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I lavori del concilio di Trento

Per rispondere alle aspettative di Carlo V venne istituita la congregazione del Sant’Uffizio, cioè una serie di tribunali ufficiali che si occupavano della caccia agli eretici e alle streghe, pratica che era fino ad allora delegata alle singole diocesi e ai singoli stati. Il Sant’Uffizio si occupava dell’Inquisizione ed era formato da sette cardinali capeggiati da un dominicano. Esso era sotto il comando del papa ed era l’organo che coordinava l’Inquisizione in tutto il mondo. Fu un organo talmente importante che nel Cinquecento gran parte dei papi che si succedettero provenivano proprio del Sant’Uffizio. Uno dei papi più intransigenti nell’Inquisizione fu Paolo IV Carafa. Un’altra iniziativa antiprotestante che precedette il concilio di Trento fu l’istituzione dell’indice dei libri proibiti. Esso consisteva in una lista in cui venivano scritti i titoli di tutti quei libri di cui era vietata per i cattolici la lettura e la pubblicazione. Venne creata poi la congregazione dell’indice, addetta ad aprire uffici di censura in tutta Europa per vigilare in modo che i libri proibiti non avessero diffusione. Nell’indice dei libri proibiti confluirono tantissimi libri. Nel cristianesimo avvenne perciò l’esatto opposto di ciò che accadeva nel mondo protestante, in cui l’alfabetizzazione e il saper leggere diventavano fondamentali per ogni individuo per poter leggere autonomamente le Sacre Scritture. Molte opere vennero dunque pubblicate in quegli anni solamente nei paesi protestanti, nei quali non vigeva la censura; per esempio l’ultimo libro di Galileo Galilei, considerato da tutti il suo grande capolavoro, Discorsi e dimostrazioni matematiche intorno a due nuove scienze attenenti alla meccanica e i movimenti locali, venne pubblicato in Olanda.

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