Il dominio bizantino

Per quindici anni, dal 553 al 568, l’Italia rimase unita sotto il dominio dell’imperatore d’Oriente, che la resse per mezzo di un governatore (esarca) re- siderite a Ravenna. E fu allora che Ravenna, capitale d’Italia già dal 402, raggiunse il suo massimo splendore e s’abbellì dei monumenti che ora la rendono famosa: la chiesa di S. Apollinare Nuovo, iniziata da Teodorico, quella di S. Apollinare in Classe, fuori di città, quella di S. Vitale, con accanto il piccolo mausoleo di Galla Placidia, i battisteri e così via. Ma l’Italia, prostrata dalla guerra precedente, non si risollevò. Il governo bizantino la trattò come una provincia da sfruttare, specialmente dopo la morte dell’imperatore Giustiniano, avvenuta nel 565, e la mania delle autorità di Bisanzio di ficcare il naso nelle questioni religiose rese difficili i rapporti fra l’imperatore e il papa. Il popolo, poi, per quanto i Bizantini si dessero da fare per rieducarlo all’esercizio della vita militare, rimase in condizioni di miseria e d’avvilimento. Sicché, alla fine, lo stesso Narsete, il trionfatore della guerra divenuto poi esarca, si urtò con la corte di Bisanzio; e si dice che proprio lui, esasperato, invitasse il popolo dei Longobardi ad invadere l’Italia. Certo è che quando, nel 568, fra un’annata di pestilenza e un’annata di carestia, s’abbatté sulla penisola la calamità di questa nuova invasione, il popolo non ebbe animo di difendersi e le milizie bizantine si ritrassero verso il sud e verso le coste.

Registrati via email