Le origini della cavalleria medievale

Il termine “cavaliere”, che indica genericamente il soldato a cavallo, fa la sua comparsa piuttosto tardi: il Medioevo preferisce il termine latino miles, che indica il combattente per eccellenza, contrapposto al pedes, il semplice fante appiedato.
Dopo lo scontro con gli arabi a Poitiers, Carlo Martello aveva provveduto a una generale riorganizzazione dell’esercito franco, trasformandolo in un’efficiente macchina militare dotata del più potente e agile reparto di cavalleria dell’epoca. Era impensabile però affidare ai contadini l’onere di acquistare un cavallo, mantenerlo ed equipaggiarlo per la guerra: l’onore delle nuove armi spettava alla classe nobiliare. Fu così che l’aristocrazia si creò un nuovo importantissimo ruolo: quello di seguire il sovrano e prestargli aiuto nelle campagne militari. Queste si svolgevano con cadenza annuale, per rimpinguare le casse del tesoro reale, mantenere unito il gruppo dei cavalieri e conservare la fedeltà della grande nobiltà con la distribuzione di bottini e terre.

Dal punto di vista tecnico, l’efficacia della cavalleria dipendeva dall’uso delle staffe: grazie ad esse il cavaliere, ben saldo in sella e con lancia in resta, poteva combattere corpo a corpo senza essere disarcionato.
Diventare cavaliere, d’altronde, richiedeva un lungo e faticoso addestramento, tanto da esigere la creazione di un corpo specializzato di professionisti delle armi.
Così, già nel IX secolo i grandi signori feudali iniziarono a circondarsi di una corte di fedelissimi, perfettamente armati e addestrati: i “cavalieri”, cui spesso offrono come segno di favore e gratitudine terre su cui esercitare il loro dominio.
Spesso si trattava di figli cadetti, che non potevano ereditare i domini paterni, destinati ai primogeniti (per evitare la frammentazione del patrimonio), e sceglievano tra il mestiere delle armi e la carriera ecclesiastica.
Col tempo la vita militare offrì poi una concreta possibilità di ascesa sociale ai piccoli proprietari di terre che avessero denaro sufficiente per armarsi e intraprendere l’addestramento cavalleresco, nella speranza di mettersi in mostra con il valore e ottenere un piccolo feudo. Ma anche i personaggi di estrazione sociale più bassa potevano accedere al rango di cavaliere, mettendosi però al servizio di un signore in cambio di una vita più agiata.

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