Carlo Magno e progresso economo


Il più grande merito di Carlo Magno fu quello di aver ripristinato nei territori imperiali un'accettabile livello di sicurezza: dopo secoli di invasioni e scorrerie, con conseguenti distruzioni di città e razzie nelle campagne, il suo regno garantì l'ordine e la stabilità. Di conseguenza l'economia e i commerci ripresero energia grazie anche al ripristino delle antiche vie di comunicazione. Anche la produzione agricola, che fino a quel momento si era esaurita in un autoconsumo di pura sopravvivenza, ebbe in qualche modo un notevole incremento nelle grandi proprietà e nei possedimenti delle abbazie o del re, dove tra l'altro lavorava la maggioranza dei contadini.
Le eccedenze erano affidate ai negotiatores al servizio dei grandi proprietari, che si recavano nelle città dove, specie in occasione di feste e ricorrenze religiose, erano organizzate fiere e mercati.

L'economia di mercato pure stando marginale, ha consentito una rinnovata circolazione di denaro. In particolare la spinta verso un'economia mercantile e la diffusione della moneta giunse da due importanti provvedimenti di Carlo Magno: la "riforma monetaria" e "l'unificazione dei pesi e delle misure" nei territori imperiali.

La circolazione della lira, la nuova moneta d'argento, divisibile in 20 soldi e 12 denari, fatta coniare dal sovrano fu il segno distintivo di mercato interno all'impero, incentrato nell'Europa settentrionale, basato in particolare sui traffici locali. La circolazione monetaria fu accompagnata anche da provvedimenti contro l'usura, il prestito di denaro a interesse, il quale era una pratica ritenuto moralmente riprovevole.

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