Carnek di Carnek
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Dopo la morte di Bonifacio VIII, e il breve pontificato di Benedetto XI, venne eletto Clemente V. La lotta tra il Regno di Francia e il papato dunque si era conclusa con l’elezione di un papa Francese. Il nuovo Papa decise di trasferire la sede papale a Avignone. Iniziò così un periodo di lunga assenza del papato a Roma, una fase che durò 70 anni, dal 1305 al 1377, definita cattività avignonese. In questo periodo di succedettero 7 papi tutti francesi, subalterni alla politica del re.
Clemente V dimostrò subito questa sua subordinazione: fece ratificare tutte le accuse mosse contro Bonifacio VIII dal re di Francia, garantì ai francesi le preponderanza nel collegio cardinalizio e soppresse i templari i quali erano divenuti così potenti da riuscire a impensierire la monarchia.
Nell’epoca avignonese il papato riformò il sistema amministrativo della Chiesa, rafforzandolo di nuovo personale. Nella curia si vendevano cariche ecclesiastiche e si distribuivano indulgenze a pagamento: Avignone insomma era diventata la capitale del vizio.

Il lusso e i fasti della corte papale, le spese per il mantenimento dell’edificio, le nuove costruzioni, i pagamenti degli artisti e degli artigiani strangolavano le finanze della Chiesa. Un rimedio per recuperare denaro era inasprire i tributi e le decime alla cristianità. Il mondo cattolico percepì questo come un sopruso, e il papato veniva visto sempre più lontano dalla sua missione religiosa: fu questo il punto più basso della sua storia.

Roma nei disordini e la figura di Cola di Rienzo

La città di Roma subì gravi conseguenze per il trasferimento della sede papale ad Avignone: essa si impoverì e divenne poco più di un grande paese, senza nessun contorno politico. Non vi erano più gli uffici papali e nemmeno i pellegrinaggi che portarono ricchezza alla città negli anni passati.
Roma era abbandonata al dominio della famiglie nobiliari e alle insorgenze pubbliche. È in questa situazione che si colloca la vicenda di Cola di Rienzo, un notaio che nel 1347 si mise a capo di una rivolta contro i baroni. Il suo programma prevedeva principalmente la riorganizzazione delle milizie militari, il controllo dei prezzi, la difesa dei più deboli e la lotta appunto contro i baroni. Il suo operato sostenuto dal popolo riuscì a far calmare i prezzi e a riportar l’ordine in quel di Roma.
Il tribuno della pace, della libertà, della giustizia e liberatore della sacra repubblica romana, come si definiva lui, aveva l’ambizione di riportare in vita la libertà romana, estendendosi per tutta la penisola. Questa politica suscitò il contrasto del papato, che in un primo momento lo aveva appoggiato. Le sue numerose ambizioni personali, tuttavia, fecero alienare anche nei suoi seguaci simpatie nei suoi confronti e allora fu costretto, dopo soli 7 mesi di governo, a fuggire da Roma vestito da frate. Cola rientrò nel 1354 a Roma ma fu riconosciuto e massacrato dalla gente. Dopo di lui toccò a Egidio di Albornoz, un delegato papale, cercare di rimettere ordine a Roma. Con un lavoro di 13 anni, caratterizzato sia dall’uso della forza, che della diplomazia, riuscì a riorganizzare le terre pontificie e ad attenuare le lotte tra famiglie. Furono molto importanti le così dette costituzioni egidiane, che istituivano i principi fondamentali dell’amministrazione papale e definivano i rapporti con i poteri locali. Esse furono la base dello Stato della Chiesa.

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