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Il papa come l’imperatore: un unico modello, due modi di concepire il potere

All’interno della Chiesa e delle comunità monastiche si istituirono rapporti molto simili a quelli tra vassalli, valvassori e valvassini. Il potere del papa tese a configurarsi come equivalente a quello dell’imperatore, tanto più che le gerarchie religiose esercitavano, talvolta su investitura imperiale, come nel caso dei vescovi-conti, forme di potere feudale su terre, città e proprietà religiose.
La Chiesa era l’unica grande organizzazione transnazionale che operava in continuità con il mondo antico ed era anche in grado di formare una nuova classe dirigente preparata.

Nel Sacro Romano Impero i responsabili della cancelleria e quindi degli atti legislativi e degli archivi di Stato erano dei chierici. I monaci, oltre a operare un’intensa opera di evangelizzazione in tutta Europa, trasmisero e diffusero la cultura antica, assicurando il mantenimento del latino come lingua colta sopranazionale.

I monasteri divennero centri di conservazione e diffusione del sapere e contemporaneamente si configurarono come delle enclaves che si autosostentavano economicamente e controllavano il territorio circostante, riproducendo al proprio interno i rapporti sociali e gerarchici che regolavano la vita delle altre comunità politiche.

Di particolare rilievo era il ruolo svolto dai monaci irlandesi che, dopo aver convertito i loro conterranei, si trasferirono in varie zone d’Europa dando vita a monasteri importanti, come nel caso di quello di Bobbio (sull’Appennino emiliano), fondato da san Colombano con il permesso dei re longobardi.

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