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I Comuni

Come nascono

I comuni dell’Italia centro settentrionale vissero un ruolo importante nella decadenza dei due poteri universali. Infatti, la crescita dell’economia, delle attività e della ricchezza generano anche il bisogno di autogoverno delle città a partire dal XI secolo, quando la ripresa economica e demografica spazza via in Europa e in particolare nell’ Italia centro Settentrionale l’economia feudale. Il potere imperiale, inoltre, a partire da Enrico IV, comincia ad essere latitante nella nord dello stivale, infatti le varie città, centro della ripresa economica, diventano dei veri e propri stati a sé, che si governano con ordinamenti repubblicani, fondati su consigli dei cittadini e cariche pubbliche elettive, poiché si appropriano delle cosiddette regalie, cioè del diritto di batter moneta, riscuotere tasse, amministrare la giustizia, ecc. Queste libertà sempre più crescenti, unite ad un capovolgimento della piramide sociale, che vede al suo vertice non più i nobili feudali ma i grandi imprenditori, in un gerarchia stabilita dalla ricchezza, portano alla nascita dei comuni dell’Italia centro settentrionale, la cui esperienza resta unica nella storia, nonostante simili forme di governo si fossero formate anche in altri paesi europei.
Il comune era così chiamato perché la gestione della cosa pubblica era in comune, cioè riguardava tutti cittadini (naturalmente solo le classi economicamente e socialmente più influenti, quelle subalterne erano escluse dallo stato di diritto). Per la prima volta si formano strutture di potere in cui per la prima volta il potere non è di origine teocratica ma viene legittimato dal basso. I comuni nascono inizialmente come istituzioni oligarchiche, che poi allargano la base di consenso col passare del tempo fino ad involgersi trasformandosi in signorie con la recessione economica del XIV secolo.
Possiamo distinguere tre tipi di comuni, che indicano tre diverse fasi storiche di questo fenomeno:

* Comuni consolari: erano quei comuni in cui il consiglio comunale eleggeva dei magistrati, consoli, che svolgevano una funzione analoga ai loro omonimi dell’antica Roma, amministrando la città per un tempo limitato e sotto lo stretto controllo e del consiglio e del proprio/i compagno/i nel consolato. C’era un consiglio maggiore, che si occupava delle questioni meno rilevanti, e uno minore, formato da meno persone, che si occupava delle questioni più importanti. Questa prima fase del comune (XI- XII secolo era predominata dai nobili feudali trasferitisi dalle campagne).

* Comuni podestarili: erano quei comuni al cui vertice si trovava il podestà, un super-partes che veniva scelto al di fuori della città stessa e che aveva il compito di amministrarla più al di sopra delle parti che potesse. Restava in carica un anno e nel suo compito veniva coadiuvato dal consiglio comunale, che lo sceglieva. Questo tipi di comune è espressione di una istituzione la cui base di potere è molto ampia, e non si limita solo ad una cerchia ristretta come per i comuni consolari. Caso a parte a Firenze, dove, con gli “Ordinamenti di Giustizia” di Giano della Bella, le Arti Maggiori si appropriarono dell’esclusività della carica del priorato: i priori erano sei magistrati in carica due mesi che affiancavano il potestà. Quindi il popolo grasso restrinse nuovamente la base su cui poggiava il potere, preludio della nascita dei comuni signorili
* Comuni signorili: questi erano comuni in cui ormai non c’era più una “democratica” forma di governo come in precedenza, infatti al suo comando si trovava una persona che aveva preso il potere e non lo aveva più lasciato, amministrandolo senza dover rendere conto a nessuno. La signoria si trasformerà in principato, cioè i comuni diverranno dei piccoli stati nazionali con a capo il signore, il quale trasmetteva ereditariamente il suo potere. Quindi abbiamo dinastie familiari che prendono il comando dei comuni che prima avevano un ordinamento democratico, ad esempio i de’ Medici a Firenze, gli Sforza a Milano. Questo tipo di comune si comincia ad instaurare nel XIV secolo, anche a seguito della crisi economica che investì tutta l’Europa.

I comuni contro l’imperatore

Nel 1154 Federico I di Hohenstaufen, detto il Barbarossa, imperatore del Sacro Romano Impero di nazione germanica, scese in Italia per riprendere il comando effettivo e non solo formale dell’Italia centro Settentrionale, dove i comuni avevano preso il sopravvento grazie alle regalie. A Roncaglia, vicino Piacenza, in una dieta revocò tali regalie, ma nessuno voleva accettarlo e d’altra parte l’imperatore non poteva convincere nessuno con la forza data l’esiguità delle sue forze, si limitò solo ad azioni dimostrative a Roma, Lombardia e Piemonte.
Nel 1158 riscese in Italia e convocò una nuova dieta sempre a Roncaglia, dichiarò la cessazione delle regalie e nominò un governatore imperiale per ogni comune, a cui si proibiva ogni forma di organizzazione politica.
Lo scontro divenne più aspro e papa Alessandro III si schierò a favore dei comuni, e Barbarossa nominò un antipapa; i comuni non accettarono le sue imposizioni e nel 1159 Federico distrusse Cremona, e nel 1162 distrusse le mura di Milano. Nel 1167 si formò la Lega Lombarda, formata dai comuni e dal papa, le cui truppe sconfissero nel 1176 a Legnano le truppe imperiali. Nel 1183 con la pace di Costanza, l’imperatore lasciò le regali ai comuni in cambio del riconoscimento formale del potere imperiale.
Questa sconfitta segnò anche la definitiva impotenza dell’impero nei confronti dei comuni, e quindi il suo anacronismo e la sua inadeguatezza, che lo porteranno alla decadenza.
Come per il caso di Firenze per la Chiesa, i comuni ebbero un ruolo molto importante nel sancire la decadenza dei poteri universali, impotenti di fronte alle nuove realtà storiche (poi i comuni saranno facilmente preda degli invasori, ovvero i moderni stati territoriali, Austria, Francia e Spagna, la cui colonizzazione della penisola ritardò la formazione di uno stato italiano fino al 1871).

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