Il movimento dei Flagellanti

Ognuno reagiva come sapeva e credeva meglio durante l’avvento della peste nel 1347. Ci fu chi fuggì in campagna, chi mangiò e bevve quanto poteva, chi si sposò più volte nel giro di pochi giorni. A Roma sono segnalate baldorie tra ubriachi, in Inghilterra giochi e tornei, a Parigi feste e banchetti. Ci furono, all’opposto, anche molte processioni e alcuni pellegrinaggi, esposizione di reliquie, canti, digiuni. Soprattutto nacquero folti gruppi di flagellanti, uomini incappucciati che entravano nelle città e attiravano le folle con strane cerimonie: si punivano dei peccati spogliandosi e frustandosi in pubblico più volte al giorno con violenza, e recitando salmi e laudi. Le donne potevano solo assistere, strapparsi i capelli, gettarsi a terra, urlare.
I flagellanti, con questo contorno di isteria, attraversarono cantando l’Europa da Oriente a Occidente e in molti casi incitarono le popolazioni al linciaggio dei non cristiani, ritenuti responsabili della malattia. Arrivarono in Ungheria, furono numerosissimi in Germania, poi in Fiandra, in Francia. In Italia e in Inghilterra ebbero poco seguito, a Berna ci fu chi ne fece parodie per far ridere la gente, i viennesi, scandalizzati, dissero che andavano contro la legge e il buonsenso. Nell’ottobre del 1349 papa Clemente VI condannò ufficialmente il movimento, che svanì di colpo.

Registrati via email