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La crisi del 300

Le cause generali della crisi del 300, che si protrasse in realtà fino all metà del secolo successivo furono tre: il peggioramento del clima, la frequenza delle guerre, la peste. Questi tre fattori, combinandosi, favorirono un duraturo regresso demografico e una crisi delle attività economiche. Il crollo demografico determinò una forte diminuzione del prezzo dei cereali e un aumento dei salari rurali. I redditi signorili diminuirono a causa dell'aumento dei costi e del calo dei profitti: i signori reagirono aumentando lo sfruttamento dei contadini, passando alla conduzione indiretta delle tre, accaparrandosi funzioni o beni ecclesiastici. In qualche caso, tuttavia, i grandi proletari reagirono trasformando la produzione. Parallelamente alla crisi delle rendite signorili si verificarono alcune importanti trasformazioni nella nobiltà. La pressione esercitata dai signori sui contadini, l devastazioni prodotte dalle guerre, l'inasprimento fiscale furono tra i motivi delle rivolte contadine del 300. Le principali avvennero in Francia e in Inghilterra. Anche nelle città si verificarono agitazioni sociali, legate alle conseguenze negative che la crisi del 300 con la contrazione dei commerci ebbe sulla manifattura urbana scoppiò a Firenze inserendosi nello scontro per il controllo del comune che opponeva Arti minori alle maggiori. La crisi del 300 provocò mutamenti profondi anche nella percezione e regolazione del tempo: al tempo scandito sui cicli agricoli e sulle funzioni religiose si costituì un tempo più preciso e laico. I padroni cercarono di definire più rigidamente la giornata di lavoro e la campana, da strumento i fede, divenne strumento delle manifatture. Inoltre, alla fine del XIII secolo, cominciarono a diffondersi gli orologi.

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