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La crisi del 1300

I mali dell’epoca: la crisi del ‘300 (che durò fino al 450 circa) fu caratterizzata da una tendenza regressiva. Le cause furono le guerre, le pestilenze e gli accidenti del clima (che non si raffreddò come si pensava ma aumentarono le piogge in modo consistente). Inoltre aumentarono i saccheggi da parte degli eserciti che divennero quasi ininterrotti in alcune regioni Europee. Le guerre portarono, oltre all’aumento dei saccheggi, anche alla trasmissione delle malattie come la peste. Le pestilenze di peste del ‘300 non diedero possibilità alla popolazione di ristabilirsi poiché si susseguivano a breve distanza.


I prezzi e i salari: il crollo demografico portò una diminuzione dei prezzi dei cereali. Il numero dei consumatori di cereali diminuì molto di più del numero di produttori e questo determinò l’andamento negativo dei prezzi. Il fenomeno colpì tutta l’Europa con l’eccezione dell’Italia settentrionale e dei Paesi Bassi i quali ebbero uno slancio di investimenti che non subì battute d’arresto. Il crollo demografico rese la manodopera più rara e quindi più costosa. Così i lavoratori riuscirono a strappare anche condizioni più favorevoli.


I problemi dell’economia signorile: l’aumento dei costi (dei cereali e i conseguenti della manodopera e dei degli attrezzi), il ristagno dei commerci, le guerre, e la diminuzione dei profitti portarono alla caduta dei redditi signorili e al conseguente crollo del valore della terra. La nobiltà cercò così d’intensificare lo sfruttamento dei contadini introducendo nuove imposte. Nei paesi dell’est questo portò al consolidamento dei domini signorili, altrove però questo portò ad alcune rivolte contadine. I signori cercarono di fronteggiare la crisi passando dalla conduzione diretta alla conduzione indiretta. Le grandi imprese agricole vennero divise in lotti e date in affitto a contadini che li che li coltivavano in proprio. Si formò anche la mezzadra: i proprietari possessori di capitali anticipavano ai contadini i mezzi di sussistenza ottenendo in cambio quote della produzione agricola i nobili portarono anche un attacco alle ricchezze della Chiesa cercando di accaparrarsi le funzioni ecclesiastiche più lucrative. I nobili riconvertirono la propria produzione in una produzione più razionale, producendo generi facilmente collocabili sul mercato, quali i prodotti dell’allevamento. In Inghilterra si diffusero le enclosures con cui i proprietari terrieri recintavano i campi aperti adibendoli all’allevamento e allontanando da essi i contadini.


Trasformazioni nella nobiltà: la nobiltà medioevale era un gruppo eterogeneo e stratificato. La maggior parte di essa era costituita da nobili “poveri”. La nobiltà era anche un gruppo fluido che si rinnovava continuamente. La preoccupazione costante per un nobile era quella di mantenere il proprio patrimonio indiviso, senza spartirla tra molti eredi. Accadeva così che molti membri di una famiglia nobile venissero destinati a una vita ecclesiastica. A questo deflusso di nobili si opponeva l’ascesa di individui emergenti grazie al successo sul campo degli affari quali i borghesi e i contadini.


Rivolte contadine: la pressione esercitata dai nobili sui contadini per arginare la diminuzione dei profitti e l’inasprimento delle tasse furono alla base di gravissimi conflitti sociali. Nel 1358 migliaia di contadini di una regione della Francia settentrionale si ribellarono per protesta contro le devastazioni provocate dalla guerra di Francia e Inghilterra. La rivolta fu furiosa ma breve: essa venne soppressa nel sangue dai nobili. Ci furono rivolte anche in Inghilterra nel 1381in seguito all’imposizione di un ulteriore tassa personale: il re Riccardo II concesse l’abolizione della servitù e altri grandi alleggerimenti.


Rivolte dei Ciompi: la più grande rivolta urbana si verificò a Firenze dove era particolarmente grave la situazione degli operai dell’Arte della lana, chiamati Ciompi, i quali erano sfruttati dai maestri di bottega. I ciompi avevano già tentato di darsi un organizzazione ma il governo lo aveva vietato. In seguito grazie all’appoggio delle arti minori i ciompi ottennero la creazione di tre nuove arti del popolo minuto. La grande borghesia proclamò la serrata delle botteghe provocando il malcontento popolare. In seguito le arti minori, ruppero la solidarietà con i Ciompi facendo scogliere l’Arte dei Ciompi. Nel 1382 fu così ristabilito l’ordine oligarchico a Firenze.

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