni interne scoppiate a Parigi e nelle campagne, sia una serie di rapine e saccheggi da parte di mercenari rimasti disoccupati, oltre all’epidemia di peste e a una ricorrente carestia. Tutti questi fattori tolsero alla Francia ogni possibilità di resistenza.
Il tentativo di Etienne Marcel di creare un comune libero a Parigi
Tra le rivolte scoppiate in Francia, la più significativa fu quella scoppiata a Parigi (1358) sotto la guida del commerciante Etienne Marcel che in qualità di sindaco aveva il compito di amministrare la città. Egli spinse la borghesia cittadina a rivendicarsi contro la monarchia e a un tentativo inutile di attuare un libero comune.
A Brétigny una dura pace per i francesi
In queste condizioni si giunse alla pace di Brétigny, in seguito alla quale i francesi dovettero pagare una grossa somma di denaro e a cedere importanti territori (province dell’Aquitania).
Carlo V e la riscossa francese
Malgrado la grave crisi in cui si trovava la Francia, il nuovo re Carlo V il Saggio, riuscì a riprendere in mano la situazione: riorganizzò l’esercito e allestì una flotta. Ebbe inizio per la Francia un nuovo periodo di lotta che permise a Carlo V di riconquistare gran parte del territorio perduto, lasciando nelle mani degli Inglesi soltanto un pezzo della Bretagna.
Un lungo intervallo di pace e la guerra civile
Dal 1380 al 1415 si ebbe un lungo periodo di pace, dovuto al raggiungimento di un equilibrio da parte dei contendenti e da gravissimi avvenimenti politici interni ai due Paesi.
La seconda fase del conflitto (1415-1453)
Mentre in Francia vi erano aspre lotte che distruggevano il Paese retto da Carlo VI, il nuovo re inglese Enrico V decise di riprendere la guerra e di conseguire risultati positivi grazie all’appoggio assicuratogli dai Borgognoni, una fazione politica che rivendicava il diritto al trono di Francia da parte di Giovanni Senza Paura, duca di Borgogna, contro Luigi d’Orléans, sostenuto dagli Armagnacchi, fautori della causa nazionale. Ebbe inizio così la seconda e ultima fase della guerra dei Cent’’anni.
Nuovi successi inglesi
Nel 1415 il re inglese Enrico V sbarcò in Normandia e nella battaglia di Azincourt riuscì, con l’appoggio di Borgognoni, a infliggere una pesante sconfitta all’esercito francese, ottenendo con trattato di Troyes una consistente parte del territorio e il riconoscimento del diritto di erede al trono di Francia.
Giovanna d’Arco e la riscossa francese
Nella situazione critica in cui si trovava la Francia, dilaniata da lotte interne, comparve Giovanna d’Arco, una contadina diciottenne, che dicendosi, inviata da Dio, seppe con la sua fede profonda e con il suo ardore patriottico risvegliare nei francesi la volontà di combattere. Con un piccolo contingente capeggiato da lei, riuscì a liberare Orléans assediata da settimane e a capovolgere la situazione a favore della Francia, al punto da conquistare buona parte dei territori perduti e fare consacrare re Carlo VII. Catturata però l’anno successivo (1430) dai Borgognoni e da questi ceduta agli Inglesi in cambio di un riscatto, la giovane venne processata come strega ed eretica e condannata al rogo nel 1431: gli Inglesi speravano di creare scompiglio tra le forze avversarie, le quali, fiduciose nell’aiuto divino, avevano seguito Giovanna nella lotta contro gli invasori.
La vittoria finale francese
I Francesi invece continuarono a lottare con successo, riuscendo a raggiungere un accordo nel 1435 (trattato di Arras) con Filippo di Borgogna, cui Carlo VII riconobbe l’indipendenza del ducato in cambio della rottura dell’alleanza con gli inglesi. I Francesi riconquistarono i territori perduti nel corso della guerra, ma anche i possedimenti che appartenevano da secoli alla dinastia inglese. Così nel 1453 la guerra poteva considerarsi di fatto terminata. Da allora, l’Inghilterra non cercò più di procurarsi terre in Europa e cominciò a gettare le basi di una decisa politica di espansione sul mare.
L’Inghilterra e la guerra delle Due rose
La guerra avviò l’evoluzione verso uno Stato territoriale in senso moderno. Dopo due anni dalla conclusione della guerra con la Francia, l’Inghilterra dovette affrontare una lotta dinastica fra la Casa regnante dei Lancaster e quella dei pretendenti duchi di York, la cosiddetta guerra delle Due rose (1455-1485). Alla fine riuscì ad avere il sopravvento la Casa dei Lancaster attraverso il principe Enrico VII Tudor, il quale nel 1485 arrivò a impadronirsi del trono, ponendo fine al conflitto grazie anche alla decisione di unirsi in matrimonio con Elisabetta di York: proprio questo matrimonio, con la fusione delle due famiglie avverse, doveva dare origine alla nuova dinastia dei Tudor.
La dinastia Tudor favorisce l’assolutismo regio…
La guerra dei Cent’anni e quella delle Due rose avevano contribuito ad accrescere in Inghilterra i poteri del Parlamento. In seguito, però, fu favorito l’assolutismo regio. Il sovrano, divenuto il più grande latifondista del Paese si trovò ben presto in condizioni di dover fare ricorso troppo spesso al Parlamento: ecco perché Enrico VII Tudor convocò il Parlamento soltanto poche volte durante il suo regno, dando così inizio a un governo di tipo quasi assoluto.
…e lo sviluppo del capitalismo borghese
L’ulteriore indebolimento della nobiltà e la formazione di uno Stato saldamente unito nelle mani del sovrano contribuirono ad assicurare alla corono l’appoggio della borghesia. Ne derivò un periodo di pace interna, durante il quale l’Inghilterra valorizzò le proprie risorse economiche, dando impulso all’industria e al commercio: tutto ciò favorì lo sviluppo del capitalismo borghese, ma provocò anche una crisi delle attività agricole.
I vari Stati della penisola iberica
Dopo la vittoria contro gli arabi la penisola iberica restò divisa in vari Stati, tra i quali emersero il Portogallo e il regno di Castiglia e quelli della piccola Navarra e dell’Aragona. Presto il regno di Aragona si estese inglobando nei propri confini la Catalogna. Le monarchie, indebolite dalla presenza di una nobiltà bellicosa e indipendente, iniziarono una lotta per la centralizzazione del potere.
Il regno di Granada
Nel sud rimaneva il regno arabo di Granada che era prosperoso dal punto di vista economico e culturale.
La fusione dei regni di Aragona e Castiglia
A preparare l’unificazione della Spagna contribuì il matrimonio tra Ferdinando d’Aragona e Isabella di Castiglia, che con l’appoggio delle Cortes (Parlamento in cui erano riuniti i rappresentanti della nobiltà, del clero e delle città), provvidero a organizzare una vigorosa lotta contro gli Arabi.
La cacciata degli Arabi di Granada
La fusione dei due regni di Aragona e Castiglia agevolò la lotta contro i musulmani di Granada, i quali furono definitivamente cacciati dalla penisola.

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