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La guerra dei cent’anni:prima fase: durante il 300 e il 400 c’è un ascesa delle potenze dell’impero e del papato e un ascesa delle monarchie inglesi e francesi grazie soprattutto alla guerra dei cent’anni (1337-1453). Questa scoppiò per varie cause: il re inglese (Edoardo III) era feudatario del re francese (Filippo VI) e deteneva diversi feudi oltre la manica, ma era riluttante a prestargli l’omaggio feudale; il monarca francese a sua volta interferiva nelle vicende che contrapponevano l’Inghilterra alla Scozia, favorendo quest’ultima; la Fiandra, regione legata economicamente all’Inghilterra dipendeva politicamente dalla Francia. La guerra scoppiò quando Edoardo III si proclamò re di Francia e oltrepassò la Manica militarmente nel 1339. I primi 20 anni furono un successo per l’Inghilterra che occupò Crécy, Calais, Poitiers dove catturò il sovrano francese Giovanni II. Furono anni duri per la Francia la quale, oltre a perdere numerose città, subì le conseguenze delle jacquerie. Nel 1360 fu firmata la pace di Bretigny che assegnò all’Inghilterra vasti territori della Francia sud occidentale e stabilì un enorme riscatto per la liberazione di Giovanni II. Il re inglese dichiarò di essere disinteressato alle Fiandre e al trono francese e ottenne dal re francese il disinteressamento al regno di Scozia. Il segreto dei successi inglesi era dato dal massiccio uso di arcieri. Questi si ottenevano da un addestramento accuratissimo effettuato in ogni villaggio. Gli arcieri, contadini assoldati da commissioni, riuscivano ad annientare la cavalleria francese, formata da nobili feudatari. Carlo V che successe a Giovanni II, riorganizzò il sistema fiscale e affidò la guerra a Bertrand du Guesclin il quale si limitò a una strategia di logoramento. In quei momenti l’Inghilterra, colpita anche dalle rivolte contadine, sembrò non poter più continuare la guerra, ma si riprese a breve.

Guerra dei cent’anni: seconda fase: il nuovo re Carlo VI abbandonò la strategia di du Guesclin. Due fazioni nobiliari si contendevano il potere, data l’incapacità del re: i borgognoni e gli armagnacchi. Il simbolo della ripresa francese fu Giovanna d’Arco, una fanciulla che si diceva chiamata dal Signore per rivelare ai francesi la via della riscossa. Con la fiducia del re Giovanna conquistò Orleans e Reims. Giovanna, caduta nelle mani inglesi, fu arsa viva con l’accusa di eretica. Carlo VII, successo a Carlo VI, riorganizzò l’esercito e, grazie a compagnie di arcieri e miglioramenti all’artiglieria, riuscì a far ritirare gli inglesi, che riuscirono a conservare solo Calais.

L’avventura del ducato di Borgogna: al termine della guerra la monarchia francese dovette affrontare il ducato di Borgogna che aveva acquisito notevole potere. La minaccia borgognona si fece sentire soprattutto con Carlo il Temerario che cercò di dare vita a una terza potenza tra Francia e Impero. Morì in battaglia.

La guerra delle due rose: in Inghilterra ci fu una contesa tra le casate di Lancaster e York che nel 1455 si trasformò in guerra civile che finì con la vittoria dei Lancaster che posero sul trono Enrico VII fondatore della dinastia Tudor che si pose come obbiettivo quello di ripristinare l’autorità regia contro le fazioni aristocratiche. Ci riuscì grazie all’appoggio della piccolo nobiltà.

La fusione dei regni iberici: il processo di rafforzamento delle grandi monarchie interessò anche la penisola iberica che era così formata da due soli regni: il regno di Aragona si unì con quello di Castiglia (grazie al matrimonio tra Isabella di Castiglia e Ferdinando) e il regno di Portogallo.

La chiesa dopo il papato Avignonese: alla morte di Gregorio XI, fu eletto Urbano VI, dai cardinali sotto sollecitazione del popolo romano che voleva un papa italiano. Dopo poco i cardinali francesi elessero un altro papa, Clemente VII, con sede ad Avignone. Gli stati europei, trovandosi con due papi, si schierarono a favore di uno dei due provocando il Grande scisma. Germania, Inghilterra, fiandre, Polonia e Stati italiani si schierarono per Urbano VI mentre Francia, Regno di Napoli e Scozia per Clemente VII. Fu così convocato un concilio, ostacolato dal fatto che i due papi non volevano accettare l’idea che il concilio avesse maggiore autorità di loro, per poter decidere un’unica figura papale. Nel 1409 così i cardinali delle due parti si riunirono a Pisa, eleggendo un terzo papa, Giovanni XXII. La soluzione definitiva si ebbe con il concilio di costanza nel 1414 quando si fecero abdicare i tre papi e si elesse Martino V che ebbe sede a Roma. Con questo concilio si segnò il successo del conciliarismo (superiorità del concilio sul papato) ma ben presto questo fu battuto dall’opposizione papale. Il ritorno della chiesa all’immagine di sempre ripresero le correnti ereticali come quella di Wycliffe (lollardi) e quella di Jan Hus (arso vivo). Entrambe vennero sterminati, insieme ai taboriti.

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