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Donna - Il ruolo della donna nelle città medievali: la svolta

Il ruolo della donna nella società urbana medievale

E io lo dico a Skuola.net
La donna nella società urbana medievale
Dobbiamo dire comunque che le prime città fondate nel Medioevo rappresentano un’importante svolta nella storia dell’epoca.
Sulla società urbana si hanno informazioni abbastanza dettagliate, soprattutto sull’economia e sulla collocazione sociale della donna al suo interno. Tuttavia vi sono differenze molto profonde fra le diverse città a causa delle dimensioni, delle collocazioni geografiche e delle economie interne.
La donna nella società urbana, oltre alle mansioni di economia domestica, poteva essere attiva nell’economia svolgendoli suo ruolo all’interno del settore mercantile assieme al marito, in quanto non poteva avere un’attività economica di commercio in proprio. La parte che ritengo interessante approfondire è appunto questa, analizzando specialmente ciò che è avvenuto per quanto riguarda la città di Lubecca, in Germania.
In questa città, giuridicamente la donna doveva presentare al suo matrimonio una dote, che diventava possesso della famiglia nascente, mentre ciò che ella possedeva prima della sua vita coniugale e il suo patrimonio personale avevano particolari protezioni da parte della legge. Vi è infatti la presenza di questa figura già nei manoscritti latini del diritto di Lubecca, segno dell’importanza della sua figura, tanto da suscitare una specifica trattazione giuridica.
Innanzi tutto, per legge, i giuramenti e le garanzie che le donne prestavano avevano valore assoluto e, sul piano dell’indebitamento e del fallimento, esse erano di pari diritti e doveri dei mercanti uomini; anche la donna non poteva effettuare testamento senza il consenso degli eredi e dei tutori.
Per quanto riguarda le sue capacità giuridiche in rapporto al patrimonio del marito, il diritto di Lubecca ha molteplici leggi. Una donna, rimasta vedova, aveva la possibilità di abitare nella casa di famiglia vita natural durante e secondo una sentenza del 1482, il patrimonio della moglie (denari, rendite, terreni posseduti prima del matrimonio, ad esclusione della vera e propria dote) precedeva tutti i debiti contratti dal marito defunto. La librazione della quota della moglie poteva però avvenire anche in caso di fallimento del marito nella sua attività commerciale, di un eccessiva contrazione di debiti da parte di questi o di una conduzione di vita palesemente troppo dispendiosa. Nei casi in cui era minacciato il patrimonio, non rispondeva quindi dei debiti del marito, e il lascito delle proprietà della moglie era proprio considerato uno dei debiti con pagamento privilegiato. La donna aveva però una quota massima che poteva alienare autonomamente, e ciò per evitare lo sviluppo di un’attività autonoma da parte sua, mentre poteva comprare prodotti in lino e canapa con il patrimonio del marito.
Dal 1586, secondo il diritto di Lubecca, la donna mercante, assieme al marito, formavano un’unica comunità che rispondeva con i reciproci patrimoni alle attività commerciali.
Riassumendo l’attività femminile nell’ambito mercantile, possiamo quindi sostenere che le donne abbiano avuto successo elevato, tenendo conto che era molto più difficile per loro accumulare un patrimonio considerevole attraverso questa occupazione, che in alcuni casi era svolta su largo raggio d’azione (alcune commercianti avevano depositi sino in Svezia), ma in altri era solo una vendita al dettaglio, lavoro secondario alla cura della casa.
Analizzando un’altra città renana, Colonia, si può invece incontrare un’altra attività spesso svolta da donne, l’attività artigianale della produzione di tessuti. Uno sviluppo così ampio in questa città è stato dato dalla profonda concezione della parità di possibilità di successo economico e dalla idea di sottomissione allo stesso regime penale per tutti i cittadini, indipendentemente dal sesso o dallo stato sociale. Infatti, in questa società le donne riuscirono a conseguire notevoli successi proprio per la loro capacità giuridica ampia.
Le donne, per avviare un’attività produttiva, dovevano fare richiesta di ammissione fra i cittadini e, da quel momento l’attività era sottoposta a precise regolamentazioni, dettate dalle corporazioni. Innanzi tutto il lavoro non poteva iniziare prima dell’alba e finire dopo il tramonto, e ciò per sfruttare appieno la luce del giorno. Per avviare un’attività in proprio era anche necessario un apprendistato di quattro anni, concluso da un esame, nel quale la maestra controllava il lavoro effettuato dall’allieva. In caso di risultato soddisfacente, l’apprendista poteva avviare in casa propria un laboratorio artigianale, pagando una tassa d’entrata alla corporazione.
Le apprendiste erano generalmente della stessa classe sociale delle maestre, ed erano composte per il dieci per cento circa da figlie di membri della corporazione, dalla maggioranza di figlie di commercianti e da una minoranza di ragazze provenienti da fuori città.
Donne appartenenti alla corporazione potevano avviare allo stesso lavoro solamente una figlia, facendole seguire il periodo di apprendistato, con la possibilità di aiutarla finanziariamente, ma non dandole materiale primo alla lavorazione. La tassa d’entrata alla corporazione era presente, ma ridotta alla metà.
Nella città di Colonia le donne erano, per tutte queste agevolazioni, impegnate per la maggior parte nel settore della tessitura, che tra l’altro dominavano insieme ad altri settori, in quanto possedevano maggiore manualità rispetto agli uomini. Le donne erano invece assenti tra sellai, falegnami, calzolai, orefici, copritori di tetti, mugnai, scultori, pescatori e fabbri.
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