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Il Feudalesimo

Il feudalesimo è un fenomeno sociale, economico e politico che deriva dall'organizzazione delle villae romane. Queste erano delle fattorie divise in quartieri: uno per i padroni di casa (i feudatari) che occasionalmente si ritiravano in campagna, l'altro per la servitù. Tuttavia dal II secolo in poi l'assenza di guerre causò la mancanza di manodopera nei campi, così i signori decisero di provvedere al sostentamento delle popolazioni autoctone in cambio di forza lavoro. Nacquero così i servi della gleba, ovvero dei contadini che per generazioni erano soggetti alla schiavitù dell'appezzamento di terreno in cui lavoravano.
Essi dovevano oltretutto cedere al padrone dei pagamenti in natura, lavoro o denaro. Col passare del tempo, questi agglomerati agricoli crebbero fino ad annettere territori più vasti e strutture di raccolta sempre più capienti e attorno ad essi vennero costruite delle cinte murarie per proteggersi dagli attacchi barbari. In questo modo si vennero a creare delle piccole società autogestite caratterizzate da un'economia chiusa, contraria quindi a qualsiasi attività commerciale con l'esterno. Tutto ciò che gli abitanti dei feudi necessitavano veniva autoprodotto ed autoconsumato, anche perché il commercio sarebbe risultato davvero pericoloso a causa delle orde di predoni e barbari in cui si poteva incappare. Ciononostante esistono ancora mercati locali settimanali e fiere annuali in occasione di feste religiose. Una forma di scambio molto usata è il baratto.

Il feudalesimo vero e proprio si riscontrò nella politica di Carlo Magno: egli, infatti, per primo si servì dei propri feudi per ottenere alleati in guerra, i cavalieri.
Questi erano dei nobili che, avendo ricevuto un appezzamento di terreno dal sovrano, tramite un patto di fedeltà si legavano a questi e gli promettevano truppe in caso di battaglia. Questo sistema poteva essere ripetuto dai cavalieri ai loro sottoposti, creando così una struttura sociale gerarchica, a piramide.
La cultura feudale era prevalentemente religiosa, anche se si continuava a studiare il diritto. La lingua ufficiale scritta era il latino. Nelle corti signorili e nelle curie ecclesiastiche si insegnavano le sette arti liberali: quelle del trivio e quelle del quadrivio, mentre il popolo era analfabeta e si dedicava esclusivamente al lavoro.

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